Tibidabo

In pellegrinaggio

presto andrò

qui

al Tibidabo

perché

mi sono ricordata

che sono centinaia di anni

che qualcuno non mi dice

‘ti darò’.

Chi mi dirà?

Cosa?

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ESAME DI COSCIENZA DI UNA POTENZIALE LETTERATA ITALIANA, O GLI INTELLETTUANTI.

Noi,
che combattiamo il pregiudizio e l’ignoranza nel ricordo di Sacco e Vanzetti,
Noi,
che ci riposiamo nei salotti di De Nittis e marciamo col Quarto Stato,
Noi,
che pensavamo di telegrafare e navigare il mondo,
Noi,
che camminiamo con la sagacia della Fallaci su un labbro e la dolcezza di Pavese sull’altro,
Noi,
che ci domandiamo come possiamo cantare e possiamo solo dire ciò che non siamo ciò che non
vogliamo,
Noi,
che sappiamo solo di non sapere,
Noi,
che ancora possiamo esser presi da eroici furori,
Noi,
che ci domandiamo con Pasolini e in Pasolini le contraddizioni tra vita, arte e etica,
Noi,
che usciamo a riveder le stelle con Margherita Hack e Dante,
Noi,
che usciamo a riveder anche dentro di noi con Petrarca e R.L. Montalcini,
Noi,
sulle Ali Dorate e su quelle di Madama Butterfly,
Noi,
sulle torsioni del Bernini e sull’inesprimibile espresso da Michelangelo,
Noi,
piccoli misteri buffi,
Noi,
tra le macchine volanti,
e su tanto altro ancora, senza dimenticare le altre culture
per esempio
sempre con una frase di Shakespeare in testa e una di Cervantes nel cuore,
Noi,
che cantiamo il Cantico delle Creature come
”atei nobilmente pensosi, alla ricerca di un Dio che noi non abbiamo saputo dare”(Paolo VI)
Noi,
esseri intelletuanti
coloro cioè tesi nello sforzo di
attuare ovvero utilizzare
l’intelletto
Noi, siamo dunque, gli ultimi partigiani