Ho voluto la bicicletta, adesso pedalo.

I want the right to bicycle, cito e adatto i Queen.
Bari.

Premessa: questo articolo va letto come continuazione dell’altro, precedentemente pubblicato, circa il fantastico mondo dei trasporti pubblici e del traffico di Bari (https://speropromittoiuro.wordpress.com/2014/11/16/un-tram-chiamato-miraggio/).

Dunque. Poiché il mio piano di voler utilizzare i mezzi pubblici aveva mostrato tutto il suo fianco, mi sentivo molto sconfitta; eppure, dovevo trovare una soluzione.

Accantonata l’opzione dei mezzi pubblici, rimaneva quella della bicicletta. Volevo evitare di esporre la mia bici al rischio del furto, così, inizialmente, avevo pensato di rivolgermi al servizio pubblico di bike sharing, che però versa in uno stato paradossale: inesistente. O meglio, ridotto all’inisestenza per incuria, disservizio e inciviltà dei cittadini. Le postazioni sparse per la città rimangono desolatamente sprovviste di biciclette (che fine avranno mai fatto?) e quelle poche che hanno resistito versano in condizioni pessime (ruote ovalizzate o divelte, come per i sellini, danni di vario genere). No way, insomma.

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E allora, l’unica cosa da fare era utilizzare la mia bici. Problema risolto? Ovvio che no.
Prima di tutto, dove parcheggiarla? Solo un incurabile idealista, troppo fiducioso nella civiltà, la lascerebbe per strada seppur con catene, allarmi, gps o similia. Test di laboratorio hanno dimostrato che niente scoraggia i ladri di biciclette. Una mia carissima amica si è equipaggiata con una pesante catena, pagata circa 30 euro, che secondo me è stata effettivamente forgiata nelle fucine di Efesto (e comunque la mia amica, a sera, ripone la bici nel garage).
Bari, poi, non solo non conta molti parcheggi per le bici, ma quelli esistenti sono invasi da altri tipi di veicoli o non sono funzionali. Un esempio? In via Cairoli ci sono le antiche vestigia di quella che una volta era una rastrelliera, ora ridotta a pezzi di ferro accartocciati, che nessuna sollecitudine da parte dei cittadini ha avuto, come effetto, un loro restauro. In effetti sono le leggi dell’economia: dove non c’era domanda, a che serviva l’offerta?

Andiamo avanti. Non avrei potuto tenere la bici in casa perché avrei dovuto trasportarla per quattro piani a piedi. Impensabile. Nel portone dello stabile, poi, era vietato lasciare le bici. Disperata, ho preso appuntamento con la persona che si occupa del condominio. Segue il breve dialogo, dopo i convenevoli:
Io: “Senta, so che è vietato, ma devo chiederle una cosa”.
X: “EEEEeeeeee, vietato…si trova sempre la soluzione”.
Io: “So che non è previsto dal regolamento condiminiale, ma posso tenere la bici nel portone? Sa, quattro piani a piedi e 13 chili addosso…”
X: “No, vietato”.

Ora, sono sicura della buonafede del mio interlocutore quando inizialmente alludeva alla flessibilità, a Bari, del concetto di “vietato”; ma cercare di seguire una condotta ecologica a Bari, questo si, può essere proibitivo, più che proibito. Mentre, sconsolata, davo le spalle all’interlocutore al momento del commiato, una sorta di pietas deve averlo colto, perché si è offerto di tenermi la bici nel suo garage di casa, dato che si trattava di poche settimane. Non ci potevo credere, iniziavo a vedere la luce….Alla fine, la mia bici ha trovato riparo notturno nel garage di uno sconosciuto mosso a compassione, che è stato ricompensato con una ricca guantiera di dolci. Per un caso fortuito sono riuscita a risolvere, ma non è sempre così, e raramente le esigenze trovano una risposta istituzionale…

Qui arriva la parte più avventurosa, quell’esperienza estrema che si realizza al camminare per strada con la bici.
Il problema ha due facce esattamente come Giano Bifronte, nella sua imponenza: da un lato, Bari non è una città pensata – né a livello di politica urbana né a livello strutturale – per la circolazione in bici. Dall’altro, il ciclista, come entità, come realtà umana, non esiste nella stragrande maggioranza non solo degli automobilisti, ma di tutti i non-ciclisti.
Un esempio che coniuga i due sventurati aspetti. In città le piste ciclabili sono pochissime e dal percorso molto limitato. A dicembre è stata inaugurata una pista che corre lungo parte del Lungomare. Un’altra corre invece per un tratto del quartiere Libertà. L’ho percorsa in tre occasioni, e in tutte e tre le occasioni era assolutamente invasa da ciclomotori in sosta o scelta come corsia preferenziale per i passeggini. Un’ennesima corsa ad ostacoli.

I pedoni sono a volte più pericolosi delle automobili. Infatti, il ciclista assume, ovviamente, un livello di guardia molto alto per le auto, mentre, in alcune circostanze, il pedone rappresenta l’ “effetto sorpresa”: il ciclista buono di cuore pensa che, in virtù della condivisione della stessa causa, quel senso di timore che lega ciclisti e pedoni fisicamente svantaggiati di fronte alla carrozzeria spietata delle auto, il pedone sarà un compassionevole alleato. E qui son dolori: perché il pedone che non rispetta il rosso pedonale sa che a Bari l’autista, a sua volta uso alla trasgressione delle regole, “conosce i suoi polli”; ma il pedone sprezzante delle regole, ignora il fatto che il ciclista, con il verde al semaforo, rischia davvero l’osso del collo per poterlo schivare se il pedone non rispetta il suo rosso. Il rispetto della segnaletica stradale, in primis le strisce pedonali, sono molto importanti per il ciclista, ma il pedone spesso lo ignora.

Per un qualche motivo, poi, le piste ciclabili sono i posti privilegiati per le cacche dei cani. Anzi, siccome il cane non ha colpe, preferisco, forse con un salto semantico un po’ forte, (una sorta di ipallage, insomma), parlare di cacche dei padroni dei cani per sottolinearne la responsabilità civile. Per cui, allo sconsolato ciclista non resta che scendere dalla bici e darsi allo slalom gigante a piedi…

Ora, chi scrive ha avuto modo di osservare gli Olandesi. Innanzitutto, la prima cosa che ricorderete dell’Olanda, visitandola, sono i parcheggi di biciclette a perdita d’occhio, sono le mamme con un bambino sul manubrio e l’altro sul sellino posteriore mentre tornano a casa in bici con le buste della spesa a meno dieci gradi, sono le persone di tutte le età abituati da sempre abituati a sfidare le intemperie e muoversi in bici come se fosse una cosa ordinaria se non banale. Vi ricorderete anche del senso del pericolo che vi coglierà se distrattamente vi posizionate erroneamente su una delle lunghissime piste ciclabili: per il ciclista olandese starete oltraggiando un suo diritto che difenderà a costo della morte (vostra, poichè molto probabilmente vi schiaccerà, imprecando); Bari invece può vantare un clima gentilissimo (registrati 18 gradi a fine novembre) ed è piatta. C’è quasi sempre il sole, il che la rende potenzialmente una città super ciclabile.

E invece no; perché il lamento è facile e il cambiamento sempre auspicabile, ma devono essere sempre gli altri ad iniziare, e a iniziare a reclamarlo.

Bari è piena di macchine, altro fenomeno che non mi è facile decifrare, perché ad oggi una macchina costa tanto (dalla benzina all’assicurazione, al bollo alla manutenzione); se “crisi” è una parola sulla bocca di tutti, com’è che nessuno prende dei provvedimenti anticrisi? Ognuno è libero di fare quello che vuole, chiaro, compreso farsi carico di molte contraddizioni.

Ho fatto la mia scelta e ho usato la bici nel periodo in cui sono stata a Bari. Un giorno, esasperata dalla puzza dei gas di scarico – che ingiustamente inalavo – ho preso una mascherina e ci ho scritto sopra: Usate la bicicletta, porcaccia la miseriaccia. Ecco la foto:
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Se più persone reclameranno il diritto di usare la bicicletta IN SICUREZZA, solo così potrà avvenire un cambiamento della mentalità che oggi, sulla pelle della persone che vogliono attuare scelte viste ancora come alternative, stenta a realizzarsi.

Dal 20 al 22 febbraio, la Fiera del Levante ospiterà una fiera dedicata alla mobilità sostenibile. Speriamo che non sia solo un’iniziativa-vetrina, su cui poi calano le saracinesche, ma l’inizio del germogliare di una nuova coscienza e una diversa consapevolezza, che siamo una regione stupenda e piena di potenzialità il cui spreco ci rende ennesimamente infelici.

http://www.fieradellevante.it/index.php/it/comunicati-stampa/887-presentata-bici-in-puglia-una-nuova-fiera-dedicata-agli-amanti-delle-due-ruote

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I want the right to bicycle. O BeCycle!

Questo pezzo è dedicato alla Cri.

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Un pensiero su “Ho voluto la bicicletta, adesso pedalo.

  1. Ufficio accuratezza: la proprietaria della catena tipo àncora di transatlantico ci tiene che si sappia che suddetta catena cinge le ruote della sua quinta bici, succeduta alle quattro rubate anche in pieno centro e di giorno.
    Grazie.

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