“One day” di L.Scherfig

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“One day” è l’ultimo film della regista danese L. Scherfig (Italiano per principianti, An education), tratto dal libro omonimo di D. Nicholls, best seller del 2010.

Due ragazzi, Emma (Anne Hathaway, alla sua seconda prova in ruolo difficile, dopo il non scontato Amore e altri rimedi) e Dexter (Jim Sturgess), s’incontrano il giorno della loro laurea, il 15 luglio 1988. In questo fatidico giorno, ogni anno per vent’anni, i due si daranno appuntamento per vedere a che punto sono con le loro vite, che si riveleranno puntualmente fuori sincrono; eppure, i due non si resistono, legati da un filo che li tiene uniti dal primo istante e che nonostante i ripetuti addii nessuno dei due ha mai veramente reciso. Emma capisce immediatamente che Dexter è l’amore della sua vita, lui rimanda questa presa di coscienza fin quando non raggiunge il limite della disperazione, da cui si rialza brillantemente solo grazie all’amore di lei. Per due decenni i protagonisti – per orgoglio lei, per pregiudizio lui – sembrano non volersi arrendere all’idea che solo stando insieme le loro vite riusciranno a trovare un felice compimento, perché l’amore che li lega riuscirà a tirar fuori il loro meglio. Lo spirito del film nasce dal voler raccontare quanto ardua e incerta può essere la strada che porta due amanti a stare bene insieme, perchè l’amore, pur essendo la conditio sine qua non, sembra necessitare di tanti altri ingredienti per tenere insieme due persone.

La narrazione non si sviluppa solo secondo questo appuntamento rituale che ispira il titolo del film, One day appunto, che è insieme un richiamo a una ricorrenza e promessa di un futuro migliore, ma si concede anche dislivelli temporali ben armonizzati, grazie alla presenza dello stesso Nicholls nella lavorazione del film in veste di sceneggiatore, che nella pellicola riesce a trasferire bene i vari livelli temporali ed emotivi del libro.

I caratteri sono descritti con profondità, mostrandone i pregi e le degenerazioni: se la bontà e serietà di Emma degenera fino alla resa di fronte alle difficoltà della vita rischiando di farla rimanere intrappolata in un ruolo di infelice rassegnata, lui si abbandonerà troppo facilmente all’estremo opposto, a una sfrenata gioia di vivere e a un ottimismo troppo facile, concedendosi ogni sorta di divertimento e distrazione amorosa. Alla resa dei conti, i due non piacciono a loro stessi come persone e non si piacciono (e arriva la laconica frase “ti amo, ma non mi piaci più”),  eppure, ciclicamente cercano la propria salvezza l’uno nell’altra. Emma, come per prima aveva realizzato che l’unico amore della sua vita è Dexter, così sembra anticiparlo, da sola, nel sottrarsi al fallimento delle proprie ambizioni, per quanto senza di lui continuerà a essere triste. Questa leggera sfumatura si può leggere come una delicata pennellata della finezza percettiva delle donne, come anche è vero che in Dexter si celebra la capacità di sopravvivere dignitosamente alle proprie sciagure.

Dexter ed Emma per venti anni non sono preparati ad accettarsi, nonostante il loro profondo amore. Il loro reciproco sentimento non basta e si trovano divisi da una complicità che è sempre ancora da maturare, in una sfida continua contro il destino. Per tutto questo tempo, mentre affianco a una macchina da scrivere compare un pc, mentre la musica e la moda cambiano e si trasforma anche lo scenario urbano, i due devono affrontare la loro realizzazione personale come singoli individui, mettendo in pratica la tacita promessa che ognuno fa a se stesso, e a chi si ama, di diventare una persona sempre migliore e di conservare questo insegnamento per tutto il resto della vita, qualsiasi cosa succeda.

(Nov.2011)

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