Anni ’70: i bei cartoni e le loro sigle

I cartoni animati non sono più quelli di una volta: dovrebbero aggiungere anche questo alla lista di luoghi comuni.

Di recente sono rimasta incantata a guardare un vecchissimo cartone animato Disney, un delizioso tripudio di fantasia capace davvero di nutrire la mente dei bambini con musica e colori a supporto dell’importante ruolo giocato dal cartoon nell’ educazione alla narrazione. Sono stati venti minuti di delizia, in cui mi sono divertita, ho goduto della bellezza delle scene e da adulta ho iniziato a riflettere sulla storia dei cartoni animati, per lo meno, quella che ho vissuto io.

Superati gli anni ‘Disney’, punto di partenza per tutte le generazioni da quando il buon Walt ebbe l’intuizione geniale, la mia frequentazione dei cartoons è datata anni ’80, decade che ha dato dei bei cartoni animati per lo più concentrati sulle conseguenze della tecnologia, evocando scenari apocalittici a livello ambientale e politico (Ken Shiro, Conan il ragazzo del futuro, giusto per citarne qualcuno). I semi di questo preoccupato interrogarsi circa il futuro che oggi è il nostro presente e che noi stiamo vivendo non troppo distanti dalle conseguenze presagite (guerre, emergenze ambientali, tsunami, dittature, etc..), sono da ricercarsi nei dieci anni precedenti.

Gli anni ’70 sono stati caratterizzati dall’entusiasmo scientifico-tecnologico. Essendo anche i cartoni un prodotto culturale che a pieno titolo può rientrare nella femonomenologia culturale, essi riflettono nel loro linguaggio specifico, calibrato sul target di riferimento – i bambini – il fermento del tempo in cui sono concepiti. Dopo la spedizione sulla luna, tutti erano matti per lo spazio, per la tecnologia, per i robot. Dunque i cartoni – come la letteratura e il cinema – hanno cominciato a narrare nuove saghe, nuove spedizioni, nuovi buoni e cattivi, dove la tecnologia giocava un ruolo di forma decisamente centrale.

Rispetto alle ultime proposte, i cartoni degli anni ante90 erano curati e davvero avevo in sè qualcosa di artistico oltre la facciata dell’intrattenimento.

Vediamo le sigle.

La qualità musicale è decisamente alta. Se prendiamo UFO Robot, la musica tradisce l’appartenenza cronologica con un’esecuzione che non è affatto banale e conferisce alla funzione di ‘gingle’ del cartone dignità quasi artistica; ma è bene soffermarsi anche sul testo.

Il testo è assai ricco sia qualitativemente che quantitativamente. Ci sono moltissime parole e in particolare è nutrito il numero di quelle afferenti alla tecnologica, che doveva suggerire al bambino (e all’adulto) degli anni ’70 novità, aggiornamento, modernità, robotica: UFO ROBOT, RAZZO MISSILE, CIRCUITI, VALVOLE, CIBERNETICA, MATEMATICA, ARIA COSMICA, ELETTRONICA, RAGGI LASER, SCUDI TERMICI, IPERGALATTICO. Anche le costruzioni meritano di essere osservate:

‘’Si trasforma in un razzo missile, coi circuiti di mille valvole tra le stelle sprinta e va, mangia libri di cibernetica, insalate di matematica a giocar su Marte va’’, dove i verbi, posizionati ad inzio e alla fine, chiudono elegantemente la strofa quasi a chiudere un circuito.

“Lui respira dell’aria cosmica, è un miracolo di elettronica, ma un cuore umano ha”, con lo stesso procedimento di sopra con la medesima conclusione ‘Ma chi è, ma chi è? Ufo Robot”.

“Raggi laser che sembran fulmini, è prodotto da scudi termici, sentinella lui ci fa, quando schiaccia un pulsante magico lui diventa un ipergalattico, lotta per l’umanità, Ufo Robot’’, dove la modernità di tutto il linguaggio è mitigata da un termine dal sapore classico, ‘sentinella’. Immaginatevi un bimbo che assorbe inconsapevolmente queste costruzioni e una bella musica.

Non diamo per scontato quello che noi possiamo trarre da questa canzone, pensiamo con l’ottica degli anni ’70 dove tutto quello che per noi oggi è usuale, ieri era quasi ignoto.

 

E che dire della splendida “ Galaxy Express 999”, ovvero ‘Fantasy’ degli Oliver Onion?

 

Goldrake è stato poi omaggiato da Alessio Caraturo, che cresciuto ha realizzato il suo sogno di cantare il suo eroe. Ormai dal manto di Superman siamo passati al corpo del robot guidato da un uomo.

 

 

Chiude questa mia breve riflessione la vita nelle navicelle spaziali con Capitan Futuro, che sembra davvero un novello eroe omerico (e infatti si cita anche l’Odissea…)