Se il diavolo veste Prada, gli angeli vestono Charity Chic (tratto dalla rivista online lsdmagazine.com)

charityBella questa borsetta di…lurex? Maglina? No, Signori e Signore. Il più alto sforzo di immaginazione non può intuire il materiale di questa elegantissima borsetta, che di altro non è fatta, in realtá, se non di nastro di videocassetta. L’originalissima creazione è uno degli esempi dell’ingegno di Pamela Melochiorre, co-ideatrice di Charity Chic, che già lo scorso anno ha ottenuto un premio prestigioso in virtù della strabiliante capacità di Pamela di creare non a priori ma sulla base dei materiali a sua disposizione, interpretando una delle più squisite – e chic – versioni del riuso, tendenza quanto mai attuale e discussa in questo periodo di crisi economica ed ambientale.
L’impresa sociale ‘’Charity Chic’’, creata da Pamela Melchiorre e Stefania Grandolfo, adotta l’idea anglosassone dei charity shop, negozi di seconda mano il cui ricavato viene devoluto in benificenza, rilanciandolo e arricchendolo con il plus-valore del riciclaggio creativo di qualitá.
In sostanza, Charity Chic viene rifornito dalle donazioni dei cittadini, che cedono gratuitamente abiti, scarpe, accessori, libri, piccola oggettistica e materiale vario. Dopo un’accurata selezione, parte delle donazioni (articoli di seconda mano ma anche nuovi) viene rivenduta così com’é a prezzi contenutissimi nel piccolo e grazioso negozio in via De Ferraris; un’altra parte viene rivisitata dall’estro di Pamela, creativa del gruppo, che interviene sui capi adattandoli a suo gusto o assemblando materiali tra i più disparati per dar vita a nuove creazioni. Ecco che dalle bomboniere nascono particolarissimi accessori, calze di seta si trasfromano in raffinatissime pochette, scarti di tendaggi diventano collane uniche. Con queste modalitá il negozio diventa perno di un flusso sostenibile continuo (come suggerisce il logo del negozio, tre frecce in ciclo a formare un cuore) vivacizzato da un’offerta sempre varia che trasforma in utile l’inutile, attivando un nuovo ciclo di vita degli oggetti.

Affiancata da un’equipe affiatata, Pamela, supermamma barese, una laurea in lettere e una disciplina nordica consolidata lavorando a contatto con realtá altrettanto efficienti e virtuose, é un’autodidatta la cui creativitá dà vita a pezzi unici, che convincono sia le fashion addicted più esigenti sia le ecologiste più osservanti, nell’incontro tra raffinata inventiva personale e tecniche tradizionali di ascendenza sartoriale.

Il virtuosismo dell’idea che anima Charity Chic non finisce qui, ci sono infatti almeno altri due aspetti che lo connotano come un esempio di impresa etica nella nostra cittá. Prima di tutto, come Stefania ci tiene a sottolineare, il progetto non potrebbe sussistere senza il vitale sostegno delle volontarie, un gruppo di persone che, oltre a condurre le proprie vite di mamme, lavoratrici, studentesse, vogliono dedicare parte del proprio tempo alla gestione del Charity Chic su base volontaria, immettendo questa bella idea imprenditoriale nel circuito del terzo settore. Non solo, le persone che si incontrano al Charity Chic difficilmente acquistano e richiudono frettolosamente la porta dietro di se, ma, accolte in un ambiente amichevole, chiacchierano, socializzano, trovano un momento di confronto, creando dunque un vero e proprio punto di ritrovo.
Ed infine, l’aspetto più umanamente solidale del progetto, concepito nel segno dell’altruismo: il ricavato delle vendite viene devoluto alla Onlus APLETI (Associazione Pugliese per la Lotta alle Emopatie e Tumori nell’Infanzia) che ha particolarmente a cuore la salute e la qualitá di vita dei piccoli pazienti e delle loro famiglie.
Con l’appoggio di amici entusiasti, consulenti fiduciosi e mariti amorevoli, in Charity Chic l’impronta femminile é marcata, configurandosi come efficiente e divertente esempio di imprenditoria femminile, dove la creatività si coniuga ad altri aspetti di valenza sociale. Le ragazze, con un impegno appassionato profuso nell’impresa giorno per giorno, promuovono una formula che mette al primo posto, come obiettivo, non tanto il guadagno ma lo sviluppo dell’idea stessa nel suo complesso a dimostrazione che é possibile fare dell’etica, dell’ecologia, della creativitá, della solidarietà, del sociale – perchè Charity Chic é tutto questo – una proposta alternativa, potenzialmente anche occupazionale.

IMG_1815A due anni dall’inaugurazione, dopo aver riscosso un notevole successo di pubblico e di ‘’critica’’ sancito da diversi riconoscimenti e dall’attenzione di diversi media regionali e nazionali, lo staff di Charity Chic inizia a pensare a una possibile espansione, immaginando una nuova e più grande location meglio inserita nel tessuto commerciale cittadino per poter fare rete con altre imprese, organizzare laboratori e coinvolgere le scuole. Dopo l’estate, che vedrá l’impresa coinvolta in diverse manifestazioni dedicate al riutilizzo dei materiali e alla moda, seguirá lo sviluppo di un progetto di franchising per promuovere fuori Regione l’idea (re) made in Bari, arricchendo la giá prosperosa offerta della Puglia con una proposta inedita, profondamente bella e buona.
Charity Chic, via De Ferraris 49/e, dal lunedi al sabato 10-13 e 18-21, orari estivi in aggiornamento 348 1628808 oppure 347 7642015
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Articolo tratto da http://www.lsdmagazine.com/se-il-diavolo-veste-prada-gli-angeli-vestono-charity-chic/17545/

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Quando la moda diverte

Adoro fare acquisti su ebay, in otto anni ho maturato una certa bravura e di passi falsi ne ho fatti solo un paio. Di piattaforme per lo shopping online oggi ce ne sono diverse, ma ebay rimane tra le top delle più popolari. Personalmente ho fatto grandi affari: libri introvabili, abiti di marca in perfette condizioni, pezzi originali e tante altre chicche.

Qui vi propongo solo gli ultimi due pezzi che ho trovato, all’insegna del sorriso.

Un paio di adorabili scarpe Camper, rosse, decorate con un minuscolo aereo e la sua traiettoria, per vere viaggiatrici. Sono state vendute per circa 44 euro, spedizione inclusa.

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Per le amanti delle calze e dei gatti, anche se spesso c’e’ incompatibilità  tra calze e gatti, un modello tenero e sexy allo stesso tempo, un po’ stile manga:

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  La gattina in questione ha speso circa 18 euro.

La grintosa collezione di borse di Francesca Bonavoglia, BONAIVE

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Voglio scrivere qualcosa di personale sulla collezione di borse BONAIVE, che in questi giorni ha catturato l’attenzione di precious7, portale la cui mission e’ trovare giovani talenti  del fashion design in giro per il mondo.

http://www.precious7.com/meet-the-designer/

Conosco Francesca, abbiamo un grado di parentela che ci separa secondo una giusta distanza fatta di curiosita’ e ammirazione, da sempre. Non troppo vicine, non troppo lontane, ho sempre pensato a lei come a una misteriosa e vivace abitante del magico mondo della moda. Da bambine non ci siamo frequentate, eppure io la osservavo, lei ha solo un paio d’anni piu’ di me ma sufficienti, quando sei piccola, a guardare con venerazione alle cuginette immensamente piu’ ‘grandi’ dove grande non e’ il dato anagrafico ma un grado di bellezza e ‘figaggine’ (cool!) superiori. E’ cresciuta tra stoffe e disegni, ai miei occhi lei e sua madre erano delle dive sicuramente glamour ma mai snob. Io sono cresciuta in maniera molto piu’ ‘selvaggia’, vestita con pezzi anche discutibili negli anni ’80 che in quanto a moda per ragazzine potevano essere anche miserevoli…Francesca era sempre elegante. Davvero, per me, sua mamma e lei venivano da un mondo incantato, profumato, mi sembravano appena scese dal palco di ‘Jem & the Holograms’, per il loro stile personale seppure aggiornatissimo, grintoso e selezionato. Perche’ la moda detta una legge che non e’ uguale per tutti e ci sono persone che vi si ispirano ma solo per aggiungere qualcosa di proprio, per innovarla.

Sempre attenta all’immagine con occhio educato al bello, da una famiglia dove ognuno ha il suo piccolo talento artistico, di viaggiatori e coraggiosi imprenditori, anche adesso, in un periodo cosi difficile per il mercato, Francesca coglie la sfida e mette a frutto la sua lunga esperienza e la sua creativita’ con questa bella collezione.

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Come definirla? Senza pensarci  troppo, se mi lascio ispirare da una panoramica delle borse, direi che e’ una collezione giovane e colorata, dalle forme abbastanza classiche energizzate dalle geometrie di sapore etnico che possono essere paragonate, in chiave re-interpretativa, all’art deco’, celebrato di recente sulla scia del ‘Grande Gatsby’. Le borse godono del pregio della versatilita’ e si prestano perfettamente ad essere abbinate sia a capi eleganti sia boho, perche’ no? Non sono borse da classificare come rigorosamente chic o unilateralmente pop poiche’ si abbinano bene praticamente con tutto pur mantenendo uno stile deciso e personalissimo. Non sono borse che una ragazza non noti…Infatti, lo scorso novembre, la supermodella olandese Doutzen Kroes e’ stata testimonial per caso della linea Bonaive, pubblicando su Istangram una sua foto mentre indossa una borsa della collezione, in anteprima.

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Faccio i migliori auguri a Francesca, che  possa affermarsi come imprenditrice e designer, che la sua idea BONAIVE porti orgogliosamente alta la bandiera dello stile italiano per il mondo.

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Su instagram BONAIVE_OFFICIAL e su facebook

https://www.facebook.com/pages/Bonaive/554776137947987?fref=ts

Dalla testa ai piedi, letteralmente. Lo strano caso delle scarpe by Kobi Levi

E’ stato un periodo molto proficuo in quanto a scoperte nel mondo delle scarpe.

Dalla testa ai piedi, si, perchè la seguente collezione è frutto di una vivace creatività che riesce, in alcuni casi, a non sacrificare l’eleganza, come per il modello scarpa-violino.Image

Kobi Levi ci fa divertire quando trasforma la scarpa in cagnolino o in cigno: quest’ultimo modello avrebbe fatto impazzire Bjork qualche anno fa, quando a Cannes si presentò con un criticatissimo vestito tipo cigno-stordito-intorno-al-collo. Ok, discutibilissimo, ma Bjork non la ferma nessuno, tanto.

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Trovo comunque molto bello che la moda stia producendo anche collezioni auto-ironiche. A volte serve non prendersi troppo sul serio, cercando però di non essere ridicoli.

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Legittimissimo sempre invece sognare su qualsiasi collezione – vedere ma non toccare, cioè indossare – come in giubilo davanti a una vetrina. Levi ha lanciato anche una collezione dedicata alle “cattive” DIsney, le venomous villains, come già aveva fatto la linea di cosmetici MAC.ImageSognare e ridere, Signorsì, ne abbiamo tanto bisogno 🙂

http://www.repubblica.it/speciali/costume-e-societa/2013/12/22/foto/tacco_12_a_becco_d_anatra_la_collezione_bizzarra_di_kobi_levi-74258485/1/#

In my shoes

Cominciamo oggi la mia nuova rassegna immaginaria proponendo qualche modello di scarpe che mi son piaciute tanto ^_^

Modello United Nude, con la sue righe elegantissime ed ironiche…

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Secondo modello United Nude, molto coraggioso da portare, linea geometrica, in plastica. Disponibile in nero, rosa, verde e anche nella versione col tacco. Bisogna notare che queste scarpe calzano leggermente stretto. Attenzione a questo aspetto, specie se si comprano online.

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Passiamo alle adorate Irregular Choice, marchio che, come promette il nome, si distingue per la grande creativita’ delle linee, dei tessuti e dei colori. Bisogna dire che riescono ad essere anche molto comode a dispetto dell’aspetto estroso. Questo modello fa molto Mago di Oz.

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Che dire di questi stivali cyber/anni-70?

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Bella anche la versione “stivali stregatto” proposta da Islo. Sono fascianti, eleganti ma intriganti per via delle righe…Calzano stretto!

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Si, le scarpe mi piacciono, come lamentano Elioelestorietese…se fossi Cenerentola sarei molto esigente, la scarpetta di cristallo e’ decisamente superata.

A moda mia

“Non seguo la moda, mi piace indossare quello che penso mi stia bene” (Betty Page)

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Trovo che la mia definizione di moda sia riflessa da questa frase dell’inarrivabile regina delle pin-up.

Il mio modo di vestire non e’ eccentrico come io vorrei, cio’ che io osservo o le mie fantasie circa la moda vanno molto oltre. Mi sta bene così, per me e’ semplicemente un’altra forma di sognare e mi sento bene a vestirmi come faccio. A prima vista, vesto in modo semplice. Solo un occhio più attento potrà rilevare il dettaglio originale o coraggioso che a me piace indossare solo per chi sa bene osservare.

In linea generale, adoro i prodotti fatti a mano, l’artigianato anche nella moda (che tanto insegna anche alle grandi maison), la creatività del mio vicino di casa (non parlo di uno reale, ma di qualsiasi persona a me vicina o che io conosca), e la moda che nasce dal riutilizzo.

Per motivi pratici, frequento molto i mercatini, i negozi di seconda mano, i charity shops e utilizzo moltissimo internet per le mie ricerche e per i miei acquisti.

Ho un approccio trasversale alla moda, mi piacciono sia le cose molto easy che quelle easy chic e non disdegno, molto spesso solo a livello del mondo dei sogni, le grandi marche e i grandi nomi, dalle firme più popolari agli dei dell’Olimpo della moda. Che poi, come ci insegna “Il diavolo veste Prada”, e’ anche divertente osservare come idee nate per quel tipo di moda inaccessibile per i comuni mortali riescano ad approdare anche su bancarelle un po’ più a portata di mano. Come e’ vero anche il contrario: ho riconosciuto in prodotti di altissima moda la tradizione del ricamo delle mie nonne, trasformato e assorbito dal fashion system, invidioso o semplicemente anch’esso memore di questa nobilissima tradizione (che, ahime’, noi giovincelle stiamo perdendo…). La moda insomma e’ un ambiente fluido o meglio, per usare un aggettivo connesso col materiale in questione, morbido. Per me, che sono stata educata a essere creativa e allo stesso tempo mi sento erede del buon gusto italiano, senza 01acensurare motivazioni di ordine economico che mi hanno portato a ingegnarmi per vestirmi con un budget contenuto ma sempre come piaceva a me, questa morbidezza e’ stata una risorsa e mi ha fatto divertire. Mi fa divertire quando cerco un capo, mi fa divertire quando studio le mode del momento, sui giornali e ancor di più in strada, o nei quadri dei Musei – la moda attraverso l’arte merita un discorso a parte.

Ho anche i miei miti di stile: persone che conosco come anche attrici, giornaliste, politiche. Riconosco anche i miti generalmente riconosciuti come tali, anche se il loro stile non mi emoziona.

Un esempio concreto di cosa mi piace? Gli stivali di Salvatore Ferragamo, le linee di Missoni, come le stravaganze della scarpe Irregular Choice, Camper, Audley e le catalane Vialis; le suggestioni orientali di Kenzo, il femminino di Mariella Burani e la creatività iberica con Ojala’. Adoro i mercatini di Brick Lane.

Quando ero bambina, una delle scene che più mi ha colpito di “Via col vento” era quella in cui Rossella O’Hara che steppa via le tende dalle finestre e si fa confezionare un abito nuovo, anche se mani screpolate poi tradiscono le sofferenze del momento. E’ una bellissima immagine della tenacia femminile, di come la volontà di curare l’involucro possa essere segno non di una vana frivolezza, ma di un impegno con se stessi a rimettersi in piedi. Senza contare poi gli aspetti comunicativi che consegnamo alle scelte del nostro vestire. Ragazze sono morte perché hanno indossato gli abiti di un’altra cultura. Ma questa e’ un’altra storia. 09best-shoes-of-fashion-week-kate-spade-w724

La moda ha a che fare col corpo. Conoscerlo bene, lavorare su se stessi per capire come meglio vestire le proprie forme – qualunque esse siano – significa anche prendersi cura di se’. Oggi, giornata dell’ONU contro la violenza sulle donne, il mio modo di aderirvi risiede nel pensiero che ci sia nella moda anche un modo divertente per ribadire la propria identità – per estendere il concetto oltre quello di femminilità – come qualcosa che tra le sue mille sfaccettature da ammirare e comunque sempre rispettare, annovera anche questa: il gusto di giocare con la propria immagine.

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