Fine di una storia (seconda parte)

Voglio qui isolare due video per la loro bellezza.
Come spiegato da Natasha Khan, alias Bat for Lashes, il concetto che sta dietro al bellissimo e inquietante ”Daniel” è l’ambivalenza, l’altalena dei diversi stati d’animo che ci assalgono quando una storia entra in crisi profonda. Da un lato la crisi è senza ritorno, dall’altro ci sono moti dell’animo inspiegabili che ci portano indietro.
Le figure nere – i ballerini perturbanti, tra i palloncini in testa dentro calze nere e un richiamo angosciante a Mikey Mouse, geniale – sono i pensieri neri (‘si stagliano uccelli neri che volano via come i foschi pensieri’, dice il poeta) che ‘coccolano’, prendono a pugni e coninvolgono la donna in dissidio in una sorta di danza macabra, finchè non li scaraventa fuori dalla sua macchina, cioè da dentro di sé, e finalmente riabbraccia il suo Daniel – spudorato omaggio a Karate Kid fin dal nome della canzone. Anche la cantante, nata nel ’79, attinge dalla sua mitografia personale.
Si racconta di un viaggio verso casa fatto in due, che sembra però essere giunto al termine. Si racconta della drammatica crisi d’identità che porta con sé la crisi di una storia, con la tristezza di un’intimità che si sfalda (come ben rappresentato da questa sorta di ambiente domestico andato in fiamme).
Nel video sembra esserci una soluzione positiva, ma la pesantezza e la violenza dei pensieri neri insinuatesi non ci lascia proprio convinti.

Making of: http://www.youtube.com/watch?v=ffO9eTHbO7k

Bonobo, first fires (feat. Grey Reverend). Il canto di un uomo sorpreso di ardere ancora come ai primi fuochi. Sui bellissimi volti dei due attori non c’è dubbio, sono irrimediabilmente divisi da due situazioni interiori opposte. Lui ama, lei no. E su questo si compone tutta la studiata, elegantissima estetica del video, giocata sui toni caldi/freddi, fuoco/neve, fuoco/acqua modulati su lui/lei. Lui ripercorre con la memoria i posti in cui si sono amati e si ritrova ancora amante, lei scegli un’asettica discoteca dove – pur sgomenta e sofferente – non trova più amore. E piange, soffre. Arrabbiata e seccata ma in preda a un dispiacere indicibile fino a sembrare – con le labbra viola e fiocchi di neve tra i capelli – annegata. Splendido.
”Run from the fences you don’t have to pretend, in the the first fires”

Ci sarebbe un’ultima canzone di un cantante italiano che ha a che fare con Roma e con la codicologia romanza; che ha scritto, in un’altra canzone, ”non ti amo più” 29 volte ma forse intendeva l’esatto contrario.

‘I used to be lunatic from the gracious days’. Dabirabirappappà, a-ha.

Una prossima volta. Possiamo forse consolarci pensando che, per quante volte si lascia e si è lasciati, anche se…le nostre riserve sono secche e forse stiamo guardando nella direzione sbagliata, basta girare la testa intorno per vedere che l’amore è tutt’intorno, e crederci.

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