Il racconto di una Irma la dolce

Car* tutt*,

Vorrei condividere con voi la seguente riflessione.

Sono una persona molto dolce. Da sempre, negli altri, il mio ricordo evoca immagini di miele. Per fortuna, da un po’ di tempo a questa mia caratteristica – che comunque mi piace, che rimane e che voglio regalare a chi, come, quando ne ho voglia – è stata affiancata da una certa carica di guerriglia femminista. Perciò, adesso, molte delle persone che mi hanno solo e sempre conosciuta come ‘la dolce’ – proprio come la Irma del film – , rimangono abbastanza sconvolte da questa nuova versione di me. Femminista. Bene, sconvolgetevi.

Da questo nuovo punto di vista, ho messo bene a fuoco una convenzione sociale. Non importa quanto dolce tu sia, o donna; quanto cul*o ti sei sempre fatta, con integrità, per fare bene il tuo lavoro-studio o qualsiasi cosa tu faccia; non importa quante volte hai detto ‘no’ ai compromessi; non importa quanto onori padre e madre, anche quando non se lo meritano (e comunque riuscendo a mettere sempre al primo posto la tua vita non come comandamento ma come scelta); non importa quanto ami gli animali e ne raccogli a destra e a manca quanti ne puoi; non importa quanto volontariato fai; non importano neanche le gocce di sangue che vai a donare; potrei continuare a fare altri esempi di quello che generalmente fa – esteriormente – di una ragazza una brava ragazza (senza ipocrisia, quando la brava ragazza lo è davvero). Donna, tutte queste cose importano finché tieni ben chiuse le gambe, a inespugnabile difesa di quella roccaforte che il patriarcato vorrebbe per sé. Se al patriarcato fai capire che tra le gambe esiste solo un tuo territorio, importante per te, uno dei tuoi territori che fanno di te la persona che sei, non importa quanto brava ragazza tu veramente sia, ecco, put*tana sei e put*tana tornerai. La put*tana è quello stereotipo che vive come ombra dietro a tutte le donne del mondo, senza distinzione di razza, religione, peso e via dicendo, sempre pronta a essere calata come una rete addosso alla persona.

Non appena si sente puzza di sospetto (ma anche se è lampante, non importa, non importa davvero) che anche la ragazza ‘più brava’ del mondo vive o vuole vivere la sua sessualità come le aggrada, ecco l’orda di censori e censore a ricordarle il terribile memento.

Se alla brava, bravissima ragazza piacciono anche gli uomini e ne ha uno, centuno o centomila, ecco che torna lo spettro. E non ce ne si libera. E il morbo dilaga, magari, proprio da quella bocca che tu hai tanto amato per una notte o per mille. Quella bocca maschile, non sempre, ma può capitare che versi nelle orecchie dei suoi commilitoni che in città si è rivelata una nuova put*tana – ‘si, proprio lei, quella brava! Ma parla, ma come fa a parlare, proprio lei che… Le donne sono tutte uguali’. Come se un pisello fosse comunque portatore sano di put*tanaggine. E le commilitone concordano, pronte a ergere strenue difese di bravaggine (questa volta falsa) intorno ai loro uomini (nel caso la ex brava vera ora puta nova buttasse lo sguardo su di loro) e intorno a se stesse, a nascondersi dietro l’ingannevole e ipocrita costruzione sociale del controllo della sessualità femminile, che ci tiene tutt* al sicuro.

Non importa quanta merda spali duranti il giorno, o sorella; non importa quanti insulti devi schivare con l’orgoglio della tua bellezza e forza, di qualsiasi forme esse siano; se cerchi conforto nel sesso che ti piace tanto (ognun* sia liber* di vivere il sesso come vuole, come amore, conforto, professione, etc..) perdi l’accesso al paradiso.

Ora, non è sempre così, ma lo è generalmente grazie alla meticolosa difesa dello status quo che si promuove ogni giorno nella forme più disparate. E allora io dico di tenerci pronte, brave ragazze. Se si staglia lo spettro di una put*tana, voi, anzi noi, di risposta, teniamo sempre in tasca un dito medio da sguainare. Perché i dispensatori e dispensatrici di put*tane vincono se noi put*tane brave titubiamo, se vacilliamo, se ci sentiamo in colpa – colpa che non abbiamo.

Che poi, le put*tane vere sono donne come noi e io abbraccerò la lotta per il riconoscimento dei loro diritti, alla faccia di chi sotto il termine ‘prostituzione’ butta un po’ di tutto, non capendo niente. Comunque, che ha fatto la società? Ha impacchettato uno stereotipo sessista per usarlo in ogni momento come insulto che sta bene con tutto, proprio come il nero, contro la donna.

Il sesso che mi scelgo non fa di me una cattiva ragazza. E neanche ‘una brava ragazza, però…’. La libertà sessuale di una persona non è un’onta sulla sua condotta. Lo scrivo qui per ricordarlo ogni giorno.

Baci

Irma

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