La musica colta per caso al Medimex di Bari

Ieri si è concluso il Medimex, ambiziosa iniziativa che mira ad attivare un proficuo networking tra gli operatori nel settore musicale, il cui programma ha previsto una miriade di attività di alto livello per gli addetti al settore senza dimenticare gli ascoltatori comuni mortali, allietandoli con incontri ed esibizioni degli autori più amati del momento.

L’aria era quella da ”vetrina” festosa. Il fantasma della crisi è stato accuratamente allontanato, tutto trasmetteva entusiasmante produttività. Se questo può avere delle ricadute positive, ben venga.
Ma io, che in crisi ci sto, mi domandavo, la crisi c’è o non c’è? Perchè va bene cercare di dare un’idea positiva ma sarebbe onesto parlar più di strenui tentativi di ripresa che di prosperità; invece certe parole sono censurate. Sembra che in Puglia stiamo tutti bene – solo perchè c’è buona musica, buona gastronomia, buona gente e il mare – ma le stime sui problemi rientrano in quelle semicatastrofiche nazionali e allora mi riusciva strano fare finta di niente; ma al contempo, devo ammettere, i concetti di networking, rete e scambio, genuinamente propagandati, hanno messo di buon umore un po’ tutti. Insomma, se fa bene, va bene.

Per la maggior parte dell’anno non sono in Puglia. Mi ci sono trovata in questi giorni e ho avuto l’opportunità di lavorare al Medimex. Ah, e qui lascio le ultime righe al mio congenito spirito polemico se dico che è stato a tratti divertente osservare le uniche due persone di passaggio che mi hanno trattato come una sottoposta, perchè il loro badge aveva un colore diverso dal mio e sul loro c’era anche una nomenclatura più cool del ruolo che ricoprivo io (semplice hostess). Non finisce mai di sorprendere come certe persone rimpolpino le loro vite accontentandosi della miserabile e fasulla credenza che il prossimo tuo sta sotto di te. Stop.

E’ stata una bella esperienza che mi lascerà nuovi contatti e, chissà, nuove amicizie; è stato bellissimo sorridere a persone nuove che non conoscevo e cercare di rendere gradevole il loro passaggio al Medimex; ho cercato di fare il meglio nel passare l’idea che ci saranno pure tanti problemi ma la gentilezza è di casa e se ti apri al dialogo scopri anche delle persone profonde; dai colleghi ho imparato qualcosa in più e spero di aver lasciato qualcosa anch’io.

E poi, la musica.
Poichè stavo lavorando, non ho potuto seguire nessuno degli appuntamenti ma nella striminzita pausa pranzo ”combo” (panino+acqua+caffè+telefonata+pipì+passeggiata lungo il perimetro del padiglione per sgranchire le gambe) ho assistito all’ingresso trionfale sul palco dei Fab3 (GazzèFabiSilvestri) – di cui poi una cara amica, impietosita, mi ha fatto sentire una breve registrazione.

Dallo stand di fronte il mio provenivano in loop vari pezzi, tra cui ”Rime patate e cozze” dei Bari Jungle Brothers feat. Miss Fritty.

Ora, lei c’era, mi ha guardato e mi ha sorriso, corrisposta. Lei mi avrà sorriso perchè è gentile, io perchè amo la sua performance nel pezzo (me la immagino mentre parla al telefono con la suocera giamaicana a passarle le ricette) specie perchè effettivamente c’è modo e modo di fare il ”culo grosso”: una cosa è a fish&chips, un’altra a pane e ricci. E sapete che c’è? Nel vedere questa ragazza che ha inseguito e realizzato il suo sogno, io sono felice, felice di vedere una caparbia ragazza finalmente realizzata e felice di fare quello che fa. Brava!

Ho fatto sentire il pezzo a una persona che lavora fuori e mi ha detto che si è messa a piangere perchè nel video c’è molto di quello che della Puglia le manca. Volevo farla sorridere e l’ho fatta piangere. E’ il noto effetto lontananza. (Alla fine, però, giuro che abbiamo riso ; ) ).

E’ passato come un sogno Nicola Conte.

Sempre dallo stesso stand, proveniva un pezzo che ha guarnito di internazionale elettro tecnologico lo stand. Ho scoperto ”Who cares” dei Symbiz, che coniuga la musica alla tecnologia 3D (il video è disponibile anche in 3D).

Poi c’è stato un inaspettato ”canale” di scoperta. Hanno regalato ad ospiti ed addetti una graziosa borsa di tela con dentro materiale vario tra cui un CD doppio contenente il meglio della produzione MadeInPuglia. Un CD ben fatto a partire dalla grafica della custodia (quando mi ci metto, osservo anche i dettagli). Dunque, tornata a casa (sfatta), non vedevo l’ora di aggiornarmi sullo scenario pugliese a cui guardo anche quando sono fuori, ma per forza di cose qualcosa mi sfugge. E mi sono accorta che quei cd non sono solo marketing e neppure un cotillon di contorno. E’ un vero e proprio regalo.
Contiene pezzi molto diversi tra loro per generi e per lingue: italiano, dialetti pugliesi e inglese.

La prima notte non ho retto oltre la quinta traccia, ma mi sono follemente innamorata di ”Mistakes” dei Fabryka. Fresco e gradevole come un raggio di sole in faccia, appena svegli.

I noti Radicanto con ”Strade”

Il mattino seguente, dopo essere svenuta di sonno, ho vissuto una beatitudine. Mentre mi pettinavo, a un certo punto ho capito di essere sotto l’effetto di un incantesimo buono: mi è arrivato dritto al cuore ”Lu rusciu de lu mare” (”Il rumore del mare”), di Raffaele Casarano feat. G. Sangiorgi, in dialetto salentino. Ora, in Puglia si parlano numerosi dialetti e dunque, per la prossima stagione turistica, lo sventurato turista va redarguito sul fatto che un salentino non è detto che capisca il dialetto barese e un barese non è detto che capisca il salentino perchè i due sistemi dialettali non sono la stessa cosa. Io, che appartengo ai dialetti centrali della Puglia non capisco in maniera automatica il salentino. Ma ho intuito la storia, e l’avevo intuita perchè la musica la sposa alla perfezione. Oggi, giorno di riposo, ho fatto una ricerchina e ho scoperto che trattasi del ri-arrangiamento di una canzone popolare salentina che parla di un amore impossibile tra un soldato e la figlia del re. E’ talmente bella che ho voglia di riparlarne in un altro articolo, magari connettendola a ”Il viaggio della sposa” di Rubini.
No, il rumore del mare non è troppo forte se lo ascolto da questa canzone.

Grazie Medimex, il tuo slogan era ”LA MUSICA E’ LAVORO” inciso a lettere cubitali sull’ingresso. Per me, per tre giorni, lo è stato. Ne ho bisogno e ti ringrazio, i dindini servono. Ma ti ringrazio ancora di più per aver nutrito il mio spirito con la musica (goduta nei momenti di calma e quasi per caso).
Buon ascolto a tutti voi da una hostess curiosa.

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