The Last Lions

“The Last Lions” è un film perfetto. La regia è accattivante e la sceneggiatura è magistrale; le musiche sono ben curate e animano sapientemente il ritmo dell’azione; la fotografia restituisce fedelmente una scenografia mozzafiato; gli attori sono eccellenti e la storia è magica, nella sua drammaticità.

“The Last Lions” non è però un film in senso tradizionale: è un documentario girato da Derech e Beverly Joubert per la National Geographic  Society, incentrato sull’incredibile storia vera di una leonessa che, completamente sola e isolata, si ritrova a lottare per la sua sopravvivenza e per quella dei suoi tre cuccioli.

Il piccolo branco, ormai composto dai due soli leoni adulti e dai loro tre cuccioli, è minacciato da un altro branco di leoni costretto a migrare e a sconfinare nel loro territorio pressati dall’avanzare degli insediamenti umani. Il maschio soccombe nella lotta per la difesa del territorio, e la femmina decide di spostarsi con i cuccioli nella vicina Duba Island. Si alterano così gli equilibri tra branco e branco e tra specie e specie: la leonessa, Ma di Tau (Madre di leoni), resa ancora più vulnerabile dal suo prezioso seguito, i tre piccoli sopravvissuti, unica eredità del suo compagno e di tutto il suo antico branco, inzia un’incessante guerra – fisica o psicologica, di azione o di strategia – contro i maschi dell’altro clan che la insidiano e la cui nuova leardship verrebbe sancita solo con l’uccisione dei cuccioli, contro le altre leonesse ma anche contro i coccodrilli, i bufali e la fame.

Si svela quanta determinazione, in una madre, possa ispirare la lotta per la vita, chiamata con fermezza a proteggere la sua discendenza, pur con la probabilità quasi nulla di uscirne vincitrice, sul doppio binario, potremmo dire pubblico e privato, di doversi affermare come parte di un gruppo e come madre.

Le inquadrature sono di una bellezza sconvolgente ed è davvero stupefacente come possa essersi svolta sotto l’occhio di una telecamera, in piena natura selvaggia, una storia così ben orchestrata, con il suo inizio, il precipitare di una situazione, i colpi di scena e la risoluzione finale, in modo che  il tutto si lascia seguire con un interesse e una partecipazione che non calano neanche per un fotogramma. Incredibile la sapienza nel rendere alla perfezione le dinamiche e la lotta per la vita, attraverso il racconto umanizzato solo attraverso un perfetto montaggio e dalla voce narrante, prestata da Jeremy Irons, e costantemente bilanciato della realtà, anche feroce, delle bellissime immagini. Una storia animata da sentimenti violenti, di disperazione ma anche di riscatto, che svela come le dinamiche naturali rispondano al calcolo, all’intelligenza, all’azione e a un sentimento caricato di istinto allo stato puro. Di come tutto questo abbia un alone di sacro.

Le scene più toccanti sono rese senza indugi lacrimevoli, molto è alluso, la lotta per la vita induce giustamente alla riflessione, mai al giudizio.  La Natura può essere letta come perpetua tensione verso la sopravvivenza della specie secondo un incessante e double-face gioco delle parti tra preda e cacciatore, nella dinamica attacco-protezione – secondo quelle leggi immutabili fondamentali per il funzionamento e l’esistenza dell’ecosistema tutto, di cui l’uomo stesso fa parte. Eppure, proprio l’uomo sembra essere la minaccia più grande.

Il documentario  si fa portavoce della denuncia, mirabilmente sottesa in modo tanto sottile quanto efficace, di come tutto questo – lotta per la sopravvivenza, perpetuazione della specie, equilibrio sottile tra vita e morte – sia messo così tragicamente in pericolo dalla specie umana, l’unica del regno animale che non tutela, e che anzi sta distruggendo, l’ambiente in cui vive. Il problema è che abbiamo l’enorme responsabilità di poter causare un danno irrimediabile ai danni di tutto l’ecosistema. In Africa, la popolazione dei leoni, icona animale del continente, si è ridotta in soli 50 anni da 450,000 unità ad appena 20,000. Si lancia un monito: che non è ancora troppo tardi ma che dobbiamo fare ogni sforzo possibile per evitare dei disastri così evidenti.

Mi piace ricordare questa frase di Gabriele Romagnoli: “[…] Quello che avremmo potuto essere e che non siamo stati: una specie privilegiata in un mondo meraviglioso”.

Sul sito del documentario sono fornite tutte le indicazioni necessarie per contribuire alle inziative a tutela degli animali.

P.S: Purtroppo il film non è stato distribuito in Italia, su youtube è possibile vederlo solo in parte. Si può acquistare tramite il sito della National Geographic, ma solo negli Stati Uniti).

http://en.wikipedia.org/wiki/The_Last_Lions

http://movies.nationalgeographic.com/movies/last-lions/

 

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