A moda mia

“Non seguo la moda, mi piace indossare quello che penso mi stia bene” (Betty Page)

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Trovo che la mia definizione di moda sia riflessa da questa frase dell’inarrivabile regina delle pin-up.

Il mio modo di vestire non e’ eccentrico come io vorrei, cio’ che io osservo o le mie fantasie circa la moda vanno molto oltre. Mi sta bene così, per me e’ semplicemente un’altra forma di sognare e mi sento bene a vestirmi come faccio. A prima vista, vesto in modo semplice. Solo un occhio più attento potrà rilevare il dettaglio originale o coraggioso che a me piace indossare solo per chi sa bene osservare.

In linea generale, adoro i prodotti fatti a mano, l’artigianato anche nella moda (che tanto insegna anche alle grandi maison), la creatività del mio vicino di casa (non parlo di uno reale, ma di qualsiasi persona a me vicina o che io conosca), e la moda che nasce dal riutilizzo.

Per motivi pratici, frequento molto i mercatini, i negozi di seconda mano, i charity shops e utilizzo moltissimo internet per le mie ricerche e per i miei acquisti.

Ho un approccio trasversale alla moda, mi piacciono sia le cose molto easy che quelle easy chic e non disdegno, molto spesso solo a livello del mondo dei sogni, le grandi marche e i grandi nomi, dalle firme più popolari agli dei dell’Olimpo della moda. Che poi, come ci insegna “Il diavolo veste Prada”, e’ anche divertente osservare come idee nate per quel tipo di moda inaccessibile per i comuni mortali riescano ad approdare anche su bancarelle un po’ più a portata di mano. Come e’ vero anche il contrario: ho riconosciuto in prodotti di altissima moda la tradizione del ricamo delle mie nonne, trasformato e assorbito dal fashion system, invidioso o semplicemente anch’esso memore di questa nobilissima tradizione (che, ahime’, noi giovincelle stiamo perdendo…). La moda insomma e’ un ambiente fluido o meglio, per usare un aggettivo connesso col materiale in questione, morbido. Per me, che sono stata educata a essere creativa e allo stesso tempo mi sento erede del buon gusto italiano, senza 01acensurare motivazioni di ordine economico che mi hanno portato a ingegnarmi per vestirmi con un budget contenuto ma sempre come piaceva a me, questa morbidezza e’ stata una risorsa e mi ha fatto divertire. Mi fa divertire quando cerco un capo, mi fa divertire quando studio le mode del momento, sui giornali e ancor di più in strada, o nei quadri dei Musei – la moda attraverso l’arte merita un discorso a parte.

Ho anche i miei miti di stile: persone che conosco come anche attrici, giornaliste, politiche. Riconosco anche i miti generalmente riconosciuti come tali, anche se il loro stile non mi emoziona.

Un esempio concreto di cosa mi piace? Gli stivali di Salvatore Ferragamo, le linee di Missoni, come le stravaganze della scarpe Irregular Choice, Camper, Audley e le catalane Vialis; le suggestioni orientali di Kenzo, il femminino di Mariella Burani e la creatività iberica con Ojala’. Adoro i mercatini di Brick Lane.

Quando ero bambina, una delle scene che più mi ha colpito di “Via col vento” era quella in cui Rossella O’Hara che steppa via le tende dalle finestre e si fa confezionare un abito nuovo, anche se mani screpolate poi tradiscono le sofferenze del momento. E’ una bellissima immagine della tenacia femminile, di come la volontà di curare l’involucro possa essere segno non di una vana frivolezza, ma di un impegno con se stessi a rimettersi in piedi. Senza contare poi gli aspetti comunicativi che consegnamo alle scelte del nostro vestire. Ragazze sono morte perché hanno indossato gli abiti di un’altra cultura. Ma questa e’ un’altra storia. 09best-shoes-of-fashion-week-kate-spade-w724

La moda ha a che fare col corpo. Conoscerlo bene, lavorare su se stessi per capire come meglio vestire le proprie forme – qualunque esse siano – significa anche prendersi cura di se’. Oggi, giornata dell’ONU contro la violenza sulle donne, il mio modo di aderirvi risiede nel pensiero che ci sia nella moda anche un modo divertente per ribadire la propria identità – per estendere il concetto oltre quello di femminilità – come qualcosa che tra le sue mille sfaccettature da ammirare e comunque sempre rispettare, annovera anche questa: il gusto di giocare con la propria immagine.

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