Diritti umani emergenti: le lotte di rivendicazione in materia di diritti umani

N.2 – D. Bondia

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‘Se vogliamo eradicare le violazioni dei diritti umani dalla base, abbiamo uno strumento molto potente: l’istruzione’.

La concettualizzazione dei diritti umani si è sviluppata attraverso quattro fasi:

  1. Positivizzazione, le élites rivendicano valori morali, norme etiche e diritti davanti allo Stato. (Poco para pocos)
  2. Generalizzazione, ovvero estensione di tali diritti per tutti (poco para todos)
  3. Internazionalizzazione, all’indomani della Seconda Guerra Mondiale, viene promossa l’azione dello stato a garanzia dell’attuazione dei diritti
  4. Specializzazione, ovvero specializzare i diritti a tutela di determinati collettivi.

Nel XXI secolo è sorta la V tappa: INTERAZIONE, ovvero la necessità di mettere in relazione i diritti umani.

Ciò che sta succedendo a fronte dell’emergenza migratoria mette in un luce , con le politiche delle ‘quote’, una concenzione di privilegio del diritto; l’asilo non può essere ristretto a un certo numero di persone, è da applicare a tutte le persone.

In Spagna si è spostata l’attenzione sulla questione della sicurezza; quali erano, invece, le priorità degli spagnoli? I tagli alla cultura, la disoccupazione, etc, invece si è criminalizzata l’espressione del dissenso (manifestazioni) in nome della ‘sicurezza’.

Il concetto di democrazia non si limita al concetto di voto. La storia di Haiti ci insegna che lavorare esclusivamente sulla questione del voto non è sufficiente. Bisogna rafforzare lo stato di diritto tramite i suoi tre poteri (esecutivo, legislativo e giudiziario), perché si applichino separatamente e senza ingerenze.

Ad oggi, bisogna tenere in conto di due nuovi poteri: il IV potere, ovvero il potere dei mezzi di comunicazione (che possono arrviare a distorcere le questioni del diritto umano e creare allarmismi), e il V potere, detenuto dalle grandi imprese (lobbies).

La democrazia è più di un sistema politico; è un sistema di valori che configura la società.

Tutti e tutte devono partecipare alla società. Non esistono migranti illegali o legali, esistono, semmai, situazioni irregolari che però non intaccano il concetto di ‘legalità’ della persona. I diritti umani sono un concetto includente, non escludente.

I diritti emergenti mettono in luce la questione delle identità multiple. Le grandi idee in materia di diritti umani non vengono più dall’Europa; una colombiana, oggi, si considera contemporaneamente contadina, latina e colombiana – al contrario, in Europa, si promuove un’identità escludente. Le diverse culture possono portare una grande ricchezza ai diritti umani.

Lo Stato garantisce diritti umani alle persone sul suo territorio, non li conferisce, li garantisce. Lo Stato è fondamentale ma va rinnovato. Non possiamo lasciare immutata una concezione dello Stato che risale al XVII secolo. In questo senso, esistono due proposte.

La prima, del sociologo Boaventura de Sousa, suggerisce di avanzare una nuova calibratura del concetto di Stato a partire dalla cultura e poi passando dal concetto di nazione.

La seconda, avanzata dal giudice brasiliano Augusto Trindade, è volta verso la UMANIZZAZIONE del diritto, secondo la concezione che sono LE PERSONE fare gli Stati e non viceversa; in altre parole, intende mettere in luce i limiti della tradizionale concezione di Stato per cui questo viene a configurarsi in presenza di un governo, un territorio, la sovranità che esercita e la popolazione, spostando invece la centralità sull’elemento umano.

Lo Stato è il garante ma può essere anche allo stesso tempo violatore dei diritti umani. La visibilità delle violazioni dei diritti umani dipende dalle azioni, ovvero dalle azioni attive che infrangono i diritti; la maggior parte delle vilazioni dei diritti umani non avvengono per azioni, ma per OMISSIONI, PER IL NON FARE.

Non fare niente crea una responsabilità per omissione.

Uno Stato non deve mettersi a confronto con altri Stati con standard inferiori nel garantire i diritti umani, ma con Stati più avanzati in questo senso. Bisogna denunciare tutte le mancanze o errori nell’applicazione dei diritti umani. Non bisogna essere complici di crimini che commettono gli altri.

I diritti emergenti evidenziano nuove necessità. (Muchos derechos para todos). I diritti emergenti possono essere: diritti nuovi, diritti già esistenti ma da valorizzare e diritti già esistenti da estendere a determinati collettivi.

I diritti culturali, sociali, economici e politici vanno messi in relazione; sappiamo molto in materia di diritti, ma non sappiamo connettere le conoscenze in maniera integrata.

La povertà non è una causa della violazione dei diritti umani, è essa stessa una violazione dei diritti umani.

La specializzazione dei diritti di particolari collettivi (es. le donne) mette al centro non gruppi umani deboli bensì un gruppo di soggetti vulnerabili, in quanto sono fattori esterni che li rendono tali. I diritti umani devono essere uno strumento di emancipazione per uscire da una situazione di vulnerabilità.

Se vogliamo correggere ogni forma di discriminazione e violazione dobbiamo cominciare dall’istruzione, e non con corsi specifici e universitari ma dai primi gradi del processo di scolarizzazione. È inutile celebrare il 20/11 o il 10/10, bisogna agire costantemente.

Due strumenti importantissimi sono la ‘ Carta europea per l’uguaglianza e la parità delle donne e degli uomini nella vita locale’ e la ‘Dichiarazione dei diritti umani emergenti’.

Il diritto alla libertà non deve essere in contrasto col diritto alla sicurezza. Come anche, il concetto di Occidente, che è politico, non deve essere contrapposto al concetto culturale di Islam anche perché l’Islam è presente, in Occidente, da secoli.

Il ruolo della comunità internazionale è importantissimo perché serve a DARE VISIBILITÀ A VITTIME INNOCENTI, SERVE A RESTITUIRE DIGNITÀ ALLE VITTIME. Per esempio, in Argentina c’erano leggi locali di amnistia per quelli che avevano commesso crimini contro l’umanità (vedi il caso Scilingo). Solo grazie al processo internazionale l’Argentina si rese conto dell’enorme inadeguatezza della legge.

Anche il concetto di vittima va modificato, in quanto tende a stigmatizzare. In America latina si parla di ‘sopravvisuti e sopravvissute’ o ‘resilienti’. Bisogna iniziare a lavorare anche su un piano psicosociale, che potrebbe, per esempio, estendere a una portata sociala il concetto di risarcimento.

Chi vìola i diritti umani in un posto è nemico di tutta l’umanità perché si macchia di lesa umanità.

Non si può essere neutrali; senza confondere l’oggettività con la neautralità, bisogna sempre stare dal lato delle vittime MOBILIZZANDO IL SENSO DI VERGOGNA NELLA SOCIETÀ.

Dobbiamo riagganciare la pratica alla teoria; l’Accademia deve tener conto di chi più sa in fatto di violazione di diritti umani ovvero delle vittime.

I diritti e i doveri devono interagire; un diritto non deve corrispondere col suo stesso contenuto, ma l’applicazione stessa ovvero con l’accesso al diritto per tutti e tutte. Esempio: il diritto all’istruzione non è la scuola in sé ma l’attuazione concreta del diritto ad accedere all’istruzione.

 

 

 

 

 

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