Il rumore del mare e il viaggio della sposa

”Lu rusciu de lu mare” è entrato in me con passo dolce. Il nostro incontro è avvenuto per caso, da un cd che mi hanno regalato e che ho inserito nel lettore ”a scatola chiusa”, e che mi ha soffiato le note di questo pezzo nelle orecchie mentre mi acconciavo allo specchio, una mattina come altre.

Mi ha ipnotizzato la versione struggente e bellissima di Raffaele Casarano feat. G. Sangiorgi.

Dal repertorio popolare della tradizione Salentina ha conservato il dialetto e ha abbandonato la veste pizzica-tarantella.

Inebriante.

Arriva tutto il canto del soldato che non può avere la figlia del re.

Ci catapulta in un tempo in cui due amanti potevano davvero non rivedersi mai più, sapendolo. E come doveva essere, sopravviversi perdendosi?

Nonostante la grande malinconia del pezzo, il testo sviluppa il tema dello strappo forzato che sfiora la morte riscattandosi però con simboli di vita, che viene espressamente citata. Con una profondità psicologica sorprendente, il cantante-soldato compiange non tanto e non solo se stesso, ma la donna che, onorando politiche matrimoniali feroci, si piegherà chissà a quali voleri (di certo non suoi) sposando un altro uomo. E gli amanti si separeranno, lei in Spagna lui in Turchia. Lei si da la morte (interpretabile come metafora o come atto reale), lui la vita con uno slancio di speranza che, altruista nella comprensione dello stato della donna, ricomincerà altrove.

Il pezzo è costruito su un elegantissimo restringimento di punti di vista, di spazi e di termini bipartiti tra alti in riferimento alla figlia del re, più umili in riferimento al soldato: dalla palude della caccia c’è un avvicinamento ideale ai luoghi più intimi – ma non certo intimi – della vicenda amorsa, spazi ritagliati in qualche modo nella corte; lui si sposa (me n’zuru), lei prende marito; lei porta un fiore, lui la più umile palma, senza dimenticarne la simbologia ricollegabile al martirio (quello dell’amante che non avrà l’oggetto del suo amore), alla pace (in contrasto col suo ruolo di soldato) e alla rinascita (secondo la mia interpretazione lui fino alla fine cerca in qualche modo di ”farsi forza”). Nella parte centrale si rende l’idea del legame, del contatto disperatamente cercato, come una mano che non si vuole sciogliere dalla mano della persona amata, incatenando tutte le strofe centrali ”il frastruono del mare –> il rumore del mare (succ.); si dà la morte –> ella si dà la morte (succ.); la figlia del re ora si marita –> lei si marita (succ.); la figlia del re porta un fiore –> lei porta un fiore (succ.); la figlia del re parte in Spagna — lei parte in Spagna (succ.). Ribadendo contemporaneamente l’ossessione per lei, che apre e chiude ogni strofa che contiene ”lui” solo al centro (lei – io – lei)

La separazione è segnata da un tragico ”Iddha si ta la morte e jeu la vita (Ella si dà la morte, ed io la vita)”, netta nella costruzione speculare di soggetto/pronome personale specificato (Lei – Io) e dall’antitesi morte/vita che si frantuma nella chiusa finale ”la fija te lu re è a zita mia (la figlia del re è la fidanzata mia)” un’arditezza per un semplice soldato che con questo ”epitaffio”, al contrario, trascina in fine verso di sè – anche linguisticamente – la donna che gli volerà via. Non si rompe invece il discorso in terza persona, un falso ‘impersonale’ rotto dall’infantile ”la fidanzata mia”.

La canzone mi ha fatto pensare a ”Il viaggio della sposa” di Sergio Rubini, bellissima storia d’amore con un finale non scontato, piendo di amore, generosità e sofferta accettazione.

ps.: Sergio Rubini è stato il primo contemporaneo a ”sdoganare” il cinema made in Puglia. ”Il viaggio della sposa” è ispirato ad una storia vera.

http://youchords.altervista.org/Canzoni_con_2_accordi/Lu_rusciu_te_lu_mare.html

http://www.mancaversa.it/pizzica_e_taranta/lu-ruscio-te-lu-mare/

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4 pensieri su “Il rumore del mare e il viaggio della sposa

      • ho rivisto anche il piccolo pezzo del film nel video da te proposto, commuovendomi ancora…
        si l’associazione è riuscita e devo farti grandi complimenti per il blog che trovo non soltanto interessante per i contenuti ma, passami il termine aulico, anche polifonico, perché come in questo post cerchi un arricchimento che apre a più elementi.. grazie e ti seguo con piacere..
        un abbraccio
        A

  1. Il film è davvero emozionante!
    Sono toccata dal tuo commento sul blog poichè mi muovo volentieri su una sorta di pensiero laterale. Può essere ardimentoso ma ad essere sincera mi diverto!
    Siamo in contatto!

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