Com’è profondo il mare

Un anno fa moriva Lucio Dalla. Oggi, 04.03.2013, avrebbe compiuto 70 anni.Dalla

Non so se giudicarli pochi o molti, perché sono stati pieni; per me che lo ascolto da quando sono piccola, Dalla è circondato dal sentimento senza tempo della venerazione artistica. E umana.

Penso che in generale sia un rischio conoscere i propri miti troppo da vicino perchè la scoperta dell’uomo dietro l’artista a volte può essere deludente, mentre è il daimon artistico che lo eleva al di sopra degli altri e lo rende divino. Però, avrei voluto conoscere Dalla personalmente. Stare seduta a un tavolo a mangiare un buon piatto e a bere un buon vino, come si fa con un amico di sempre, e chiedergli come gli sono venute in mente certe canzoni. “Le rondini”, una su tutte.

L’Italia deve ripensare alla sua tradizione. Non solo a quella con la t maiuscola, ma anche a quella più familiare, quella che entrava in casa dai “fili di una radio”, dei cantautori che veicolavano un pensiero nella loro musica senza essere pesanti o pedanti. A quando la musica accettava di cantare storie di attualità, di diversità, di tempi che cambiano – ma non per moda ne’ per cucire addosso all’autore un posticcio ruolo di intellettuale. Cosa che poi, se fatta in questo spirito genuino, rende una canzone senza tempo.

“Com’è profondo il mare” parla senza imbarazzo degli orrori della storia e dello smarrimento degli anni in cui è stata scritta. Eppure, noi oggi la capiamo perfettamente, è anche la nostra colonna sonora.

 

E’ inutile
Non c’è più lavoro
Non c’è più decoro
Dio o chi per lui
Sta cercando di dividerci
Di farci del male
Di farci annegare
Com’è profondo il mare
Com’è profondo il mare

Non è forse attuale, la guerra tra disperati senza lavoro che si consuma sotto i nostri occhi? Senza lavoro non c’è più decoro, come non ce n’è in una politica allo sbando che vuole il potere senza la responsabilità che comporta.

Questo tempo di crisi e di grandi preoccupazioni, non ci mette gli uni contro gli altri, secondo di un progetto pensato chissà dove, tra le altre sfere invisibili?

 

 

E’ chiaro
Che il pensiero dà fastidio
Anche se chi pensa
E’ muto come un pesce
Anzi un pesce
E come pesce è difficile da bloccare
Perchè lo protegge il mare
Com’è profondo il mare
Certo
Chi comanda
Non è disposto a fare distinzioni poetiche
Il pensiero come l’oceano
Non lo puoi bloccare
Non lo puoi recintare


Un puro inno d’amore verso la libertà di pensiero, verso la dignità dell’uomo che pensa. Che per il potere rappresenta un pericolo, motivo per cui in ogni epoca si ripetono i tentavi, dai più rozzi ai più sofisticati, di ridurre in ignoranza e quindi in schiavitù gli individui, cercando di asfissiarne la capacità e la libertà di pensiero. Ma noi non siamo nati a viver come bruti, si può tentare – anche con buoni risultati – di intontire le persone, ma non si può snaturare l’indole umana fino al punto di bloccarne totalmente la sete di conoscenza e di libertà. Quale migliore metafora dell’oceano. Nel mondo moderno, se pensiamo che il verbo atto a indicare la ricerca via web e il suo utilizzo sia “navigare” è lampante l’associazione internet-libertà. A cui dobbiamo essere sicuramente educati, ma questo nuovo fuoco di Prometeo non va sottratto a priori, al contrario va tutelato.

 

Così stanno bruciando il mare
Così stanno uccidendo il mare
Così stanno umiliando il mare
Così stanno piegando il mare

 


In questi versi di chiusura la mia mente non riesce immediatamente a cogliere la metafora, e si ferma all’immagine. Immagino il nostro pianeta sferzato dall’inquinamento. Ai mari sporchi, a navi che perdono il loro carico di petrolio, ai gabbiani con lo stomaco pieno di plastica. Ed è anche questo, perché anche questo è sopruso.

Poi rifletto sul passaggio metaforico e la mia attività razionale tuttavia si lascia ipnotizzare dal ritornello insistente sul mare e dalla musica quasi misterica.

 

Lucio Dalla era anche questo, un autore impegnato senza che la nozione di impegno rimandi a qualcosa di ammorbante – cose che comunque non dovrebbe essere. Ma è una parola che fa paura, come se si avesse paura di non esserne neanche all’altezza.

Oltre a cantautore impegnato, Lucio Dalla è stato anche e forse soprattutto un grandissimo sognatore, riunendo dentro di sé, con naturalezza e senza aver bisogno di un cambio scenografico di maschera, l’attento scrutatore del mondo e il grande sognatore. La riflessione acuta e mai violenta ha convissuto in lui col sogno, con la poesia, passando anche per il racconto della diversità, della marginalità, del dolore. Si dovesse fare una classifica delle parole più utilizzare dal Nostro, sono sicura  che le sue preferite sarebbero stella, amore, mare. Sapeva impastare nella sua musica le parole più semplici del nostro vocabolario, dando vita a canzoni che sono orgogliosa facciano parte della nostra tradizione nazionale.

E poi c’è l’innovatore, lo scopritore di talenti (Bersani), l’istrione che con la musica si è divertito fino all’ultimo e cha ha fatto divertire, colleghi (come Moranti) e pubblico. Lo sperimentatore, insomma, il curioso instancabile, senza stonare mai.

E’ stato un grande sperimentatore, ad esempio, con “Canzone”, affidando alla musica un messaggio e di fatto personificandola,  proprio come avevano fatto con le loro poesie i poeti stilnovisti.  Geniale, che dietro questo escamotage squisitamente letterario, il meraviglioso video sia stato girato tra i vicoli di Napoli, mentre lui appare cantando da un piccolo schermo portatile impugnato di volta in volta da gente umile. Insomma, un sensibile Giano bifronte che da un lato guarda il passato e dall’altro,  lo adatta felicemente al futuro. Come ha fatto con Caruso, attingendo da una (non tanto) vecchia storia tutta italiana di immigrazione, e andandola a cantare nel cuore del teatro di questa storia, a New York.

Curioso, sensibile: interessato e appasionato allo sport, ma ponendo l’accento sulla vicenda umana, pensa a sé come Senna, e fa sua la commovente canzone Ayrton di Paolo Montevecchi:

E come uomo io ci ho messo degli anni
a capire che la colpa era anche mia
a capire che ero stato un poco anch’io
e ho capito che era tutto finto
ho capito che un vincitore vale quanto un vinto
ho capito che la gente amava me
potevo fare qualcosa
dovevo cambiare qualche cosa

Sempre poetico, scevro da ogni banale ossequio da mero fan, ‘Ayrton’ isola l’uomo Senna dal fenomeno Senna, offrendo cioè una dimensione genuina scissa dal ruolo mediatico dei miti moderni, cogliendone così la solitaria fragilità e profondità.

Lo stordimento per questo mondo che indubbiamente deve sembrare cattivo (per parafrasare) ci coglierebbe meno impreparati, forse, se facessimo un po’ di ri-educazione all’ascolto.

Dalla ha fatto della musica consolazione, divertimento, sogno e riflessione.

 

Non sapevo cosa scrivere in apertura di questo articolo: “un anno fa si è spento” o “un anno fa è scomparso” non mi sembrano espressioni appropriate. Dalla, come tutti i grandi, non è scomparso. Men che meno si è spento. Anzi, per usare un’immagine forse un po’ patetica ma che forse a lui sarebbe piaciuta, Lucio Dalla si è finalmente acceso in cielo sotto forma di stella mentre tra noi la sua canzone continuerà a camminare cantando.

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