OFFESA

OFFESA

Sto per fare una cosa che solitamente non amo fare: parlare di una cosa intima.

Non sono una facile alle lacrime, eppure mi lascio piangere senza vergogna, quando sento di volerlo fare. Non sono una sentimentale, ma piango quando mi commuovo, quando soffro, quando sono colta da una grande emozione. Mi hanno sempre affascinato le lacrime, a cominciare dalla loro origine fisiologica. Una meraviglia. Una cosa intima, perché vengono dal di dentro. Una cosa fisica, potentissima e tangibile, che sgorga dagli occhi, dal nostro accesso sul mondo, l’acceso del mondo a noi.

Ieri ho letto il seguente articolo:

http://milano.corriere.it/milano/notizie/cronaca/13_marzo_15/processo-ruby-aida-yespica-arcore-berlusconi-212196431997.shtml

Solitamente, quando leggo cose di questo tenore e argomento, mi arrabbio, mi offendo sotto molteplici aspetti.

Non questa volta, confesso che ieri non ho trattenuto le lacrime.

Mi sono dispiaciuta per tutti i giornalisti, in particolare per quelli giovani, per quelli che stanno crescendo e si stanno affermando e anche per quelli che vogliono diventarlo. Mi sono dispiaciuta per i giornalisti che lavorano nella medesima redazione della signorina. E’ una mia opinione, ma io al loro posto non mi sentirei a mio agio. Mi spiace per tutti i ragazzi che stanno facendo la gavetta – con ritenuta d’acconto del 20 % – per ottenere il tesserino da pubblicista.

Mi dispiace per me. Ho sempre creduto nella bontà dello studio e del lavoro, nell’impegno, nella rispettabilità. Sono abituata a guardare a questi punti fissi, con sguardo attento sul mondo, per darmi un senso. Ieri non ce l’ho fatta. Mi sono sentita IO fuori luogo, se certe vicende hanno sempre più diritto di cittadinanza, se vengono giustificate, perché ho la sensazione che quello in cui credo – e che è diverso da tutto questo –  corra il grosso pericolo di essere ridicolizzato nella società che “ognuno può fare quello che vuole”, compreso nulla – e venire ricompensati con grande offesa di molti (dico io, invece).

E’ vero, ognuno è libero di fare quello che vuole. Allora smettiamo di educare i bambini, cui si cerca di inculcare grandi aspirazioni. Ogni genitore desidera che il figlio sia un individuo libero di esprimersi e di farlo in grande, ma con onorabilità.

Quando si cessa di impartire virtù e si diventa placidi difensori – forse dunque più autenticamente – della relatività di tutte le cose? Perché veniamo imbevuti di aspirazioni celesti, irrobustite dal credo nella ragione e dalla purezza del cuore, e poi cadiamo così in basso?

Come si può continuare a difendere il senso del lavoro in generale e di certe professioni in particolare, come quella di giornalista, professore, assistente sociale, se non solo bisogna concretamente affrontare tante difficoltà, ma addirittura bisogna fronteggiare la minaccia della ridicolizzazione, vuoi perché è più ricompensata l’industria del nulla vuoi perché da quel nulla ogni tanto si reclama e si ottiene non tanto sulla base di competenze ma appellandosi a quel famoso “ognuno fa quello che vuole”? E tutto questo, tra i meandri della alte sfere politiche, dove affianco a titoli come “ex premier” “consigliere regionale” esistono parole come “corpetti e gonnellini” “modella russa” e “giovane marocchina”.

Alla luce, poi, dei tagli in Mediaset, http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/07/17/crisi-a-mediaset-tagli-per-400-milioni-piano-per-cessione-delle-sedi-regionali/296743/ , certe esternazioni hanno un sapore troppo amaro. O farsesco.

Ieri ho pianto non di rabbia, ma di dispiacere. Io mi sento offesa.

L’onore è una convenzione falsa e priva di consistenza, che spesso si ottiene senza merito e si perde senza colpa  (Otello, Shakespeare)

Offeso – F. Mannoia, N. Fabi

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