Perchè San Remo è….

Perchè SanRemo è…

Sanremo, nel tempo, ha lasciato qualcosa di buono. Memorie uditive, per esempio. Alcune canzoni, alcune non di qualità, fanno parte dei miei ricordi, del primo periodo in cui cercavo di costruirmi una mia personale cultura musicale italiana: I ricordi del cuore di tale Antonella Arancio, Maledette malelingue di Graziani, Amici non ne ho della Bertè, In amore di Morandi – Cola. Poi ci sono canzoni importanti: Minchia Signor Tenente di Faletti, L’uomo col megafono di D. Silvestri.

Ci sono stati ospiti che con le loro canzoni alla ribalta in quel periodo, sono stati la colonna sonora di momenti miei. Annie Lennox, o The Cranberries.

Ha dato pietre miliari della canzone italiana, e ha ospitato grandi, granissimi artisti. Nel blu dipinto di blu di Modugno e’ la canzone italiana più conosciuta al mondo. “Tu nell’universo” di Mia Martini.

Ci sono stati piccoli miti adolescenziali – Destinazione paradiso di Gianluca Grignani – e canzonette grintose da canticchiare sulla faccia di qualcuno. La tua ragazza sempre, Irene Grandi.

https://www.youtube.com/watch?v=eAlICbmR0aU

Ci sono stati i comici – cantanti e i comici che hanno detto qualcosa di bello. Enzo Iannacci e Paolo Rossi con i Soliti accordi, Elio e le storie tese con La terra dei cachi, e Benigni tra Madonne e Dante.

https://www.youtube.com/watch?v=zXGXlByqmOk

Presentatori che hanno fatto la storia della televisione italiana, e giovani talenti scomparsi anzitempo. Alex Baroni, Cambiare (questa e’ proprio commovente, piango ;D).

Ok, cose davvero da smells like teen spirit. Alessandro Baldi e Alotta, Non amarmi. E…..BRUTTAAAAAAA di Alessandro Canino.

https://www.youtube.com/watch?v=zaJDfFQCsls

Poi ci sono le primedonne, e che primedonne. Mina con Le mille bolle blu, Carmen Consoli con Amore di Plastica (e In bianco e nero) e Patty Pravo con la bellissima ” e dimmi che non vuoi morire”, scritta con Vasco Rossi molto tempo prima che Patty iniziasse a deturparsi.

https://www.youtube.com/watch?v=tTTNhYVKoHc

Poi ci sono le pugliesi. Ma questa e’ una parentesi di orgoglio personale Mietta, Fare l’amore…ma soprattutto…Anna Oxa…vediamo quale canzone scegliere, tra trucco presante anni ’80, duetti strazianti e look audacissimi che le stanno benissimo….Ho scelto.

https://www.youtube.com/watch?v=K1AlFaDfM88

C’e’ la canzone giovane di qualita’, che negli anni ha confermato se stessa. Sara Abrami, Lontano da tutto (scritta da Fabi, ma ci arriveremo), Marina Rei con suo Inverno da baciare, ed Elisa, con Luce. Bellissima. Anzi, bellissime, tutte. Donne e canzoni. Con l’intramontabile Raffa che omaggia un’altra donna (quando mai).

https://www.youtube.com/watch?v=7GlgKxbU2as

Boom di spose che ci hanno ripensato grazie al grandioso Max Gazze’ con ‘Il timido ubriaco’. A volte l’arte dice quello che noi celiamo a noi stessi.

https://www.youtube.com/watch?v=8Ch–M3scSA

Samuele Bersani. Non aggiungo altro per la sua ‘Replay’.

https://www.youtube.com/watch?v=Mtwc9sPrYUo

In quel periodo stavo studiando il Circolo degli Scipioni. Suggestionata, nella mia mente si creò il Circolo di Roma: Silvestri, Gazze’, Fabi e i fratelli Sinigallia: Daniele chitarrista di fabi e Riccardo con i Tiromancino, Strade. (Ricca’, che bei ricordi). Tutti abbiam percorso e ripercorso strade che riconosciamo per l’odore. Magari di notte. Con questa canzone. Bella. Bella l’ochestra e i piatti.

https://www.youtube.com/watch?v=xLlb3q4QPtg

Facciamo un break coi Romani, grandi gli Avion Travel con Sentimento. (Diceva Ulisse, chi m’ho fa fa’…la strana idea che c’ho di libertà). Nel video, Pavarotti presenta.

https://www.youtube.com/watch?v=KMCKaMgiydk

Yael Naim con New Soul.

https://www.youtube.com/watch?v=iIVBI_w94oY

Ed eccolo. Con gli occhietti azzurri carognamente in risalto, il suo cavallo di troia per introdursi sulla scena musicale, una canzone semplice e allegra, Capelli, che lo ha presentato. Perchè poi ha rivelato la sua vera natura, che e’ molto altro.

https://www.youtube.com/watch?v=chOIKg0JLHI

Ed eccoci. Sempre Peppe Vesicchio. Vianello simpaticissimo per quanto rallentato dal peso degli anni. La Hervigova che disperatamente declina verso di lui per avere un suggerimento su come leggere alcuni cognomi….Niccolò Fabi, 1998, Lasciarsi un giorno a Roma. Nervosissimo, stecca, stona etc e non vede l’ora di andare via. Ok, apriva la prima serata e poi gli è capitato di chiuderne un’altra, non e’ il massimo. Il Sinigallia chitarrista che smania sulla chitarra manco fosse un pezzo di Jimy Hendrix…Lasciarsi un giorno a Roma, scritto a quattro mani da persone che si sono amate. A 16 anni facevo fatica a capire, oggi ho capito, ma solo un po’ meglio.

Scelgo la performance peggiore perchè è quella a cui sono più legata.

Perchè San Remo è qualcosa.

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MEI – Museo Nazionale Emigrazione Italiana

Il MEI – Museo Emigrazione Italiana, Roma.

Non sapevo che nella pancia dell’Altare della Patria a Roma fosse ospitato il Museo Emigrazione Italiana. Mi ci sono imbattuta per un fortunato e fortuito caso, scoprendo che racchiude un piccolo tesoro culturale fatto di tantissime storie di emigrazione italiana. Riporto qui le scritte esplicative riportate sui muri, censuro invece le lacrime che non ho trattenuto nel vedere le fisarmoniche provenienti dall’Argentina, le valigie un po’ da tutto il mondo,  i vademecum per gli Expat del secolo scorso, i beauty case di giovani spose. Per favore, visitatelo.

DALLE PARETI DEL MEI

Se i Cavour, Mazzini, Garibaldi, Vittorio Emanuele II hanno ‘fatto l’Italia’, a ‘fare gli Italiani’ hanno contribuito, in maniera particolare e spesso ignorata, anche i milioni di emigrati che, lasciando il proprio paese durante la sua unificazione politica, hanno portato con sé valori e tradizioni, li hanno messi in relazione (non senza scontri e incomprensioni) con i diversi stili di vita dei paesi di destinazione, hanno creato nuove identità e appartenenze, spesso bi-nazionali. Partiti come veneti, lombardi, napoletani o siciliani si sono scoperti, in emigrazione, soprattutto come ‘italiani’ capaci di ridisegnare nuove legami con il paese e la regione natia. Senza il riconoscimento del ruolo svolto dall’emigrazione, la storia d’Italia è sicuramente incompleta.

Per conoscere come è cresciuto il paese, per capire come si è sviluppata l’economia e la società italiana è indispensabile ricordare che milioni di contadini sono stati cacciati dalle loro terre, che altri milioni di lavoratori hanno preferito lasciare volontariamente un paese che non offriva prospettive e che si serviva dell’emigrazione per mantenere bassa la pressione sociale.

Nel lungo processo di unificazione che ha portato gli italiani a sentirsi popolo, un ruolo importante è stato giocato dai 29 milioni di contadini, operai e piccoli imprenditori che, proprio per la loro particolare esperienza migratoria, hanno contribuito al processo di definizione dell’identità italiana.

Questi emigranti, infatti, hanno sapuro combinare la memoria dolorosa di una terra avara lasciata alle spalle con la speranza di una vita migliore da creare altrove, hanno saputo unire le diverse regioni di provenienza in una identità condivisa di ‘italiani all’estero’, hanno, infine, saputo legare tra loro paesi diversi (quello di arrivo e quello di partenza) in un rapporto di conoscenza e scambio reciproco. Pieni di speranza e, a volte, di illusioni, partiti alla ricerca di un’esistenza migliore e di un futuro dignitoso per sé  e per le loro famiglie, ‘hanno fatto’ molti dei paesi di destinazione. Giunti in ogni angolo del mondo, spesso senza mezzi e senza conoscere la lingua, hanno saputo affrontare e superare, non senza sacrifici, le difficoltà del processo d’integrazione, hanno diffuso nel mondo la cultura ed i valori italiani e hanno contribuito allo sviluppo della vita economica, sociale e culturale dei paesi d’insediamento.

Questo luogo di memoria della lunga e intensa storia migratoria degli italiani non vuole comunque fossilizzare in alcune, seppure in suggestive, immagini o filmati di repertorio, un’avventura considerata finita. Vuole, invece, diventare strumento capace di aiutare ed affrontare e a vivere positivamente le odierne sfide che le migrazioni propongono. Si tratta infatti di offrire un’opportunità, soprattutto ai giovani, di un luogo in cui il passato, presente e futuro sono legati insieme da quel filo vitale rappresentato dalla memoria che non é mai solo ‘ricordo nostalgico di tempi andati’ ma sentirsi a casa anche tra persone di origini ed esperienze diverse.

A questi italiani che, da lontano, hanno contribuito a creare quello che siamo oggi, l’Italia, facendo ammenda degli errori   e delle omissioni del passato, dedica questo ‘museo’, riconoscendo, così, nell’esperienza migratoria un elemento fondamentale della proprietà nazionale.

http://www.museonazionaleemigrazione.it/museo.php?id=2

Nota dell’autrice

Di fronte allo sbriciolamento del fronte nazionale, a tanti drammatici eventi non facili da decifrare; di fronte alla caparbietà tanto del popolo di giovani che se ne vanno quanto di quelli che restano; di fronte ai giochi a volte disorientanti della politica e alle macerie delle macerie di Pompei e di tutta l’arte lasciata esposta alle intemperie culturali.

Io non trovo altra cura ai miei assillanti ‘perché’ se non nella nostra eredità culturale. Bisogna proteggerla dagli assalti di un oblio calcolato. La cultura ha ampi spazi e confini labili, al suo interno tutti sono concittadini: quello che ama la musica e il musicista, quello che ama la poesia e il poeta; chi si muove nell’arte, chi cucina, chi coltiva e chi sa costruire un violino con mani sapienti di 400 anni; chi si muove nei luoghi di protezione della memoria e dell’identità, siano biblioteche, musei, archivi, quelli che cercano di preservare dalla corrosione della sciatteria le tracce della storia di una collettività.

È sempre difficile parlare di Italia, dalla lunga storia, dai mille dialetti, dal mosaico di ascendenze artistiche, gastronomiche…eppure ci siamo sentiti – si sono sentiti e si senteranno – terribilmente italiani, noi tutti, voi tutti, loro tutti quelli che dall’Italia se ne vanno. Nemo Italiano in patria, fuori si. Patria da abbandonare, patria a cui tornare, in uno schizofrenico sentimento di nostalgia e repulsione.

Forse non siamo ancora popolo, se non dal di fuori e quando stiamo fuori.

Dimentichi della nostra storia, ci sfugge una lettura di tanta attualità.

Guardiamo con sospetto il migrante, noi che siamo stati un popolo di migranti. Togliamo la connotazione geografica di emigrante o immigrante, togliamo I prefissi, I suffissi  – non pensiamo a dove si va e da dove si viene, per un attimo: cosí tutti saremo migranti. Capiremo cosí che le sofferenze e le conquiste di tutte le persone che lasciano il proprio paese sono le stesse per tutti i paesi e per tutte le epoche.

Ellis Island. Entri nel museo e ci trovi valigie. C’è un muro imponente ad Ellis Island, su cui sono iscritti migliaia di migliaia di nomi delle persone che si sono riversate nel ‘Nuovo Mondo’ alla ricerca di una nuova vita.  Ci sono miei parenti, ognuno ha un parente sul muro di Ellis Island. Che sta a ricordare di come ogni paese è ciclicamente tempo di emigrazione o immigrazione, di sogni o di incubi, e che tutti sentono il bisogno di cambiare il proprio destino, e hanno il diritto di provarci. Se si evocano le storie di migrazione, tutti siamo più uguali che mai.

Noi italiani, che vediamo questa cosa distrutta e frammentata, piena di lotte intestine, che è l’Italia, e sappiamo che è nostra e che quello è l’unico posto a cui possiamo appartenere, anche se portiamo le nostre radici in giro per il mondo, e sappiamo aprirci all’accoglienza di chi, come noi, ha il diritto di muoversi. Non dovremmo fare della nostra ricchezza variegata una debolezza, ma la forza della nostra identità.

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