Il silenzio (di Thomas Hood) – The piano.

C’è un silenzio dove non c’è mai stato suono
dove suono non può esserci.
Nella fredda tomba, nel profondo mare
nel deserto immenso dove non c’è vita
che è stato muto e sempre giacerà in un sonno profondo.
Non una voce è ammutolita, e nessuna vita cammina in silenzio
ma nubi e ombre nuvolose vagano libere
e mai sulla terra oziosa hanno parlato
se non tra rovine verdi di muschio e mura abbandonate
di palazzi antichi dove l’uomo è stato.
Tra i richiami di volpe bruna e di iena selvatica
e i gufi che convulsamente
volano bubolando all’eco, nel pianto sommesso del vento.
qui c’è il vero Silenzio, consapevole di sé e solo.

There is a silence where hath been no sound,
There is a silence where no sound may be,
In the cold grave – under the deep deep sea,
Or in the wide desert where no life is found,
Which hath been mute, and still must sleep profound;
No voice is hushed – no life treads silently,
But clouds and cloudy shadows wander free,
That never spoke, over the idle ground:
But in green ruins, in the desolate walls
Of antique palaces, where Man hath been,
Thoughl the dun fox, or wild hyaena calls,
And owls, that flit continually between,
Shriek to the echo, and the low winds moan,
There the true Silence is, self-conscious and alone.

(Thomas Hood)

(Poesia citata in ‘Lezioni di Piano‘, di Jane Campion, musiche di Michael Neyman)

‘è una strana ninna nanna, ma è così, ed è mia’.

Screen Shot 2017-06-30 at 8.28.48 PM

 

Fine di una storia (seconda parte)

Voglio qui isolare due video per la loro bellezza.
Come spiegato da Natasha Khan, alias Bat for Lashes, il concetto che sta dietro al bellissimo e inquietante ”Daniel” è l’ambivalenza, l’altalena dei diversi stati d’animo che ci assalgono quando una storia entra in crisi profonda. Da un lato la crisi è senza ritorno, dall’altro ci sono moti dell’animo inspiegabili che ci portano indietro.
Le figure nere – i ballerini perturbanti, tra i palloncini in testa dentro calze nere e un richiamo angosciante a Mikey Mouse, geniale – sono i pensieri neri (‘si stagliano uccelli neri che volano via come i foschi pensieri’, dice il poeta) che ‘coccolano’, prendono a pugni e coninvolgono la donna in dissidio in una sorta di danza macabra, finchè non li scaraventa fuori dalla sua macchina, cioè da dentro di sé, e finalmente riabbraccia il suo Daniel – spudorato omaggio a Karate Kid fin dal nome della canzone. Anche la cantante, nata nel ’79, attinge dalla sua mitografia personale.
Si racconta di un viaggio verso casa fatto in due, che sembra però essere giunto al termine. Si racconta della drammatica crisi d’identità che porta con sé la crisi di una storia, con la tristezza di un’intimità che si sfalda (come ben rappresentato da questa sorta di ambiente domestico andato in fiamme).
Nel video sembra esserci una soluzione positiva, ma la pesantezza e la violenza dei pensieri neri insinuatesi non ci lascia proprio convinti.

Making of: http://www.youtube.com/watch?v=ffO9eTHbO7k

Bonobo, first fires (feat. Grey Reverend). Il canto di un uomo sorpreso di ardere ancora come ai primi fuochi. Sui bellissimi volti dei due attori non c’è dubbio, sono irrimediabilmente divisi da due situazioni interiori opposte. Lui ama, lei no. E su questo si compone tutta la studiata, elegantissima estetica del video, giocata sui toni caldi/freddi, fuoco/neve, fuoco/acqua modulati su lui/lei. Lui ripercorre con la memoria i posti in cui si sono amati e si ritrova ancora amante, lei scegli un’asettica discoteca dove – pur sgomenta e sofferente – non trova più amore. E piange, soffre. Arrabbiata e seccata ma in preda a un dispiacere indicibile fino a sembrare – con le labbra viola e fiocchi di neve tra i capelli – annegata. Splendido.
”Run from the fences you don’t have to pretend, in the the first fires”

Ci sarebbe un’ultima canzone di un cantante italiano che ha a che fare con Roma e con la codicologia romanza; che ha scritto, in un’altra canzone, ”non ti amo più” 29 volte ma forse intendeva l’esatto contrario.

‘I used to be lunatic from the gracious days’. Dabirabirappappà, a-ha.

Una prossima volta. Possiamo forse consolarci pensando che, per quante volte si lascia e si è lasciati, anche se…le nostre riserve sono secche e forse stiamo guardando nella direzione sbagliata, basta girare la testa intorno per vedere che l’amore è tutt’intorno, e crederci.

Perchè San Remo è….

Perchè SanRemo è…

Sanremo, nel tempo, ha lasciato qualcosa di buono. Memorie uditive, per esempio. Alcune canzoni, alcune non di qualità, fanno parte dei miei ricordi, del primo periodo in cui cercavo di costruirmi una mia personale cultura musicale italiana: I ricordi del cuore di tale Antonella Arancio, Maledette malelingue di Graziani, Amici non ne ho della Bertè, In amore di Morandi – Cola. Poi ci sono canzoni importanti: Minchia Signor Tenente di Faletti, L’uomo col megafono di D. Silvestri.

Ci sono stati ospiti che con le loro canzoni alla ribalta in quel periodo, sono stati la colonna sonora di momenti miei. Annie Lennox, o The Cranberries.

Ha dato pietre miliari della canzone italiana, e ha ospitato grandi, granissimi artisti. Nel blu dipinto di blu di Modugno e’ la canzone italiana più conosciuta al mondo. “Tu nell’universo” di Mia Martini.

Ci sono stati piccoli miti adolescenziali – Destinazione paradiso di Gianluca Grignani – e canzonette grintose da canticchiare sulla faccia di qualcuno. La tua ragazza sempre, Irene Grandi.

https://www.youtube.com/watch?v=eAlICbmR0aU

Ci sono stati i comici – cantanti e i comici che hanno detto qualcosa di bello. Enzo Iannacci e Paolo Rossi con i Soliti accordi, Elio e le storie tese con La terra dei cachi, e Benigni tra Madonne e Dante.

https://www.youtube.com/watch?v=zXGXlByqmOk

Presentatori che hanno fatto la storia della televisione italiana, e giovani talenti scomparsi anzitempo. Alex Baroni, Cambiare (questa e’ proprio commovente, piango ;D).

Ok, cose davvero da smells like teen spirit. Alessandro Baldi e Alotta, Non amarmi. E…..BRUTTAAAAAAA di Alessandro Canino.

https://www.youtube.com/watch?v=zaJDfFQCsls

Poi ci sono le primedonne, e che primedonne. Mina con Le mille bolle blu, Carmen Consoli con Amore di Plastica (e In bianco e nero) e Patty Pravo con la bellissima ” e dimmi che non vuoi morire”, scritta con Vasco Rossi molto tempo prima che Patty iniziasse a deturparsi.

https://www.youtube.com/watch?v=tTTNhYVKoHc

Poi ci sono le pugliesi. Ma questa e’ una parentesi di orgoglio personale Mietta, Fare l’amore…ma soprattutto…Anna Oxa…vediamo quale canzone scegliere, tra trucco presante anni ’80, duetti strazianti e look audacissimi che le stanno benissimo….Ho scelto.

https://www.youtube.com/watch?v=K1AlFaDfM88

C’e’ la canzone giovane di qualita’, che negli anni ha confermato se stessa. Sara Abrami, Lontano da tutto (scritta da Fabi, ma ci arriveremo), Marina Rei con suo Inverno da baciare, ed Elisa, con Luce. Bellissima. Anzi, bellissime, tutte. Donne e canzoni. Con l’intramontabile Raffa che omaggia un’altra donna (quando mai).

https://www.youtube.com/watch?v=7GlgKxbU2as

Boom di spose che ci hanno ripensato grazie al grandioso Max Gazze’ con ‘Il timido ubriaco’. A volte l’arte dice quello che noi celiamo a noi stessi.

https://www.youtube.com/watch?v=8Ch–M3scSA

Samuele Bersani. Non aggiungo altro per la sua ‘Replay’.

https://www.youtube.com/watch?v=Mtwc9sPrYUo

In quel periodo stavo studiando il Circolo degli Scipioni. Suggestionata, nella mia mente si creò il Circolo di Roma: Silvestri, Gazze’, Fabi e i fratelli Sinigallia: Daniele chitarrista di fabi e Riccardo con i Tiromancino, Strade. (Ricca’, che bei ricordi). Tutti abbiam percorso e ripercorso strade che riconosciamo per l’odore. Magari di notte. Con questa canzone. Bella. Bella l’ochestra e i piatti.

https://www.youtube.com/watch?v=xLlb3q4QPtg

Facciamo un break coi Romani, grandi gli Avion Travel con Sentimento. (Diceva Ulisse, chi m’ho fa fa’…la strana idea che c’ho di libertà). Nel video, Pavarotti presenta.

https://www.youtube.com/watch?v=KMCKaMgiydk

Yael Naim con New Soul.

https://www.youtube.com/watch?v=iIVBI_w94oY

Ed eccolo. Con gli occhietti azzurri carognamente in risalto, il suo cavallo di troia per introdursi sulla scena musicale, una canzone semplice e allegra, Capelli, che lo ha presentato. Perchè poi ha rivelato la sua vera natura, che e’ molto altro.

https://www.youtube.com/watch?v=chOIKg0JLHI

Ed eccoci. Sempre Peppe Vesicchio. Vianello simpaticissimo per quanto rallentato dal peso degli anni. La Hervigova che disperatamente declina verso di lui per avere un suggerimento su come leggere alcuni cognomi….Niccolò Fabi, 1998, Lasciarsi un giorno a Roma. Nervosissimo, stecca, stona etc e non vede l’ora di andare via. Ok, apriva la prima serata e poi gli è capitato di chiuderne un’altra, non e’ il massimo. Il Sinigallia chitarrista che smania sulla chitarra manco fosse un pezzo di Jimy Hendrix…Lasciarsi un giorno a Roma, scritto a quattro mani da persone che si sono amate. A 16 anni facevo fatica a capire, oggi ho capito, ma solo un po’ meglio.

Scelgo la performance peggiore perchè è quella a cui sono più legata.

Perchè San Remo è qualcosa.

Una proposta per una didattica dinamica – Musica e letteratura

Se io fossi una professoressa,

inviterei gli studenti a giocare col loro sapere, a istigare la loro creatività.

L’insegnamento della letteratura, regina delle materie umanistiche, potrebbe sfruttarne la natura più libera perché non rigidamente ossequiosa di un metodo che sia uno e uno solo. Insomma, il valore della letteratura sta nel fatto che è sperimentalmente creativa a priori, soprattutto perché l’esperienza della lettura è un fatto prima di tutto intimo ed individuale che si accorda sulle personali capacità di immaginazione.

Tuttavia, può essere interessante anche sul versante per così dire scientifico, dove con questo termine intendo quella serie di artifici retorici che costituiscono l’impalcatura di un testo poetico e sono passivi di un’analisi positiva. A volte un testo espone volutamente la propria artificiosità, altre la occulta sapientemente, con una sorta di patto tra scrittore e lettore, che si lascia guidare e accarezzare dal trucco.

Lo stupore nato dalla meraviglia di una lettura immediata  può essere accresciuto dalla scoperta dei segreti meccanismi che lo animano.

Però, immaginatevi di dover educare a tutto questi dei ragazzini.

La letteratura è molto più vicina a loro di quello che pensano. Non ha senso insegnare loro nozioni che immaginano esistere solo sui libri; quanto più è coinvolgente, quanto più efficace ai fini della memoria dischiudere loro un mondo che accoglie aldilà dei libri queste nozioni, avvicinarle a realtà che a loro sembrano molto più familiari.

L’interesse, come è noto, è un ottimo veicolo per l’apprendimento. Tanto più se a questo si aggiunge uno stimolo alla partecipazione.

Sarebbe bello far applicare alla realtà che loro conoscono meglio alcuni esperimenti di letterarietà. Per esempio, proporre di smascherare nella loro musica preferita gli artifici. Non c’è canzone che non ne abbia. Anche la più banale, costruita su uno schema di rime elementare, è uno strumento per spiegare loro, appunto, i principali schemi di rime.

Si potrebbe poi azzardare un passo più là, ovvero una sorta di crossing di materie, per esempio, letteratura + arte.

L’ho sperimentato su di me. Nelle parole della canzone “Acqua” di Niccolò Fabi non solo ho trovato un perfetto esempio di climax ascendente (anche se ascendente o discendente è da decidersi in base al punto di vista, per me è ascendente), ma sono riuscita anche a renderlo su carta secondo la forma mentale in cui l’ho concepito ascoltando.

“Vino bevo vino e lo mando giù – vino bevo vino e lo mando giù/  così dimentico / ti dimentico/ mi dimentico”. Quello che ho visualizzato a livello mentale è il disegno che segue, che peraltro è stato realizzato secondo le mie ben modeste competenze in fatto di disegno.

Si, l’educazione all’ascolto è importante, così l’individuazione dell’arte letteraria non rimane mero esercizio, ma può diventare lievito per la creatività di questi ragazzi spesso iperstimolati ma spesso non sollecitati sul versante creatività.

acqua - fabi

“Vino bevo vino e lo mando giù – vino bevo vino e lo mando giù/  così dimentico / ti dimentico/ mi dimentico”