La ragazza e la giraffa

La ragazza si avvicinò alla giraffa con una manovra prudente. Con calma, si spostò tra alberi e cespugli diverse volte, dissimulando – con la lentezza dei movimenti e lo sguardo lanciato qua e là lontano dal suo reale obiettivo – lo stupore curioso e fremente per l’animale. Anche l’animale, che l’aveva vista da subito, sembrava incuriosito. Allontanò il flessuoso collo dal cespuglio, smise di riminare e cominciò a guardare intensamente la ragazza. La seguiva da albero a cespuglio, da cespuglio ad albero. Ora le due femmine, l’una di fronte all’altra, si guardavano con la stessa curiosità; l’umana con estatica ammirazione, la giraffa con incerta diffidenza. La ragazza, dritta dritta, strinse le gambe e avvicinò i gomiti ai fianchi, reggendo la macchina fotografica con la bocca aperta per la meraviglia. La giraffa voleva indietreggiare ma esitava, mentre le altre giraffe guardavano placide e guardinghe la scena poco più in là. La lunga ombra copriva la ragazza e lanciava dietro di lei una scia imponente e sinuosa. Poi l’umana si rilassò impercettibilmente, spostando leggermente un piede in avanti; la giraffa si voltò lentamente e corse via. La ragazza si sentì avvilita ed umiliata dalla sua stessa specie che chissà come e chissà quando, turpemente, si era introdotta tra i neuroni di un animale tanto maestoso ed elegante sotto forma di pericolo.
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