Collettivi ‘vulnerabilizzati’* e impoteramento** delle donne

*Si preferisce il termine ‘vulnerabilizzati’, non vulnerabili né vulnerati, in quanto le persone e i gruppi di persone non hanno un elemento intrinseco di vulnerabilità ma vengono messi in una condizione di vulnerabilità da agenti esterni, e a questo processo dinamico si vuole dare rilievo attraverso la forzatura grammaticale (ndb)

**In maniera simile al caso sopra esposto, si opta per la traduzione a calco dello spagnolo (empoderamiento) e inglese (empowerment) che salvaguardi l’idea che le persone hanno di per sé potere, non è qualcosa che dipende da fattori o agenti esterni che però posso sì inibirlo, ostruirlo. ‘Impoteramento’ dunque si riferisce più che altro alla piena realizzazione indipendente, ‘potente’ del sé; l’impoteramento ha a che fare con il valorizzare le proprie potenzialità, esercitarle al fine di agire positivamente e efficacemente nella realtà in cui si vive  (ndb).

S. Ribotta

Screen Shot 2016-04-21 at 10.41.46 PM

‘L’esclusione a causa della povertà aumenta per il fatto di essere donna in termini di discriminazione, e la discriminazione si aggrava di più se è nera o indigena, e a ancor più se è disabile’.

n.5

Soffriamo molti più attacchi dall’altro genere rispetto agli uomini, nelle varie declinazioni.

 

Alla nascita, la differenza di aspettativa di vita tra uomini e donne è lieve, ma, per esempio, questa aspettativa va poi contestualizzandosi in funzione della salute riproduttiva (es. mortalità legata al parto). Israele, Bierolussia, Polonia contano una donna morta di parto ogni 100.000 bambini nati vivi. In Argentina 60 donne morte ogni 100.000 bambini nati vivi; gli Stati Uniti sono all’ottavo posto nella classifica. Su 130 si attesta il Suriname (che ha un alto indice di sviluppo).

Donne morte ogni 100.000 bambini nati vivi in Paesi con sviluppo umano basso: Kenya 400, Nigeria 560, Congo 739, Sierra Leone 1100.

In merito all’educazione, per la popolazione femminile si registrano 15 anni di permanenza nel sistema educativo (nei Paesi con più alto indice di sviluppo umano), circa 4 in quelli con più basso indice (es.: l’Eritrea  si attesta a 4,1 anni presenza nel sistema educativo formale per quanto riguarda le bambine).

Nei Paesi con indice di sviluppo umano più alto come Austria, Arabia Saudita, la differenza della permanenza tra uomini e donne nel sistema educativo è di due anni , per Italia e Grecia un anno.

Per quanto concerne la partecipazione politica, non c’è affatto parità. Solo in due Paesi: Bolivia e Ruanda. Quest’ultimo ha un indice di sviluppo umano molto basso.

Indice desarollo humano che non arrivano al 20% (scano) – USA, Irlanda, Estonia, Emirati Arabi, Chile, Montenegro; Giappone, Grecia (che hanno un indice di sviluppo umano) registrano il 20% delle donne nell’inclusione politica; non arrivano al 15%: Brasile, Libano, Maldive, Guatemala, India, Siria, Niger.Meno del 5% l’Egitto, 0 Qatar e Kuwait.

Cos’è la vulnerabilità? Tutti gli esseri umani sono vulnerabili per il fatto di poter perdere la vita. Questo non è rilevante in termini di giustizia; lo è la vulnerabilità che si produce strutturalmente, socialmente, per gli esseri umani (fisica, psicologia, economica – stabile e no), vincolata con l’identità biologica del genere umano – le regole di come abbiamo regolato il mondo provocano un danno diretto o no per le persone. Essere vulnerabile e trovarsi in una condizione di vulnerabilità non è lo stesso concetto: le persone non sono deboli, vengono messe in situazioni di debolezza. Non è una caratteristica identitaria; dire che le donne sono messe in condizioni di debolezza marca una differenza che non è solo linguistica ma sostanziale perché si trasferisce l’idea identitaria ‘colpevolizzata’ dall’individuo alla società – per un’alterità che ha costruito un sistema di valori che colloca un individuo, in virtù di alcune caratteristiche, in una determinata situazione in una struttura di potere.

Le persone non sono vulnerabili (a livello naturale tutti lo siamo) – la vulnerabilità in termini di giustizia è relazionale. Si parla di eteroattribuzione della vulnerabilità. Gli stereotipi sono molto importanti nella costruzione della vulnerabilità, in relazione, anche, al concetto di colpevolizzazione.

La debolezza sociostrutturale, essendo soggetta alla società, è temporale in quanto cambia col cambiare della società. Ma ci sono società molto rigide, che creano caste, concepite con vocazione di permanenza. Altre sono più facili da connotare come congiunturali.

Ci sono delle debolezze connesse al ciclo della vita ma non cambia il concetto di ‘non essere deboli’ ma di ‘essere in una condizione’.

Gruppi vulnerabili: incorporazione a un gruppo non volontaria, ma sorta a seguito dell’incorporazione di un individuo a un gruppo con delle caratteristiche che la società pone in condizione di debolezza.

Le diverse vulnerabilizzazioni non si spresentano sole. Gli esseri umani sono soggetti a distinte condizioni di vulnerabilità. Mi sembra più pertinente parlare di vulnerabilità aggregate. Anche le condizioni socio-economiche in cui la persona vive giocano un ruolo rilevante nella costruzione della vulnerabilità.

Noi donne non siamo vulnerabili, siamo esposte alla vulnerabilità per la responsabilità sociale e statale. Non è naturale che le donne siano in questa condizione di vulnerabilità. Per questo dobbiamo cambiare le regole, niente più né niente meno.

****

C.Murguailday

Screen Shot 2016-04-21 at 11.13.59 PM

‘Nessuna si impotera isolata, ma riflettendo in gruppo. Farlo insieme e organizzate è la garanzia per poter avanzare in un processo di impoteramento’

La distribuzione estremamente sbilanciata delle risorse sono il risultato di un sistema di potere patriarcale, che si siede sull’accesso al potere e alle rirorse in svantaggio per le donne. La debilitazione delle donne è strettamente vincolata a questi due punti.

Il problema è anche la distribuzione del lavoro non retribuito tra uomini e donne e le donne si occupano quasi totalmente delle cure domestiche.

Solo le donne scambiano lavoro non con una remunerazione ma con: relazioni, legami, sorrisi di figli, amore – e tutto perché siamo state socializzate in un’ottica di genere verso questa direzione. Quindi, milionarie di amore e affetto e povere di solennità.

Ogni donna che insegna la figlia a essere una buona padrona di casa la sta condannando alla povertà. I figli sono i forti, quelli che faranno una famiglia. È il figlio che deve studiare perché deve lavorare perché deve mantenere la famiglia (di cui però, si occupa la donna). Uomini esposti al potere, donne all’impoverimento.

Pablo Freire parlò di empoderamento a riguardo della scrittura, in termini di acquisizione di potere (tramite il sapere).

‘L’aspetto più notevole del termine empoderamiento è che contiene la parola potere’ (León 1997)

Annunci

Un pensiero su “Collettivi ‘vulnerabilizzati’* e impoteramento** delle donne

  1. Pingback: ‘Islamofobia di genere’ | ina

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...