Scusate se esistiamo: (offerte di) lavoro e disparità di genere

Questo articolo ha una parte distruttiva, in cui si analizzerà, criticandolo, il linguaggio di un testo, e una costruttiva, in cui si avanzerà una proposta linguistico-comunicativa più rispettosa di tutte le componenti della forza lavoro.

Stamane mi sono imbattuta in un post di un caro ragazzo che altruisticamente ha rilanciato un’offerta di lavoro. Sulla sua bacheca ha isolato la parte dell’annuncio che si riferisce alle figure professionali ricercate, e poi ha allegato la fonte diretta dell’annuncio. Ecco come si presenta il post:

Screen Shot 2016-03-29 at 7.52.26 PM

Con sincerità, chiedetevi che figura umana si è formata nella vostra mente man mano che leggevate il testo. A me, un uomo. Le donne, in questo testo, non esistono.

Si potrebbe fare appello al ‘maschile inclusivo’ per difendere l’imparzialità di genere del testo, ma, prima di tutto, correttezza e ragionevolezza grammaticale a parte, questo ‘inclusivo’ a me sembra invece tanto ‘esclusivo’ (e non in termini di eccellenza, ma in quanto ‘escludente’ della parte femminile) – la lingua italiana ha tale malleabilità che ci si aspetta che chi opera nella comunicazione pieghi rispettosamente e professionalmente questo meraviglioso idioma al rispetto della varietà di genere della forza lavoro. In secondo luogo, credo che il testo, per la sua monolitca insistenza sul maschile, manifesti un’idea implicita, strisciante, quasi subdola dell’antico stereotipo per cui non solo, in generale·, chi lavora è un uomo, ma che ci sono lavori particolarmente inadatti per le donne.

In questo caso, poi, lo stereotipo si spalma per tutte le posizioni, dalle più qualificate e tecniche (‘ingegneri, project manager, manutentori’) alle meno specializzate (‘addetto di contact center’).

Sono andata a controllare la fonte dell’offerta di lavoro, che è ancora meno attenta all’inclusività rispetto a questo piccolo stralcio.

Le donne sono state letteralmente spazzate via, neanche un blando appello ai ‘principi di imparzialità’, nella mia opionione, è rispettoso dell’esercito di laureate, esperte, addette di contact center, lavoratrici, insomma, che, nel mondo del lavoro continuano a dover calcare un sentiero in forte pendenza rispetto ai colleghi.

Ecco che la strada verso l’occupazione femminile viene già sbarrata e scoraggiata a partire da un banale annuncio di lavoro. Dalle parole, proprio così.

La cosa preoccupante è che quando ho fatto notare al ragazzo del post questo forte sbilanciamento, il suo largo audience mi ha completamente ignorata.

Comunque, vi dimostro come è assolutamente possibile redigere un annuncio di lavoro che non tratti le candidate come fantasmi (gli incisi in parentesi sono miei commenti aggiuntivi):

‘XXX ha avviato le selezioni per l’assunzione di 75 nuove unità lavorative (o ‘nuovi/e dipendenti’) da inserire nei ranghi tecnici e amministrativi della società.

Si tratta di 22 operatori/operatrici XXX nelle province di XXX etc, 5 manutentori elettrici specialisti (questo non posso correggerlo perfettamente non sapendo esattamente di che mansione si tratta, dunque azzardo ‘5 addetti/addette specialisti/e per la manutenzione elettrica’) , 5 addetti/addette di contact center, 1 esperto/esperta XXX, 2 laureati/laureate in giurisprudenza, 1 Project manager per attività internazionali, 5 manutentori meccanici specialisti (come prima, azzardo ‘5 addetti/addette specialisti/e in meccanica per la manutenzione’), 4 laureati/laureate in chimica, 10 geometri/geometre, 2 ingegneri/ingegnere con laurea magistrale in Ingegneria Civile per attività in ambito strutturale, 2 ingegneri/ingegnere con laurea magistrale in Ingegneria edile-architettura, 10 ingegneri/ingegnere con laurea magistrale in Ingegneria Civile, percorso XXX, 2 ingegneri/ingegnere con laurea magistrale in Ingegneria Civile esperti/esperte in analisi dei dissesti e dei consolidamenti strutturali, 2 ingegneri/ingegnere con laurea magistrale in Ingegneria Elettrica, 2 Ingegneri/ingegnere con laurea magistrale in Ingegneria per l’Ambiente e il Territorio.’

Ho volutamente scritto per esteso ‘laureate’ preferendolo alla formula, pur corretta, di ‘laureati/e’, per il profondo avvilimento nel non vedere adeguatamente rappresentata la parte femminile; dunque, mi rifiuto di accettare anche visivamente la declinazione femminile a mo’ di costola di adamo. Questo è frutto della stizza che mi prende, e sapete perché? Perché penso alle mie amiche laureate in ingegneria che hanno condiviso con me le ansie da esame, le lotte quotidiane in un ambiente ostile, la difficoltà ad inserirsi nel mondo del lavoro, e le amiche già ingegnere, che magari devono fare le equilibriste. Penso a chi lavora nei contact center, in perenne precarietà. Penso a loro e mi arrabbio, penso a loro, a me, a noi come donne e non mi sento rappresentata, anzi mi sento ricacciata all’indietro.

Auguro a persone meritevoli di ottenere questi posti di lavoro, perché il merito è l’unica cosa che conta in una selezione. Una volta che i contratti siano stati firmati, avrei la curiosità di sapere quante firme portano un nome femminile e quanti uno maschile, e a che altezza dell’organigramma aziendale.

Ah, si tratta di una grossa azienda pubblica.

Sembra il preludio del film con Paola Cortellesi, ‘Scusate se esisto’.

Scusate se esistiamo.

Screen Shot 2016-03-29 at 9.37.25 PM

 

ps: ho portato il mio punto di vista. Le persone che non si sentono rappresentate dal maschile o dal femminile usualmente inteso e che per questo sono state discriminate hanno tutta la mia solidarietà.

 

  • Recentemente ho ascoltato per radio il racconto di una donna che dal parrucchiere ha incontrato un’amica accompagnata dal figlioletto. Al piccolo è stato domandato il lavoro dei genitori che, nella risposta, nel caso della mamma si è trasformato in un ‘la mamma cucina’ a dispetto del fatto che la donna, in realtà, non solo lavora ma copre anche una posizione dirigenziale (cosa che era già nota a chi ha posto la domanda)
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2 pensieri su “Scusate se esistiamo: (offerte di) lavoro e disparità di genere

  1. Secondo me spesso il sessismo é negli occhi di chi guarda.
    Forse tante femministe sono così impegnate a cercare sessismo/maschilismo ovunque che lo vedono anche dove non c’è!!
    Per me é un’offerta di lavoro come tante altre e, da donna, non mi sono sentita minimamente discriminata, se non per il fatto che non sono minimamente competente in nessuno dei campi richiesti.
    Se avessi avuto le giuste competenze, mi sarei tranquillamente presentata ai colloqui, tant’é che mentre leggevo ho subito pensato a mia cugina, che invece é piu che qualificata per ció che richiedono.
    Tra l’altro, la tua opzione mi sembra quasi illeggibile. Tutti quei trattini solo per includere le donne quando nella lingua italiana il maschile include anche il femminile mi sembrano inutili e rallentano un discorso che deve essere breve e incisivo, proprio per sua stessa natura.
    Anche io sarei curiosa di sapere quante donne rispetto a quanti uomini verranno poi assunte, perché certo il maschilismo a livello aziendale esiste, ma questa é solo un’offerta di lavoro e se una donna non si presenta perché non si sente inclusa nella richiesta per me é esagerata e permalosa.
    Il maschilismo esiste, ma cerchiamo di non vederlo ovunque, anche dove non c’è.

  2. Ciao Erica, per quanto riguarda i trattini, hai ragione – ma poi ho spiegato il perché dell’accanimento più sotto (per esempio, l’opzione ‘laureati/e’ è più ordinata e semplice ai fini della lettura ma l’ho rifiutata per una ragione precisa).
    In realtà ci sarebbero altre opzioni per redigere il testo in maniera più equa ma mi piacerebbe che qualcun* intervenisse su questo, io penso di aver già dato.
    Comunque, mi ispiro ai criteri adottati da anni in altri Paesi in merito alle offerte di lavoro, dove è un principio cardine il rispetto, anche grammaticale, per la diversità di genere (oltre che religiosa, di età e così via..) – e io non vorrei vedere niente di diverso nella mia lingua. In secondo luogo, io insisto molto sulla percezione e so che è un terreno impervio.
    Se si fosse così solerti nel vedere il maschilismo quanto lo si è nel non vederlo o nel negarlo, vivremmo in una società più giusta. Comunque, in passato ho scritto anche su questo (riguardo un articolo che tacciava il film sulla vita della Winehouse come maschilista, quando non lo è affatto, lo trovi qui http://www.ilikepuglia.it/firme/visti-da-voi/bari/28/07/2015/amy-the-girl-behind-the-name.html).
    Sarà come dici tu, ma per il momento preferisco agire per eccesso che per difetto.
    Saluti!

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