Barcelona: no tinc por. Le parole di Ada Colau per la manifestazione di oggi 26.8.2017

La sindaca di Barcellona, Ada Colau, così commenta la manifestazione indetta per oggi:

”Domani, quando ci prepariamo per andare alla manifestazione e riempire le strade di Barcellona al grido ‘Non abbiamo paura’, andiamo col pensiero rivolto alle vittime. Con la volontà di accompagnarle nel loro dolore, e che non si sentano sole.

Andiamo per condividere con gli altri il nostro dolore, la rabbia, l’impotenza, la paura. Per non sentirci soli e sole, per dimostrare che siamo tanti, tantissimi, a difendere la pace, la divesità e la convivenza. Unirci ci rende più forti e ci blinda contro l’odio che i fanatici vogliono inculcarci seminando terrore.

Andiamo alla manifestazione, anche, a rendere omaggio a tutte quelle persone che si sono comportate in modo esemplare durante e dopo l’attentato, e sentiamoci orgogliosi/e che in testa alla manifestazione rappresentino questa città coraggiosa e solidale che ha messo fuori il meglio di sé in momenti tanto difficili.

Andiamo, infine, ispirati/e da questa immagine che ieri ci ha emozionato e ci ha riempito di speranza dopo giorni tanto duri: i genitori che hanno perso il loro figlio di tre anni in questo crudele attentato, abbracciati all’imam della sua città. Un abbraccio che simboleggia la sconfitta di chi ci ha colpiti ma non ha raggiunto l’obiettivo.

Che l’amore, l’intelligenza e la forza di questo abbraccio siano sempre il nostro esempio e la nostra guida.”

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La “carezza” non vale niente in assenza di solidarietà

Al di là del Buco

A roma poliziotti in tenuta antisommossa hanno sgomberato famiglie povere di migranti da un palazzo altrimenti vuoto e inutilizzato. Le poche cose di tanta gente sparse per strada come sacchi di immondizia. Le persone sgomberate a fare resistenza. La resistenza urlata, disperata di chi non ha alcuna forma di difesa. Donne, uomini e bambini gettati via come fossero niente senza che fosse data loro un’alternativa. Povera gente cacciata via con gli idranti. Nessun dissenso è permesso. Nessun respiro viene concesso. Gente senza speranza, povere persone che vengono prese di mira proprio perché povere e migranti.

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Ma quanta buona musica arriva dall’Australia?

– Va pazzo per la musica

– Come tutti

(Kill Bill)

 

In principio fu Kylie Minogue.

Indiscutibile e lampante, almeno per me che faccio parte del plotone degli anni ’80.

Con la sua ribalta del 2001, ha spostato la mia attenzione verso l’emisfero australe; ma solo ultimamente mi ritrovo sconcertata dal numero pazzesco di musicist* virtuos* a cui la terra dei canguri sta dando i natali. Di recente, quasi ogni volta che ascolto un nuovo pezzo, scopro poi che chi lo esegue è nat* lì.

Naturalmente l’enfasi sulla provenienza geografica lascia il tempo che trova e questo articoletto ha il sapore del gioco – anche se sarebbe interessante risalire alle radici della vitalità musicale australiana che si sta registrando. E se il fenomeno orienta in avanti la linea del tempo – artisti e artiste in questione sono per di più molto giovani – la cura prestata alla realizzazione dei video la sposta all’indietro, verso gli albori del fenomeno dei videoclip musicali, quando la nascita di questa forma artistica ibrida o di gemmazione, venne inaugurata da realizzazioni interessanti per forma e sperimentalismo.

Kylie, dicevamo. Musicista, produttrice e compositrice, creatrice di tormentoni primoduemila che non hanno sacrificato alla leggerezza lo stile. (E anche attrice, memorabile come fatina dell’assenzio in ‘Moulin Rouge’).

Can’t get out of my head

Per chi ama osservare il cestello della lavatrice, si suggerisce la visione di questo video – ma solo quando si è in ferie perché potrebbe ipnotizzare per giorni e giorni: ‘Come into my world

Un salto temporale mi ha portato fino a Gotye (nato in Belgio e trapiantato in Australia): ma lasciamo stare la gettonatissima ‘Somebody that I used to know’ e le polemiche per la questione del plagio; l’album da cui è tratto, ‘Making mirrors’, è una serie di pezzi molto piacevoli. I video sono piccole perle, vere e proprie rievocazioni daliniane, visioni distopiche o espressioni della tecnologia contemporanea (su questo ritornerò in un altro momento). Scelgo ‘Giving me a chance’  mentre dall’album precedente, ‘Like drawing blood’, ecco ‘Hearts a mess’, incluso da Lurhmann nella colonna sonora del ‘Grande Gatsby’.

Gotye mi ha portato naturalmente a Kimbra (Nuova Zelanda), che mi ha incantato con ‘Love in high places’ e ‘Two way street’.

Poi c’è Emma Louise, scoperta nel 2011 con ‘Boy’  e di cui seguo volentieri l’evoluzione anche estetica, della sua persona e dei suoi video. Molto d’impatto è ‘Underflow’.

La pubblicità di una nota compagnia telefonica mi ha portato a Flume

 

Ed è del 2017 la scoperta dei Flight Facilities, che sono particolarmente felice di aver aggiunto alla mia playlist: ‘Sunshine’ (con Raggie Watts), eseguita anche dalla Melbourne Symphony Orchestra (evidentemente da quelle parti le commistioni pop di musica non le schifano – e mi pare facciano anche bene).

Notevole anche ‘Crave you’ (feat. Giselle)  – nel video la parte del ‘lui’ la fa in realtà una ‘lei’.

Il duo mi ha portato a scorpire ‘Owl eyes’, di cui ho adorato ‘Something about us’, cover dei Daft Punk

Altro genere: Jess and Julia Stone, fratello e sorella – Heart beats slow

I Tame Impala. ‘The less I know the better’  (made in Barcelona), mette in scena una teen love story con un’audace scena erotica iniziale che vede la ragazza ricevere le attenzioni del suo partner innamorato. Il video è tutto giocato su rimandi sessuali che richiamano la figura – eroticamente significativa – di King Kong.

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Che la musica fosse un elemento particolarmente rilevante per la cultura australiana è una considerazione che trova conferma nell’attenzione certosina accordatale da Baz Luhrmann, dato che le colonne sonore dei suoi film rivelano un interesse genuinamente appassionato per le note.

Il silenzio (di Thomas Hood) – The piano.

C’è un silenzio dove non c’è mai stato suono
dove suono non può esserci.
Nella fredda tomba, nel profondo mare
nel deserto immenso dove non c’è vita
che è stato muto e sempre giacerà in un sonno profondo.
Non una voce è ammutolita, e nessuna vita cammina in silenzio
ma nubi e ombre nuvolose vagano libere
e mai sulla terra oziosa hanno parlato
se non tra rovine verdi di muschio e mura abbandonate
di palazzi antichi dove l’uomo è stato.
Tra i richiami di volpe bruna e di iena selvatica
e i gufi che convulsamente
volano bubolando all’eco, nel pianto sommesso del vento.
qui c’è il vero Silenzio, consapevole di sé e solo.

There is a silence where hath been no sound,
There is a silence where no sound may be,
In the cold grave – under the deep deep sea,
Or in the wide desert where no life is found,
Which hath been mute, and still must sleep profound;
No voice is hushed – no life treads silently,
But clouds and cloudy shadows wander free,
That never spoke, over the idle ground:
But in green ruins, in the desolate walls
Of antique palaces, where Man hath been,
Thoughl the dun fox, or wild hyaena calls,
And owls, that flit continually between,
Shriek to the echo, and the low winds moan,
There the true Silence is, self-conscious and alone.

(Thomas Hood)

(Poesia citata in ‘Lezioni di Piano‘, di Jane Campion, musiche di Michael Neyman)

‘è una strana ninna nanna, ma è così, ed è mia’.

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Filosofia, Femminismo.

Società Filosofica Italiana - Sezione di Bari

di Anna Capriati

Il femminismo è la scoperta e l’attuazione della nascita a soggetto delle singole componenti di una specie soggiogata dal mito della realizzazione di sé nell’unione amorosa con la specie al potere.

Carla Lonzi

L’Università è un luogo culturale d’incontro e di studio, in cui è possibile costruire un futuro – per mezzo della ricerca scientifica – e allo stesso tempo formare menti e corpi in grado di mettersi in gioco nel mondo. Tuttavia, esistono diverse conoscenze che richiedono un’integrazione di più esperienze: questo è uno dei tanti obiettivi del Festival delle Donne e dei Saperi di Genere, un panorama culturale attivo da sei anni, in cui più discipline si confrontano sulle possibilità formative di cambiamento all’interno del sistema accademico. Nel segno delle rivoluzioni è il titolo scelto per questa sesta edizione che, dal 20 marzo al 12 aprile, è esplosa nell’Università degli studi…

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Sant Jordi 2015, Barcelona

ina

Altro che mondiali di calcio: niente come la coloratissima festa di Sant Jordi è capace di richiamare i Barcelonins attorno ai festeggiamenti del loro co-patrono e di inebriare i forestieri.
La festa religiosa – che porta in dote le rose e i draghi – si unisce a quella profana dei libri, istituita come atto d’omaggio a Shakespeare, Cervantes e De la Vega, tutti e tre scomparsi il 23 aprile del 1616 (se volete sapere qualcosa in più sulla tradizione, vi consiglio questo articolo: http://spaghettibcn.com/20090421_la-festa-di-sant-jordi-libro-rosa.html)
Per un giorno, tutti abbiamo almeno una ragione per essere pellegrini.
La tradizione vuole che ci si scambi rose e fiori; io, che li amo allo stesso modo entrambi, non potevo trovarmi nel luogo più consono.
Barcellona diventa un fiume di libri, rosso di rose. Ce n’è davvero per tutti i gusti.
Vi racconto com’è stata la mia passeggiata.
Prima di tutto, quest’anno ho voluto fare…

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