Street sheet, la vita dei senzatetto

L’umanità è quello che principalmente mi piace osservare. Faccio mio l’aforisma bukowskiano, ”la gente è il più grande spettacolo del mondo, e non si paga il biglietto”. Nella vasta gamma di fenomeni che la gente può offrire, quello che mi commuove, dispiace, indegna, incuriosisce, mi tocca profondamente, è quello dei senzatetto.

Prima di tutto, è un fenomeno particolare per la sua distribuzione, a quanto ho osservato. Nei piccoli paesi, per lo meno in quello che definiamo Occidente, non ce ne sono. Lo stereotipo dello ”scemo” del paese è una cosa molto lontana, designa spesso una persona finanche ben voluta, che magari ha alle spalle una qualche forma di assistenza. È più o meno integrato.

I senzatetto no. Loro non hanno nessuno. Loro sono presenze falsamente trasparenti che al massimo socializzano tra di loro, tessendo  rapporti d’affetto sui generis. Forse  la facilità con cui si organizzano i rapporti umani nei piccoli centri mette al riparo le piccole comunità da questo fenomeno che invece si manifesta prepotentemente nei grandi centri urbani. Il fenomeno dei senzatetto è un fenomeno urbano.

I senzatetto hanno le loro caratteristiche particolari. Moltissimi si perdono nella notte della follia. E allora c’è da chiedersi, sono diventati senzatetto perché erano matti, o sono diventati matti perché senzatetto? Io propendo per la seconda opzione, e penso che la risposta vada ricercata nel loro particolare rapporto con la società.

La società li ripudia, come forse loro stessi, per primi, hanno ripudiato la società. Ma non é forse l’uomo un essere sociale? Fin dove un uomo può rifiutare la società, fin dove una società può rifiutare un uomo? E allora, questi esseri che vivono al limite della famiglia umana, che a volte la disprezzano altre volte pagano il disprezzo della società nei loro confronti; questa ribellione eppure questa dipendenza…si creano casi umani che da un punto di vista per niente privilegiato chiedono qualcosa alla società, mentre l’osservano come nessun altro. E la società osserva questi esseri umani?

La fisionomia del senzatetto è internazionale. Prima di tutto, è un fenomeno soggetto a migrazione: moltissimi senzatetto approdano in una nazione diversa dalla loro, o diventano tali fuori patria. In secondo luogo, si organizzano diversamente ma hanno qualcosa che li accomuna.

Barcellona pullula di senzatetto, molte sono persone che, se non le vedessi dormire accalcati nelle banche, diresti che hanno una casa, un lavoro, una normalità. E invece no. Roma è sovraffollata. Ma nessun posto raggiunge il fenomeno americano, straziante per dimensioni e condizioni di vita.

A maggio mi trovavo a San Francisco, una città splendida ma che ha dato enorme impulso alla mia idea di un reportage sugli homeless. Le strade del centro, di giorno e di notte, sono invase da queste persone. La maggior parte di colore o di minoranze etniche, ma non solo. Mentre stordita osservavo questo fenomeno, mi sono imbattuta in una delle più tristi manifestazioni della miseria umana. Una ragazza bianca, immobile, palesemente giovane ma anzitempo invecchiata, senza espressione, su una sedia a rotelle. Guardava fisso davanti a sé, con uno sguardo che dietro la lastra di vetro degli occhi freddi nascondeva mille domande, mille pensieri, mille sentimenti. Questa giovane donna immobile reggeva un giornale su cui era stampata in lettere enormi il titolo del giornale, ”Street sheet”, sheet che somiglia tanto a shit, suggestionati dalle condizioni di vita degli homeless. Il giornale si occupa delle loro condizioni di vita (http://en.wikipedia.org/wiki/Street_Sheet)

E quali sono i maggiori nemici degli homeless? Malattie, fame, povertà, freddo, annichilimento, pazzia, abbandono, mancanza d’amore. Pregiudizio. Quanti di noi pensano che la vita miserabile del senzatetto sia stata scelta o, peggio ancora, meritata? E che importanza ha il giudizio nel vedere un uomo sofferente che ha fame?

street is shit                              La ragazza regge un giornale, nel tentativo di venderlo, il STREET SHEET, San Francisco CA

 

La scirtta ‘The heart of SF’ proprio sopra a una specie di accampamento di senzatetto.

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Qui invece si osserva un fenomeno molto diffuso in Spagna. La gente si accalca per dormire nelle banche; pare che le banche lo consentano…risarcimento per quanto hanno concorso a creare?

C’erano ‘solo’ tre persone quella notte di novembre 2013, una delle quali in sedia a rotelle. Mi ha colpito la scritta ‘Exchange’, perche ho pensato che si, abbiamo bisogno di un cambi-amento.

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3 pensieri su “Street sheet, la vita dei senzatetto

  1. su questo tema potrei (ho) scrivere (scritto) moltissime cose
    credo che sia il massimo segno dell’incivilta di un popolo permettere uno scempio simile. Prima del sussidio di disoccupazione io desiderei che quei soldi venissero spesi per tutti coloro che sono costretti dalla vita (e spesso dallo stato con la esse minuscola) a vivere per strada. Senza assistenza medica perche non hanno una residenza fissa, senza nemmeno l’occhio compassenole di chi passa….

  2. Prima di tutto, la gente pensa che se sono ridotti è così è perchè se lo meritano; oppure ne hanno paura perchè chiunque può trovarsi col culo a terra, ma nel frattempo, giriamo la testa dall’altra parte rispetto allo spettro.

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