Una proposta per una didattica dinamica – Musica e letteratura

Se io fossi una professoressa,

inviterei gli studenti a giocare col loro sapere, a istigare la loro creatività.

L’insegnamento della letteratura, regina delle materie umanistiche, potrebbe sfruttarne la natura più libera perché non rigidamente ossequiosa di un metodo che sia uno e uno solo. Insomma, il valore della letteratura sta nel fatto che è sperimentalmente creativa a priori, soprattutto perché l’esperienza della lettura è un fatto prima di tutto intimo ed individuale che si accorda sulle personali capacità di immaginazione.

Tuttavia, può essere interessante anche sul versante per così dire scientifico, dove con questo termine intendo quella serie di artifici retorici che costituiscono l’impalcatura di un testo poetico e sono passivi di un’analisi positiva. A volte un testo espone volutamente la propria artificiosità, altre la occulta sapientemente, con una sorta di patto tra scrittore e lettore, che si lascia guidare e accarezzare dal trucco.

Lo stupore nato dalla meraviglia di una lettura immediata  può essere accresciuto dalla scoperta dei segreti meccanismi che lo animano.

Però, immaginatevi di dover educare a tutto questi dei ragazzini.

La letteratura è molto più vicina a loro di quello che pensano. Non ha senso insegnare loro nozioni che immaginano esistere solo sui libri; quanto più è coinvolgente, quanto più efficace ai fini della memoria dischiudere loro un mondo che accoglie aldilà dei libri queste nozioni, avvicinarle a realtà che a loro sembrano molto più familiari.

L’interesse, come è noto, è un ottimo veicolo per l’apprendimento. Tanto più se a questo si aggiunge uno stimolo alla partecipazione.

Sarebbe bello far applicare alla realtà che loro conoscono meglio alcuni esperimenti di letterarietà. Per esempio, proporre di smascherare nella loro musica preferita gli artifici. Non c’è canzone che non ne abbia. Anche la più banale, costruita su uno schema di rime elementare, è uno strumento per spiegare loro, appunto, i principali schemi di rime.

Si potrebbe poi azzardare un passo più là, ovvero una sorta di crossing di materie, per esempio, letteratura + arte.

L’ho sperimentato su di me. Nelle parole della canzone “Acqua” di Niccolò Fabi non solo ho trovato un perfetto esempio di climax ascendente (anche se ascendente o discendente è da decidersi in base al punto di vista, per me è ascendente), ma sono riuscita anche a renderlo su carta secondo la forma mentale in cui l’ho concepito ascoltando.

“Vino bevo vino e lo mando giù – vino bevo vino e lo mando giù/  così dimentico / ti dimentico/ mi dimentico”. Quello che ho visualizzato a livello mentale è il disegno che segue, che peraltro è stato realizzato secondo le mie ben modeste competenze in fatto di disegno.

Si, l’educazione all’ascolto è importante, così l’individuazione dell’arte letteraria non rimane mero esercizio, ma può diventare lievito per la creatività di questi ragazzi spesso iperstimolati ma spesso non sollecitati sul versante creatività.

acqua - fabi

“Vino bevo vino e lo mando giù – vino bevo vino e lo mando giù/  così dimentico / ti dimentico/ mi dimentico”

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