Autodeterminazione personale e diversità sessuale: generi, identità e orientamenti sessuali come costruzioni sociali

M. Missé

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‘Il discorso circa la depatologizzazione intende passare da un modello medico a un modello di diritti umani, in cui i professionisti della salute accompagnino ma non decidano le forme di intendere e vivere la transessualità’.

La categoria trans è una categoria socio-medica; però, la cosa positiva, è che nel momento in cui il contesto medico solleva problemi, al contempo cerca di fornire strumenti per la soluzione.

Ad oggi la transessualità è ancora categorizzata come disturbo psicologico ovvero disforia di genere.

Un po’ di storia: nel 1869 emerge il termine omosessuale (Kertbeny), con cui si indicava tutto ciò che era diverso dall’eterosessuale;

1910: emerge il termine ‘travestitismo’ (Hirshfeld), fenomeno che indica la pratica di vestirsi con abiti del sesso opposto. Questo dottore non enucleò il fenomeno come una stortura, non voleva che ‘i normali’ dessero soluzioni, ma voleva capire come queste persone potessero relazionarsi normalmente con gli altri in società.

1919: creazione dell’Istituto per gli studi sulla sessualità di Berlino.

1933: Distruzione dell’Istituto da parte dei Nazisti.

Harry Benjamin: lancia un processo sperimentale di trattamento ormonale. Propose la divisione, all’interno del travestitismo, in due gruppi: persone che volevano solo vestirsi da sesso opposto senza cambiar sesso e persone che volevano fisicamente cambiar sesso, iniziando a parlare quindi di ‘transessualità’. Dal 1966, con il libro ‘Il fenomeno della transessualità’, afferma  che le persone transessuali meritavano la dovuta attenzione in quanto era una questione di salute (trattandosi di persone che soffrivano di un disturbo).

Il 17 maggio 1990 – giorno internazionale della lotta all’omofobia – la transessualità entra nel catalogo dei disturbi mentali.

Ad oggi, il ruolo del medici si sta trasformando in uno strumento di controllo, soprattutto perché è rimasta, di fondo, l’ideologia che vede la transessualità come un  disturbo. A casa ho un documento che attesta che io soffro di un disturbo mentale di genere, incurabile, che però ha un trattamento.

Se la transessualità è il problema di essere nat* nel corpo sbagliato, la soluzione sarebbe ‘aggiustare’ il corpo. C’è chi contesta questa lettura per il fatto che non si può nascere nel corpo sbagliato. In altri ambiti sarebbe inaccettabile, anche perché non tiene conto del fatto che c’è una identità sessuale e di genere non legata al corpo. Non inizia e finisce tutto nel corpo.

Questo ha a che vedere con la pressione inculcata socialmente verso l’appartenenza a un genere o a un altro, che porta, come soluzione, a voler modificare il corpo al più presto verso l’appartenenza a un genere o all’altro.

Mi domando spesso cosa sarebbe successo se io fossi nato in un contesto meno ostile per le donne molto mascoline.

La transessualità è la prova più lampante che la costruzione del genere è relativa, ma al tempo stesso la conferma per il fatto che un transessuale vuole conformarsi a un genere o a un altro.

No esiste il sesso nel cervello.

***

JOSE A. M. VELA

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‘Il cambiamento maschile deve essere come è stato (ed è) l’impoteramento femminile: permette alle donne di sfuggire dall’asfissiante normatività del modello tradizionale e mettersi di fronte a una vera scelta di vita’.

TRANSEXUALIDAD DAVID Y GOLIA

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