Perché l’educazione alla parità non ha funzionato per raggiungere una parità di genere?

 

N.8

M. Otero

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‘L’androcentrismo dominante nella formazione fa sì che le donne guadagnino terreno in tutti i campi e che gli uomini non s’interessino delle occupazioni femminile perché le considera lavori meno prestigiosi’.

Dobbiamo dare spazio alla visibilizzazione del femminile nel linguaggio, non dobbiamo cadere sotto il maschile generico ma dobbiamo usare il femminile che esiste perfattamente nelle lingue flessive come le nostre.

Sarebbbe anche il caso di discutere della questione del cognome paterno e della patria potestà. La genealogia femminile sta scomparendo, dovremmo tenere in conto la cosa presentandoci, per esempio, con entrambi i cognomi. (In Spagna il cognome è composto dal cognome paterno e materno; quest’ultimo, data la posizione marginale, tende a scomparire – ndb).

Quando appare il concetto di coeducazione nel nostro Paese? Con Ferrer i Guàrdia – gran pedagogo catalano (messo a morte). Concepì la coeducazione come uno spazio dove uomini e donne, bimbi e bimbe condividessero uno spazio di apprendimento sensibile anche alle tradizioni famigliari, etniche, religiose; c’è quindi un elemento sociale ma l’enfasi è nella relazione di uomini e donne, bimbi e bimbe nelle aule.

1976 – prima giornata catalana della donna: venivamo da scuole segregate, in cui bimbi e bimbe andavano a scuola separatamente con programmi diversi e pensavamo che il fatto di far andare i bimbi e le bimbe a scuola insieme avrebbe risolto la situazione. Nel ’30, durante la Repubblica, ci fu un esperimento in questo senso: esistevano scuole (patronats o institut-escola) che riscuotevano ottimi risultati tramite la partecipazione attiva all’aria aperta di bimbi e bimbe.

Nel 1986, al X universario di quella prima giornata, erano cambiate moltissime cose ma il cambio di mentalità non si era verificato. Non bastava mettere fisicamente i bimbi e le bimbe insieme. L’istruzione era sempre androcentrica.

Nel 1986 le professoresse e le maestre femministe iniziarono a lavorare in questo senso. (‘Le bambine buone vanno al cielo, le cattive ovunque’). Come si potevano cambiare i contenuti? Cercammo di riempire i buchi, come per esempio, utilizzare la cucina per spiegare fisica e chimica, o, per quanto riguarda l’arte,cercare tutte le donne artiste.

Non bastava. Per esempio, distinguere la storia generale dalla storia delle donne non serviva a niente, bisognava cambiare la prospettiva. Non mettere le donne come un plus, il salto doveva essere qualitativo.

E ancora stiamo qua.

Cambiano i libri e appare il concetto di trasversalità. Non tutti la praticano, perché non è facile, ognuno cerca di rimanere nel suo ambito.

C’è un gap di partenza: per la primaria c’è il Magistero; per la secondaria esiste un master (a pagamento): Il problema sta nella formazione del corpo docente. Si esce dall’università con la laurea in fisica, chimica, lettere ma senza focus specifico sull’insgnamento nella preadolescenza e adolescenza.

 

Quando parliamo di coeducazione parliamo di differenza e parità allo stesso tempo. Coesistono la parità dei diritti con la valutazione delle differenze che arricchiscono.

Il problema èquando la differenza diventa disuguaglianza.

‘Vogliamo essere rispettate, non protette’ (‘dal decalogo delle donne 1986) ‘Rifutiamo il paternalismo’

Anche le immagini sono fondamentali nel libri di testo, oltre al linguaggio (e mostra la copertina di un libro di filosofia: uomo enorme, donna piccola, bambini piccolissimi, ndb).

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N.8**

J. Riviere Aranda

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‘È necessario che i Gruppi di Uomini per la Parità partecipino all’agenda femminista, ma è importante anche avere un’agenda propria per denunciare i nostri privilegi e fomentare il cambio verso l’uguaglianza’.

Non si può realizzare la partià se non si insegna la parità.

Attualmente chi accede all’insegnamento sa veramente poco in merito al genere; la trasversalità non esiste. Non bastano le giornate di commemorazione, è necessario una formazione seria degli insegnanti, secondo una linea di lavoro stabile che formi pensone con una visione di genere.

Io non vedo persone, perchè sotto questa ‘persona’ si ha un falso approccio neutrale; io vedo uomini, donne, diversità.

Perfomatività del genere, come la connettiamo alle scuole?  Tuttto parte da me quando sono in classe.

Ci sono moltissime donne che lavorano nell’educazione primaria, perchè non ci sono più uomini? Perchè gli uomini sono scollati dai primi livelli dell’istruzione e dei lavori di cura? Ha a che fare con i modelli strutturali costruiti attorno alla mascolinità.

In pubblico e in privato sono le donne che ‘curano’. Così è come vediamo il mondo, come costruiamo le nostre aspirazioni professionali.

Ci sono più donne che riescono ad accedere a ruoli stereotipamente maschili, e molti meno uomini che si danno a ruoli stereotipicamente femminili, c’è poco movimento.

Un altro problema è la universalizzazione del mascolino. Non è buono solo quello che fanno gli uomini. Il punto è sdoganare altri modelli.

Oggi la scuola produce mascolinità egemonica (gli uomini hanno piu diritti delle donne, possono fare piu cose).

Una gran parte degli uomini vittime di atti di bullismo sono uomini eterosessuali, che non sono perfettamente rispondenti all’idea di mascolinità (nei gesti, el vestire). Questo è il frutto della costruzione e propagazione coatta della ‘mascolinità’ stereotipica ovunque: TV; scuola, strada…

Il problema diffuso tra I giovani è che in nome della mascolinità c’è un problema di autoconservazione: si feriscono, muoiono sulla strada della conferma dello stereotipo.

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n.8***

N. REINA

Non si applicano molte leggi, regolementazioni, raccomandazioni.

Le ragazze scelgono certi corsi di studio, i ragazzi idem (per le donne: 5% informatica, aree tecniche 30%)..

Si propone una volta all’anno di trattare la masturbazione femminile, proposta frettolosamente e a parte, come se agli uomini non interessante affatto.

Esistono persone laureate che affermano che il femminismo è il contrario del maschilismo e non un movimento attivista trasversale.

Nella scuola tutto è binarismo, bianco o nero.

Ci sono dei consigli su come promuovere, per esempio, dei racconti non stereotipati con personaggi – uomini e donne – femministi, ma tutto è lasciato alla discrezione della scuola, non esistono controlli effettivi.

Io leggo le direttive ma mi arrabbio, perché non c’è volontà politca o accademica di farlo. Non esistono protocolli di attuazione.

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Sessualismi riproduttivi: diritti sessuali e riproduttivi delle donne

n7*

M. Fernández

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‘Non dimentichiamo che il controllo sul corpo delle donne e sulla sua capacità riproduttiva è un elemento basico per il sostentamento della società patriarcale e della famiglia tradizionale’

 

La sessalità femminile e la maternità è un punto cardine per la lotta femminista. La maternità parte da un modello precostruito che si è trasmesso socialmente con una forza coattiva straordinaria dal patriarcato.

La offensiva degli antiabotisti è una guerra ai diritti delle donne, perché l’aborto è trasgressione di un modello associato alle donne.

Come il diritto costruisce e regola la cittadinanza sessuale? Il diritto all’aborto è centrale per la costruzione democratica della società perché è un diritto alla decisione.

L’aborto ha la particolarità che è un atto che può essere portato a termine solo dalle donne.

L’Olanda consente l’aborto libero fino alle 24 settimane di gestazione (ed è il Paese con meno aborti). Non è solo la normativa che influisce sulla incidenzia dell’aborto ma l’educazione sessuale, la famiglia e l’influenza religiosa.

Storicamente le donne hanno sempre abortito clandestinamnete con gravi rischi per la vita delle donne.

Lo Stato, come principio giuridico, deve garantire i diritti di tutte le persone su due assi: volontà indivduale e persone più vulnerabili. In merito al primo asse, lo Stato deve rimuovere ogni ostacolo all’autodeterminazione personale.

L’arbitrarietà del diritto storico. Il codice Hammurrabi è il codice più antico conosciuto: non puniva le donne che interrompevano la gravidanza e contemplava un risarcimento per la donna che abortiva a seguito di atti di violenza; Egitto: l’aborto non era punito ma contemplava il reato di infanticidio; Roma: l’aborto era punito a partire dall’epoca imperiale e solo in merito alle donne sposate perchè era visto come un’offesa al marito. Col Cristianesimo il feto è associato all’essere umano nato – inizia l’associazione aborto/omicidio. Nel Medioevo era delitto abortire il feto animato ovvero con anima razionale che, secondo la Chiesa,  era formato al 40° giorno se il feto era maschio e all’80° se era femmina. Pio IX impose una tesi: animazione immediata ovvero dal concepimento.

Diritto alla vita e stato giuridico del feto – il feto è o non è una persona con diritto alla vita? Cos’è il diritto alla vita? Rispettare una vita nella sua pienezza o, secondo un’altra concezione più ampia – biologica, fisica, etica – implica concetti come dignità umana e qualità di vita.La riproduzione è un tema pubblico o privato? Di che diritto si parla in merito?

Storicamente lo stato liberale ha consentito la violenza domestica. La nozione di ‘intimità’ legittima il potere in ambito privato. Il privato necessita una contestualizzazione che attualmente non ha.

 

Nel conflitto degli interessi a prevalere è la donna che ha diritto a decidere se vuole o non essere madre.

Abbiamo bisogno non una legge penale ma civile che regoli i diritti riproduttivi.

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n.7**

M. Pineda

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‘Lo Stato spagnolo dovrebbe assicurare che tutte le politiche sulla parità che si realizzano tengano presenti i diritti sessuali e che questi non si limitano all’ambito sanitario’

Quattro anni fa il PP approvò il decreto di legge dell’ordinamento sanitario – ovvero esclusione sanitaria – che ci ha messo in una situazione di vulnerabilità pazzesca.

Non possiamo parlare di diritti umani in Spagna, quando si attaccano i diritti umani – in primis alla salute; se si vulnera uno si vulnerano tutti. Lo sappiamo ma non lo applichiamo.

Sessualismo: descriminazione per motivi di genere.

 

Identità sessuale, educazione sessuale, opzioni sessuali – tutto questo concerne i diritti sessuali.

Il non accesso è la peggiore vulnerabilizzazione che possiamo avere.

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n.7***

S. De Las Heras

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‘Dobbiamo tener presente che la sessualità e la riproduzione sono stati temi tradizionalmente relegati allo spazio privato, zeppi di pregiudizi, e uno dei pilastri su cui si è basato il sistema patriarcale’

Le giuriste femministe hanno a disposizione i diritti umani, in quanto i diritti umani sono l’abc di ogni rivendicazione politica perché le legittimano.

Sessualità e riproduzione sono relegati allo spazio privato anche in un ordine gerarchico di svantaggio rispetto all’ambito pubblico.

Fino al 1994 (Conferenza internazionale sulla popolazione e sviluppo – El Cairo) non si riconoscono espressamente i diritti sessuali e riproduttivi.

Che sono? Sono diritti relativi alla sessualità e alla riproduzione che tutelino le libertà di decisioni, tutela, etc della donna (salute, aborto, etc).

Rilievo alle linee guide del CEDAW, specialmente in merito:

  • Eliminare gli stereotipi nell’ambito della riproduzione e il suo impatto di genere;
  • Importanza della maternità come ‘funzione sociale’,
  • Responsabilità condivisa tra padri e madri rispetto ai figli/figlie;
  • Evitare discriminazioni in funzione della maternità;
  • Diritto all’accesso ai servizi di salute e pianificazione familiare;
  • Diritto a decidere quanti figli*avere e quando.

La crisi economica non ha coinvolto solo I cittadini e le cittadine a livello laborale-economico, ma i tagli hanno aggravato la discriminazione per motivi di genere (riduzione dei posti negli asili 0-3 anni, per esempio).

La legislazione risponde a un modello liberale, capitalista e patriarcale che pronuove la familia patriarcale.

Risposta medica al rinvio dell’età per avere figli (gravidanza assistita) – ma non sociale (persone che hanno fatto la riproduzione assistita 25 anni fa).

POR QUÉ SOY FEMINISTA

Autodeterminazione personale e diversità sessuale: generi, identità e orientamenti sessuali come costruzioni sociali

M. Missé

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‘Il discorso circa la depatologizzazione intende passare da un modello medico a un modello di diritti umani, in cui i professionisti della salute accompagnino ma non decidano le forme di intendere e vivere la transessualità’.

La categoria trans è una categoria socio-medica; però, la cosa positiva, è che nel momento in cui il contesto medico solleva problemi, al contempo cerca di fornire strumenti per la soluzione.

Ad oggi la transessualità è ancora categorizzata come disturbo psicologico ovvero disforia di genere.

Un po’ di storia: nel 1869 emerge il termine omosessuale (Kertbeny), con cui si indicava tutto ciò che era diverso dall’eterosessuale;

1910: emerge il termine ‘travestitismo’ (Hirshfeld), fenomeno che indica la pratica di vestirsi con abiti del sesso opposto. Questo dottore non enucleò il fenomeno come una stortura, non voleva che ‘i normali’ dessero soluzioni, ma voleva capire come queste persone potessero relazionarsi normalmente con gli altri in società.

1919: creazione dell’Istituto per gli studi sulla sessualità di Berlino.

1933: Distruzione dell’Istituto da parte dei Nazisti.

Harry Benjamin: lancia un processo sperimentale di trattamento ormonale. Propose la divisione, all’interno del travestitismo, in due gruppi: persone che volevano solo vestirsi da sesso opposto senza cambiar sesso e persone che volevano fisicamente cambiar sesso, iniziando a parlare quindi di ‘transessualità’. Dal 1966, con il libro ‘Il fenomeno della transessualità’, afferma  che le persone transessuali meritavano la dovuta attenzione in quanto era una questione di salute (trattandosi di persone che soffrivano di un disturbo).

Il 17 maggio 1990 – giorno internazionale della lotta all’omofobia – la transessualità entra nel catalogo dei disturbi mentali.

Ad oggi, il ruolo del medici si sta trasformando in uno strumento di controllo, soprattutto perché è rimasta, di fondo, l’ideologia che vede la transessualità come un  disturbo. A casa ho un documento che attesta che io soffro di un disturbo mentale di genere, incurabile, che però ha un trattamento.

Se la transessualità è il problema di essere nat* nel corpo sbagliato, la soluzione sarebbe ‘aggiustare’ il corpo. C’è chi contesta questa lettura per il fatto che non si può nascere nel corpo sbagliato. In altri ambiti sarebbe inaccettabile, anche perché non tiene conto del fatto che c’è una identità sessuale e di genere non legata al corpo. Non inizia e finisce tutto nel corpo.

Questo ha a che vedere con la pressione inculcata socialmente verso l’appartenenza a un genere o a un altro, che porta, come soluzione, a voler modificare il corpo al più presto verso l’appartenenza a un genere o all’altro.

Mi domando spesso cosa sarebbe successo se io fossi nato in un contesto meno ostile per le donne molto mascoline.

La transessualità è la prova più lampante che la costruzione del genere è relativa, ma al tempo stesso la conferma per il fatto che un transessuale vuole conformarsi a un genere o a un altro.

No esiste il sesso nel cervello.

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JOSE A. M. VELA

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‘Il cambiamento maschile deve essere come è stato (ed è) l’impoteramento femminile: permette alle donne di sfuggire dall’asfissiante normatività del modello tradizionale e mettersi di fronte a una vera scelta di vita’.

TRANSEXUALIDAD DAVID Y GOLIA

Collettivi ‘vulnerabilizzati’* e impoteramento** delle donne

*Si preferisce il termine ‘vulnerabilizzati’, non vulnerabili né vulnerati, in quanto le persone e i gruppi di persone non hanno un elemento intrinseco di vulnerabilità ma vengono messi in una condizione di vulnerabilità da agenti esterni, e a questo processo dinamico si vuole dare rilievo attraverso la forzatura grammaticale (ndb)

**In maniera simile al caso sopra esposto, si opta per la traduzione a calco dello spagnolo (empoderamiento) e inglese (empowerment) che salvaguardi l’idea che le persone hanno di per sé potere, non è qualcosa che dipende da fattori o agenti esterni che però posso sì inibirlo, ostruirlo. ‘Impoteramento’ dunque si riferisce più che altro alla piena realizzazione indipendente, ‘potente’ del sé; l’impoteramento ha a che fare con il valorizzare le proprie potenzialità, esercitarle al fine di agire positivamente e efficacemente nella realtà in cui si vive  (ndb).

S. Ribotta

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‘L’esclusione a causa della povertà aumenta per il fatto di essere donna in termini di discriminazione, e la discriminazione si aggrava di più se è nera o indigena, e a ancor più se è disabile’.

n.5

Soffriamo molti più attacchi dall’altro genere rispetto agli uomini, nelle varie declinazioni.

 

Alla nascita, la differenza di aspettativa di vita tra uomini e donne è lieve, ma, per esempio, questa aspettativa va poi contestualizzandosi in funzione della salute riproduttiva (es. mortalità legata al parto). Israele, Bierolussia, Polonia contano una donna morta di parto ogni 100.000 bambini nati vivi. In Argentina 60 donne morte ogni 100.000 bambini nati vivi; gli Stati Uniti sono all’ottavo posto nella classifica. Su 130 si attesta il Suriname (che ha un alto indice di sviluppo).

Donne morte ogni 100.000 bambini nati vivi in Paesi con sviluppo umano basso: Kenya 400, Nigeria 560, Congo 739, Sierra Leone 1100.

In merito all’educazione, per la popolazione femminile si registrano 15 anni di permanenza nel sistema educativo (nei Paesi con più alto indice di sviluppo umano), circa 4 in quelli con più basso indice (es.: l’Eritrea  si attesta a 4,1 anni presenza nel sistema educativo formale per quanto riguarda le bambine).

Nei Paesi con indice di sviluppo umano più alto come Austria, Arabia Saudita, la differenza della permanenza tra uomini e donne nel sistema educativo è di due anni , per Italia e Grecia un anno.

Per quanto concerne la partecipazione politica, non c’è affatto parità. Solo in due Paesi: Bolivia e Ruanda. Quest’ultimo ha un indice di sviluppo umano molto basso.

Indice desarollo humano che non arrivano al 20% (scano) – USA, Irlanda, Estonia, Emirati Arabi, Chile, Montenegro; Giappone, Grecia (che hanno un indice di sviluppo umano) registrano il 20% delle donne nell’inclusione politica; non arrivano al 15%: Brasile, Libano, Maldive, Guatemala, India, Siria, Niger.Meno del 5% l’Egitto, 0 Qatar e Kuwait.

Cos’è la vulnerabilità? Tutti gli esseri umani sono vulnerabili per il fatto di poter perdere la vita. Questo non è rilevante in termini di giustizia; lo è la vulnerabilità che si produce strutturalmente, socialmente, per gli esseri umani (fisica, psicologia, economica – stabile e no), vincolata con l’identità biologica del genere umano – le regole di come abbiamo regolato il mondo provocano un danno diretto o no per le persone. Essere vulnerabile e trovarsi in una condizione di vulnerabilità non è lo stesso concetto: le persone non sono deboli, vengono messe in situazioni di debolezza. Non è una caratteristica identitaria; dire che le donne sono messe in condizioni di debolezza marca una differenza che non è solo linguistica ma sostanziale perché si trasferisce l’idea identitaria ‘colpevolizzata’ dall’individuo alla società – per un’alterità che ha costruito un sistema di valori che colloca un individuo, in virtù di alcune caratteristiche, in una determinata situazione in una struttura di potere.

Le persone non sono vulnerabili (a livello naturale tutti lo siamo) – la vulnerabilità in termini di giustizia è relazionale. Si parla di eteroattribuzione della vulnerabilità. Gli stereotipi sono molto importanti nella costruzione della vulnerabilità, in relazione, anche, al concetto di colpevolizzazione.

La debolezza sociostrutturale, essendo soggetta alla società, è temporale in quanto cambia col cambiare della società. Ma ci sono società molto rigide, che creano caste, concepite con vocazione di permanenza. Altre sono più facili da connotare come congiunturali.

Ci sono delle debolezze connesse al ciclo della vita ma non cambia il concetto di ‘non essere deboli’ ma di ‘essere in una condizione’.

Gruppi vulnerabili: incorporazione a un gruppo non volontaria, ma sorta a seguito dell’incorporazione di un individuo a un gruppo con delle caratteristiche che la società pone in condizione di debolezza.

Le diverse vulnerabilizzazioni non si spresentano sole. Gli esseri umani sono soggetti a distinte condizioni di vulnerabilità. Mi sembra più pertinente parlare di vulnerabilità aggregate. Anche le condizioni socio-economiche in cui la persona vive giocano un ruolo rilevante nella costruzione della vulnerabilità.

Noi donne non siamo vulnerabili, siamo esposte alla vulnerabilità per la responsabilità sociale e statale. Non è naturale che le donne siano in questa condizione di vulnerabilità. Per questo dobbiamo cambiare le regole, niente più né niente meno.

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C.Murguailday

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‘Nessuna si impotera isolata, ma riflettendo in gruppo. Farlo insieme e organizzate è la garanzia per poter avanzare in un processo di impoteramento’

La distribuzione estremamente sbilanciata delle risorse sono il risultato di un sistema di potere patriarcale, che si siede sull’accesso al potere e alle rirorse in svantaggio per le donne. La debilitazione delle donne è strettamente vincolata a questi due punti.

Il problema è anche la distribuzione del lavoro non retribuito tra uomini e donne e le donne si occupano quasi totalmente delle cure domestiche.

Solo le donne scambiano lavoro non con una remunerazione ma con: relazioni, legami, sorrisi di figli, amore – e tutto perché siamo state socializzate in un’ottica di genere verso questa direzione. Quindi, milionarie di amore e affetto e povere di solennità.

Ogni donna che insegna la figlia a essere una buona padrona di casa la sta condannando alla povertà. I figli sono i forti, quelli che faranno una famiglia. È il figlio che deve studiare perché deve lavorare perché deve mantenere la famiglia (di cui però, si occupa la donna). Uomini esposti al potere, donne all’impoverimento.

Pablo Freire parlò di empoderamento a riguardo della scrittura, in termini di acquisizione di potere (tramite il sapere).

‘L’aspetto più notevole del termine empoderamiento è che contiene la parola potere’ (León 1997)

Donne e politica: partecipazione e rappresentazione (II parte)

N. 4*

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‘A volte le discriminazioni che patiscono le donne sono indirette e passano come non percepite. È necessario dare visibilità a queste situazioni e lavorare per trovare soluzioni a queste disuguaglianze’.

C. Lasén

Il Consiglio d’Europa è un concetto diverso dall’Unione Europea. Ne fanno parte tutti i 47 Stati tra cui Russia, Turchia, Estonia, Finlandia, etc.

La sua importanza sta nel fatto che funge da laboratorio anche per temi delicati come la bioetica.

I dati ci dicono che non esiste uguaglianza né in Europa né in nessun altro Paese al mondo.

Le donne sono vittime di discriminazioni multiple alla luce della loro identità multipla (es. donna e migrante).

Strumenti utili:

 

Il governo svedese si autodefinisce ufficialmente ‘femminista’.

I giudizi sull’aspetto delle donne in politica sono tra i principali deterrenti per la partecipazione attiva alla politica da parte delle donne. (Rilancio il seguente link, per farsi un’idea, ndb)

Alla fine della prima settimana di corso, mi rendo conto che i concetti su cui più si è insistito sono: (mancanza di) sensibilità per una prospettiva di genere, (mancanza di) visibilità del ruolo delle donne, stigmate per il concetto di femminismo. 

 

Donne e politica: partecipazione e rappresentazione

n.4

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M. Cervera

Come le donne vengano rappresentate in politica mi interessa, mi preoccupa e mi occupa, assieme al concetto di visibilità; le donne devono essere ‘visibilizzate’ per tutto quello che fanno.

Le donne devono partire dalla coscienza femminista per poter intervenire nella partecipazione.  Politica è ogni azione di trasformazione nel mondo.

Dire che vogliamo il 50% della presenza in politica è dire poco; il discorso è: a che società vogliamo appartenere? In quale politica vogliamo prendere parte?

Politica non è solo voto, leggi, governi, ma riguarda tutti gli ambiti della vita pubblica e privata. La politica è in tutti gli spazi della vita. Esserci e agire in società è politica.

La coscienza femminista viene dalla riflessione su come smarcarsi da quello che il patriarcato ha deciso per le donne.

Ci sono molte donne che hanno cercato di entrare nel mondo della politica formale secondo gli stessi schemi maschilisti.

Il femminismo è sempre coinvolto nella costruzione di modelli per rinnovare lo status quo verso un’inclusione più giusta di donne e uomini.

La rappresentazione è un tema molto complicato. Ognun* di noi rappresenta solo se stess*, la propria esperienza il proprio corpo ma proprio per questo è necessario mettere in relazione queste esperienze e fare rete. Bisogna tenere in conto l’estrema vitalità dei movimenti sociali.

I luoghi delle donne sono le piazze, le strade, le scuole, luoghi di rete, di auto-organizzazione.

Per la nostra esperienza, sappiamo che lavorare con chi è inserito nei luoghi di potere costa moltissimo lavoro. Ad oggi, ci sono anche delle femministe in questi spazi che vogliono far avanzare le nostre istanze. Noi ci chiediamo sempre fino a quando vale la pena; essere in rete con le donne femministe nelle istituzioni è imprescindibile però sempre sulla base della cooperazione con le associazioni. Non credo sia possibile cambiare le istituzioni dall’interno, ma dall’esterno, tramite la cooperazione, sì. Per esempio, è tanto difficile agire sull’aborto, nonostante il concetto elementare che il corpo della donna è della donna. Ma bisogna continuare a esprimersi, a criticare la legge in base a come noi pensiamo questa si debba esprimere a riguardo.

Un altro esempio: il lavoro. Lavoriamo tantissimo e guadagniamo poco o niente. Allora ci chiediamo quali lavori ci servono veramente, perché per esempio ci sono persone che stanno impazzando per fare cose che non servono a niente. Oppure riflettiamo sui consumi e su come possiamo vivere bene in questo mondo che stiamo distruggendo. Di certo, dall’alto, non si fomenta la discussione, anzi. È fuori dalle istituzioni, nei gruppi femministi, dal basso, che parte e deve partire la discussione.

È importante che la politica faccia proprie le istanze femministe per allargare la portata delle cose che ci stanno a cuore.

La politica non è per i partiti, è per la gente, specie per quelle persone che si spendono per le libertà anche se non sanno dove andranno a parare.

Dobbiamo riflettere, un* ad un*, per come attuare un cambiamento verso il rispetto della pluralità, in rete con i movimenti sociali.

Il femminismo non è il contrario del maschilismo; è un movimento trasversale che difende l’uguaglianza di tutte le persone per una società più giusta.

La moderatrice, Argelia Queralt, fornisce questi dati: 

 

In Spagna, solo il 3% delle donne si considera femminista ma in realtà ci sono molte più donne che difendono attivamente i diritti delle donne: il problema è che il termine ‘femminismo’ è stato stigmatizzato.

Interviene una donna con esperienza nel mondo della politica, dice con sarcasmo: ‘rivendichiamo il diritto a essere mediocri almeno la metà dei colleghi’.

 

 

Quali meccanismi di protezione dei diritti umani abbiamo a disposizione per denunciarne la vulnerabilità?

n.3

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J. Saura

Gli esperti che compongono i Committee vengono eletti dagli Stati Membri. Si esprimono nelle dispute tra individui, tra individui e Stato e tra Stato e Stato, vagliano i report redatti dagli stessi Stati membri (funzioni consultive) e, per determinati Committee, possono anche svolgere delle indagini in loco. (Per quanto riguarda il comitato per l’eliminazione della discriminazione contro le donne, CEDAW, si segnala la presenza dell’italiana Biancamaria Pomenarzi, ndb).

Le relazioni e i pareri emessi dai Committee non hanno tanto un valore di intervento concreto ma sono fondamentali per testare quanto viva, solerte e attiva è la sensibilità civica di un Paese, quanto la società civile è capace di recepire le consulte ed eventualmente mobilitarsi nei confronti dello Stato di appartenenza.

La partecipazione è importante perché se non parliamo noi, altri lo faranno per noi.

Il CEDAW ha ricevuto critiche per la mancanza applicazione del principio di parità, essendo composto solo da donne; un paradosso, alla luce del fatto che nessun* ha obiettato, fino a pochissimo tempo fa, per la quasi totale presenza maschile in quasi tutti gli altri organismi.

 

Consultare qui la relazione sulla violenza contro le donne; qui, invece: raccomandazioni del committee of Ministers, Convenzione di Istanbul e dettagli,