Perché l’educazione alla parità non ha funzionato per raggiungere una parità di genere?

 

N.8

M. Otero

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‘L’androcentrismo dominante nella formazione fa sì che le donne guadagnino terreno in tutti i campi e che gli uomini non s’interessino delle occupazioni femminile perché le considera lavori meno prestigiosi’.

Dobbiamo dare spazio alla visibilizzazione del femminile nel linguaggio, non dobbiamo cadere sotto il maschile generico ma dobbiamo usare il femminile che esiste perfattamente nelle lingue flessive come le nostre.

Sarebbbe anche il caso di discutere della questione del cognome paterno e della patria potestà. La genealogia femminile sta scomparendo, dovremmo tenere in conto la cosa presentandoci, per esempio, con entrambi i cognomi. (In Spagna il cognome è composto dal cognome paterno e materno; quest’ultimo, data la posizione marginale, tende a scomparire – ndb).

Quando appare il concetto di coeducazione nel nostro Paese? Con Ferrer i Guàrdia – gran pedagogo catalano (messo a morte). Concepì la coeducazione come uno spazio dove uomini e donne, bimbi e bimbe condividessero uno spazio di apprendimento sensibile anche alle tradizioni famigliari, etniche, religiose; c’è quindi un elemento sociale ma l’enfasi è nella relazione di uomini e donne, bimbi e bimbe nelle aule.

1976 – prima giornata catalana della donna: venivamo da scuole segregate, in cui bimbi e bimbe andavano a scuola separatamente con programmi diversi e pensavamo che il fatto di far andare i bimbi e le bimbe a scuola insieme avrebbe risolto la situazione. Nel ’30, durante la Repubblica, ci fu un esperimento in questo senso: esistevano scuole (patronats o institut-escola) che riscuotevano ottimi risultati tramite la partecipazione attiva all’aria aperta di bimbi e bimbe.

Nel 1986, al X universario di quella prima giornata, erano cambiate moltissime cose ma il cambio di mentalità non si era verificato. Non bastava mettere fisicamente i bimbi e le bimbe insieme. L’istruzione era sempre androcentrica.

Nel 1986 le professoresse e le maestre femministe iniziarono a lavorare in questo senso. (‘Le bambine buone vanno al cielo, le cattive ovunque’). Come si potevano cambiare i contenuti? Cercammo di riempire i buchi, come per esempio, utilizzare la cucina per spiegare fisica e chimica, o, per quanto riguarda l’arte,cercare tutte le donne artiste.

Non bastava. Per esempio, distinguere la storia generale dalla storia delle donne non serviva a niente, bisognava cambiare la prospettiva. Non mettere le donne come un plus, il salto doveva essere qualitativo.

E ancora stiamo qua.

Cambiano i libri e appare il concetto di trasversalità. Non tutti la praticano, perché non è facile, ognuno cerca di rimanere nel suo ambito.

C’è un gap di partenza: per la primaria c’è il Magistero; per la secondaria esiste un master (a pagamento): Il problema sta nella formazione del corpo docente. Si esce dall’università con la laurea in fisica, chimica, lettere ma senza focus specifico sull’insgnamento nella preadolescenza e adolescenza.

 

Quando parliamo di coeducazione parliamo di differenza e parità allo stesso tempo. Coesistono la parità dei diritti con la valutazione delle differenze che arricchiscono.

Il problema èquando la differenza diventa disuguaglianza.

‘Vogliamo essere rispettate, non protette’ (‘dal decalogo delle donne 1986) ‘Rifutiamo il paternalismo’

Anche le immagini sono fondamentali nel libri di testo, oltre al linguaggio (e mostra la copertina di un libro di filosofia: uomo enorme, donna piccola, bambini piccolissimi, ndb).

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N.8**

J. Riviere Aranda

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‘È necessario che i Gruppi di Uomini per la Parità partecipino all’agenda femminista, ma è importante anche avere un’agenda propria per denunciare i nostri privilegi e fomentare il cambio verso l’uguaglianza’.

Non si può realizzare la partià se non si insegna la parità.

Attualmente chi accede all’insegnamento sa veramente poco in merito al genere; la trasversalità non esiste. Non bastano le giornate di commemorazione, è necessario una formazione seria degli insegnanti, secondo una linea di lavoro stabile che formi pensone con una visione di genere.

Io non vedo persone, perchè sotto questa ‘persona’ si ha un falso approccio neutrale; io vedo uomini, donne, diversità.

Perfomatività del genere, come la connettiamo alle scuole?  Tuttto parte da me quando sono in classe.

Ci sono moltissime donne che lavorano nell’educazione primaria, perchè non ci sono più uomini? Perchè gli uomini sono scollati dai primi livelli dell’istruzione e dei lavori di cura? Ha a che fare con i modelli strutturali costruiti attorno alla mascolinità.

In pubblico e in privato sono le donne che ‘curano’. Così è come vediamo il mondo, come costruiamo le nostre aspirazioni professionali.

Ci sono più donne che riescono ad accedere a ruoli stereotipamente maschili, e molti meno uomini che si danno a ruoli stereotipicamente femminili, c’è poco movimento.

Un altro problema è la universalizzazione del mascolino. Non è buono solo quello che fanno gli uomini. Il punto è sdoganare altri modelli.

Oggi la scuola produce mascolinità egemonica (gli uomini hanno piu diritti delle donne, possono fare piu cose).

Una gran parte degli uomini vittime di atti di bullismo sono uomini eterosessuali, che non sono perfettamente rispondenti all’idea di mascolinità (nei gesti, el vestire). Questo è il frutto della costruzione e propagazione coatta della ‘mascolinità’ stereotipica ovunque: TV; scuola, strada…

Il problema diffuso tra I giovani è che in nome della mascolinità c’è un problema di autoconservazione: si feriscono, muoiono sulla strada della conferma dello stereotipo.

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n.8***

N. REINA

Non si applicano molte leggi, regolementazioni, raccomandazioni.

Le ragazze scelgono certi corsi di studio, i ragazzi idem (per le donne: 5% informatica, aree tecniche 30%)..

Si propone una volta all’anno di trattare la masturbazione femminile, proposta frettolosamente e a parte, come se agli uomini non interessante affatto.

Esistono persone laureate che affermano che il femminismo è il contrario del maschilismo e non un movimento attivista trasversale.

Nella scuola tutto è binarismo, bianco o nero.

Ci sono dei consigli su come promuovere, per esempio, dei racconti non stereotipati con personaggi – uomini e donne – femministi, ma tutto è lasciato alla discrezione della scuola, non esistono controlli effettivi.

Io leggo le direttive ma mi arrabbio, perché non c’è volontà politca o accademica di farlo. Non esistono protocolli di attuazione.

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