Ver Sacrum, o quando il dio era sulle nostre bocche

Gli adolescenti sono esseri, sono un tutto in potenza. Quando lo ero io, non capivo chi mi diceva che stavo vivendo il periodo più spensierato della mia vita. Anche se ho vissuto un’adolescenza relativamente tranquilla, in cui mi stringevo a coorte con la mia compagna di banco e grande amica alla vigilia dei temutissimi compiti di greco; anche se i turbamenti amorosi – quelli seri e reali – sono arrivati dopo; anche se il mio pungolo più urgente era cercare di capire il mondo degli adulti e decidere se volevo assomigliare a uno di loro, io pensavo (e lo penso ancora) che ogni età ha il suo tormento, proporzionale ad essa, per lo meno in situazioni di normalità. Per cui non capivo perchè se io riuscivo a rispettare le preoccupazioni degli altri, specie degli adulti, questi sminuivano le mie.
Di certo, col tempo le responsabilità aumentano ma la buona notizia è che man mano che aumenta la vita, aumenta la consapevolezza. Nel bene e nel male, questa è una conquista che rassicura gli adulti rispetto ai ragazzini. Perciò non dite ai ragazzini che stanno vivendo il periodo migliore della loro vita, per lo meno per i motivi che credete VOI. Abitano un corpo che cambia di giorno in giorno, dove c’era un tenero cucciolo di mamma compare una guerriglia di ormoni. C’è la scuola, che spesso, invece di essere un posto accogliente che pungoli intelligenza e curiosità, le mortificano. Ci sono gli altri, che non sempre ti capiscono. Ci sono gli adulti, che corrono e corrono e sembrano proprio di essersi dimenticati cos’è l’adolescenza e nella loro corsa ti fanno pensare seriamente se non sia il caso di abitare per sempre quel guscio informe piuttosto che prendere una forma frettolosa. E triste.
Però i ragazzini sentono la vita come forse non la si sente mai più, nel bene e nel male. Per questo l’adolescenza va tutelata ovvero supportata; la solitudine, nella sua miriade di forme, porta a gravi degenerazioni. Porta alla paura e al disorientamento e se non sfocia in atti degenerati il rischio è di lasciare questo meraviglioso capitale umano all’angoscia, il che farà di loro degli adulti angosciati se passivi, angoscianti se attivi.
I ragazzini sono passionali. Quello che un adulto non inaridito mitiga col senno e con l’esperienza, in loro può essere un bomba H. Esplodono o implodono. Ma quella passione, quella sensibilità verso il mondo, è una risorsa che va accompagnata e da cui s’impara qualcosa. La freschezza di spirito, per esempio, invece di essere fagocitati dagli avvenimenti.
Siamo tutti più poeti durante l’adolescenza. E’ un sentimento che molti, moltissimi, sviliscono col tempo e quasi sempre per scelta. Gli adulti, spesso, perdono quell’entusiamo, dimenticano del tutto quando il dio era in noi.
E l’amore, durante l’adolescenza, è totalizzante. In un momento in cui ci si chiede ‘Chi sono io? Chi sono gli altri?’ si scopre l’esperienza insieme più egoistica e altruistica della vicenda umana. L’amore. Si scopre la distruzione e la costruzione ed è difficile capire quando contenere la passione distruttiva e quando lasciare andare la forza creativa dell’amore. Non lo capiamo da adulti, almeno gli adolescenti accolgono la sfida che è ineluttabile.

Per fare un esempio, ho deciso di pubblicare una lettera di amore – in realtà d’addio – scritta nel 2000, non ero ancora maggiorenne. E’ una delizia. Inizialmente sembra io sia bardata, poi mi sciolgo, e tra un moto di tenerezza e una battura faccio anche ridere. Perchè da adulti non scriviamo più così? Perchè da adulti non scriviamo più? Perchè non ci esponiamo?

Xy,…
oggi vorrei dirti tante di quelle cose…Perchè se ora che ho deciso di chiudere con te vivo in uno stato di letizia pensando al fardello delle sofferenze che la nostra relazione (rapporto reale solo nella mia testa troppo predisposta a vedere cose che non ci sono – solo per amore) mi scagliava ogni santissimo giorno sulla pelle – ora non ci sarà più, è vera anche un’altra cosa. Nonostante consapevole che le cose dette avrebbero potuto realmente disintegrare qualsiasi misero ponte tra di noi – forse voglia sia così – è vero che non so come sopporterò la tua mancanza. Non è che la tua sia stata una presenza, ma so che mi mancherai perchè…come posso spiegare…ma non c’è bisogno di spiegare.
Sto scrivendo male, lo so, ma non ha importanza, potessi trovare il modo di farti intuire quello che sento…Non è che tu mi capisca così bene, o no. Che dici? Mi fa rabbia da morire che hanno vinto tutti i nemici che avevi che volevano che morisse quello che io avevo sperato nascesse tra i nostri due corpi e spiriti ma mi fa veramente morire che il più grande tra questi nemici contro te sei tu. Xy io sono stanca. Ammettendo pure che tu nutra la pallida intenzione di non perdermi così (ah!ah!), devi lottare non contro la mia rabbia intensa (dura comunque poco), non contro il mio odio (magari l’avessi), ma contro la mia stanchezza, la perdita di fiducia e della speranza.
Io mi sto spegnendo. Tu non hai mai voluto venirmi incontro. Mi hai solo e sempre chiesto di seguirti. Mai che tu ti ponessi al mio fianco. Si. Ti avrei seguito ma solo se noi due lo avessimo voluto veramente, e solo se tu non mi avessi dato sempre le spalle, come quando talvolta cammini e io rallento volontariamente e tu continui a camminare. Come faccio?
Io non posso darti altre possibilità perchè tu non mi rispetti e io valgo molto di più di quelle troiette che rimorchi cui dai il tuo numero perchè loro ti cerchino. So di avere onore. Perchè sei così?
Io so che domani vorrò bruciare questa ”lettera” che farebbe venire il mal di testa all’Ulisse di Joyce, ma io ti devo dire che ora, alle 20:51 di questo strano 30 aprile, domenica piovosa e soleggiata, io sento un pugno nella pancia che vuole fare uscire queste benedette due parole che mai ti ho detto e forse mai sentirai da me. Io ti amo. Le parole non sono due, ma tre, ma sai che a matematica faccio schifo. Credo che XX mi ha attaccato la febbre e il delirio Ti amo ti amo ti amo ti amo
Scusa se da ieri sarò costretta a fingere di essere indifferente o irritata alla tua vista. Ti amo.
Metti da parte la Ina incazzata che ti sputerebbe in faccia – sono pur sempre una donna offesa. Sentiti coccolato e protetto sempre da me. Addio

Mi odio per aver scritto queste cazzate
Ina

Ti amo. Un vagito a quindici anni.

One, two, three, four, five, six, nine, or ten
Money can’t buy you back the love that you had then (Feist – 1,2,3,4)

E poi, qui invece c’è una poesia scrittami da un giovanotto invaso di poesia. Dove sono ora i poeti? Dove sono gli amanti?

“Quale forza di gravità regge

la perfezione dell’universo?

Certo non compete con la mia,

quando orbiti intorno a me”

Perchè dimentichiamo quella bellezza che in modo confuso ma vitale ha abitato in noi? Perchè gli adulti si dimenticano cosa sono stati?  ”Rari i santi, più rari i poeti” diceva Pratolini.

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