Lo stupro di Cassandra, nei secoli dei secoli.

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La bellezza nell’arte non risiede solamente nella perfezione delle forme, non si limita al godimento estetico che scatena, ma è amplificata dalla capacità di comunicare, senza censura, i diversi avvenimenti umani, in maniera da toccare tutte le corde del nostro animo. L’arte è detentrice di quel potere magnifico di trovare le forme, le metafore, per descrivere fatti e sentimenti secondo un processo a due fasi – lo stupore del primo sguardo e lo stupore della lettura approfondita.

Prendiamo il suggestivo e drammatico quadro ‘Aiace e Cassandra’ di Solomon Joseph Solomon.
L’eroe ha fatto irruzione nella casa di Priamo, avanza con passo inarrestabile per compiere l’ultimo, ignominioso atto, frutto della indole irriverente: lo stupro dell’indifesa figlia del re troiano, Cassandra. L’uomo cinge le delicate membra della ragazza, solleva il suo corpo molle e bianco, ignora lo straziante dimenarsi della donna che lancia un’ultima preghiera ad Atena, la statua che impotente e indifferente assiste alla scena. La donna cerca di ancorarsi alla statua come una bambina alla gonna della madre, tutto il bellissimo corpo di Cassandra supplica il soccorso della dea, ognuna delle sue bianche curve sembra un’invocazione levata verso gli dei, e noi non possiamo non provare compassione per la giovane. Di contro, l’incedere dell’uomo è fisso, mentre risoluto si muove sul fuoco domestico riverso a terra nel generale sconquasso; la figura di Aiace avanza, terribile, con la sua arroganza, lo sguardo fisso e senza traccia di grazia alcuna, il corpo atletico del guerriero, dalla muscolatura perfetta non governata da nessuna morale, da nessun raziocinio, nessuna pietas. Un interno familiare, intimo, dai toni freddi del rigore addolciti dalle forme di Cassandra e dal rosa dei fiori, dove passa incurante l’intruso impietoso, vestito di un solo piccolo manto rosso come la furia che lo muove e che noi non possiamo non detestare per l’accingersi dell’invasione di uno spazio ben più intimo e sacro.
Si staglia, nella composizione, il candore della pelle della giovane, appoggiata morbidamente sul corpo spietato dell’eroe, piegata disperatamente all’indietro, con quel velo impigliato alla statua della dea, trasparente e tesissimo, a richiamare la verginità della sfortunata ragazza che verrà sacrilegamente violata sotto gli occhi di pietra della divinità. Assistiamo agli ultime momenti prima che la violenza si compia, piangendo per il destino infelice di Cassandra, condannata fino alle ultime devastanti fasi della sua vicenda, a rimanere inascoltata.
La sua storia, il modo in cui il quadro la racconta mirabilmente, è la storia di tante vittime, donne e bambine, innocenti, che in un orrore muto soccombono alla violenza che si scaglia contro di loro, inermi. Non chiediamo alle Erinni di vendicare un atto sacrilego come lo stupro (o forse si), non chiediamo agli dèi pietosi di punire la mano macchiata dell’orribile crimine (o forse si): sicuramente, chiediamo che la comunità umana si faccia meno sorda alle tante problematiche – culturali, sociali, farcite di pregiudizio e discriminazione – che rendono ogni giorno, a ogni latitudine, le donne, vittime. Aiace morirà per l’arroganza manifestata contro gli dèi, ma quale punizione per chi compie il più vergognoso e sacrilego degli atti, sull’orizzonte della terra, nel violare un altro essere umano? Tutti vediamo quanto sia abominevole, eppure ogni giorno si allunga il bollettino di guerra.

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La costa di Carovigno (Br): un merdoso caso italiano

leonardopalmisano

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È possibile invertire i cicli naturali, quelli tanto cari alla poesia e alla letteratura in genere? Sì, si può, non si dovrebbe ma lo si fa. Lo si fa ogni volta che un oggetto prodotto dall’intelligenza della chimica (amianto, plastica, cemento, carta, ecc.) affossano la vitalità della natura e non le concedono più ossigeno, acqua, flora e fauna.

 

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È possibile ribaltare il buon senso civico? Sì, si può, non si dovrebbe ma lo si fa. Lo si fa ogni volta che un’amministrazione comunale non libera la natura da questi intasamenti.

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È possibile costruire ricchezza sulla mortificazione della natura? Sì, si può, non si dovrebbe ma lo si fa. Lo si fa ogni volta che s’indossa la maschera del naturalismo sul volto spietato del menefreghismo. Tanto i turisti ci vengono lo stesso. Ma ne siamo così sicuri?

 

La costa di Carovigno (Specchiolla, Morgicchio, Pantanagianni) è un…

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Street sheet, la vita dei senzatetto

L’umanità è quello che principalmente mi piace osservare. Faccio mio l’aforisma bukowskiano, ”la gente è il più grande spettacolo del mondo, e non si paga il biglietto”. Nella vasta gamma di fenomeni che la gente può offrire, quello che mi commuove, dispiace, indegna, incuriosisce, mi tocca profondamente, è quello dei senzatetto.

Prima di tutto, è un fenomeno particolare per la sua distribuzione, a quanto ho osservato. Nei piccoli paesi, per lo meno in quello che definiamo Occidente, non ce ne sono. Lo stereotipo dello ”scemo” del paese è una cosa molto lontana, designa spesso una persona finanche ben voluta, che magari ha alle spalle una qualche forma di assistenza. È più o meno integrato.

I senzatetto no. Loro non hanno nessuno. Loro sono presenze falsamente trasparenti che al massimo socializzano tra di loro, tessendo  rapporti d’affetto sui generis. Forse  la facilità con cui si organizzano i rapporti umani nei piccoli centri mette al riparo le piccole comunità da questo fenomeno che invece si manifesta prepotentemente nei grandi centri urbani. Il fenomeno dei senzatetto è un fenomeno urbano.

I senzatetto hanno le loro caratteristiche particolari. Moltissimi si perdono nella notte della follia. E allora c’è da chiedersi, sono diventati senzatetto perché erano matti, o sono diventati matti perché senzatetto? Io propendo per la seconda opzione, e penso che la risposta vada ricercata nel loro particolare rapporto con la società.

La società li ripudia, come forse loro stessi, per primi, hanno ripudiato la società. Ma non é forse l’uomo un essere sociale? Fin dove un uomo può rifiutare la società, fin dove una società può rifiutare un uomo? E allora, questi esseri che vivono al limite della famiglia umana, che a volte la disprezzano altre volte pagano il disprezzo della società nei loro confronti; questa ribellione eppure questa dipendenza…si creano casi umani che da un punto di vista per niente privilegiato chiedono qualcosa alla società, mentre l’osservano come nessun altro. E la società osserva questi esseri umani?

La fisionomia del senzatetto è internazionale. Prima di tutto, è un fenomeno soggetto a migrazione: moltissimi senzatetto approdano in una nazione diversa dalla loro, o diventano tali fuori patria. In secondo luogo, si organizzano diversamente ma hanno qualcosa che li accomuna.

Barcellona pullula di senzatetto, molte sono persone che, se non le vedessi dormire accalcati nelle banche, diresti che hanno una casa, un lavoro, una normalità. E invece no. Roma è sovraffollata. Ma nessun posto raggiunge il fenomeno americano, straziante per dimensioni e condizioni di vita.

A maggio mi trovavo a San Francisco, una città splendida ma che ha dato enorme impulso alla mia idea di un reportage sugli homeless. Le strade del centro, di giorno e di notte, sono invase da queste persone. La maggior parte di colore o di minoranze etniche, ma non solo. Mentre stordita osservavo questo fenomeno, mi sono imbattuta in una delle più tristi manifestazioni della miseria umana. Una ragazza bianca, immobile, palesemente giovane ma anzitempo invecchiata, senza espressione, su una sedia a rotelle. Guardava fisso davanti a sé, con uno sguardo che dietro la lastra di vetro degli occhi freddi nascondeva mille domande, mille pensieri, mille sentimenti. Questa giovane donna immobile reggeva un giornale su cui era stampata in lettere enormi il titolo del giornale, ”Street sheet”, sheet che somiglia tanto a shit, suggestionati dalle condizioni di vita degli homeless. Il giornale si occupa delle loro condizioni di vita (http://en.wikipedia.org/wiki/Street_Sheet)

E quali sono i maggiori nemici degli homeless? Malattie, fame, povertà, freddo, annichilimento, pazzia, abbandono, mancanza d’amore. Pregiudizio. Quanti di noi pensano che la vita miserabile del senzatetto sia stata scelta o, peggio ancora, meritata? E che importanza ha il giudizio nel vedere un uomo sofferente che ha fame?

street is shit                              La ragazza regge un giornale, nel tentativo di venderlo, il STREET SHEET, San Francisco CA

 

La scirtta ‘The heart of SF’ proprio sopra a una specie di accampamento di senzatetto.

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Qui invece si osserva un fenomeno molto diffuso in Spagna. La gente si accalca per dormire nelle banche; pare che le banche lo consentano…risarcimento per quanto hanno concorso a creare?

C’erano ‘solo’ tre persone quella notte di novembre 2013, una delle quali in sedia a rotelle. Mi ha colpito la scritta ‘Exchange’, perche ho pensato che si, abbiamo bisogno di un cambi-amento.

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