‘Sono attratto dalla fragilità’

Cosa mi è rimasto dalla presentazione di ‘Diventi inventi’ di Niccolò Fabi alla Feltrinelli di Bari:

‘Solitamente, scrivo di quello che mi accade, per capirlo meglio, per ricordarlo, o per comunicarlo’.

‘Sono molto educato. A volte troppa educazione ti blocca; in passato, è stato come stare in metropolitana, con sette persone davanti a me che mi allontanavano dalle porte, e non riuscire a scendere alla mia fermata per aver chiesto loro di spostarsi troppo educatamente’.

‘Sono attratto dalla fragilità. In passato era la mia debolezza, adesso credo sia la mia forza’.

Parola ricorrente dell’incontro: banale (e non banale).

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Mississippi Burning

  • Why did he do it? I mean, he wasn’t even in on it. He wasn’t even Klan.
  • Mr. Bird, he was guilty. Anyone’s guilty who watches this happen and pretends it isn’t. No…he was guilty all right. Just as guilty as the fanatics who pulled the trigger. Maybe we all are.

 

Gli agenti irrompono nella casa di uno degli uomini coinvolti nell’omicidio dei tre attivisti per i diritti civili, e lo trovano impiccato; in tale circostanza, avviene il dialogo:

  • Perché lo ha fatto? Voglio dire, non era neanche coinvolto. Non era neanche del [Ku Klux] Klan.
  • Mr. Bird, era colpevole. Come tutti quelli che vedono accadere questo e fanno finta di niente. No…era colpevole eccome. Colpevole come gli esaltati che hanno premuto il grilletto. Forse lo siamo tutti.

Dal film ‘Mississippi Burning‘ (1988), di Alan Parker, con Gene Hackman e Willem Dafoe.

Down in Mississippi...

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Fonte dell’immagine: sconosciuta (web)

 

‘Vivendo il presente come ostaggi del futuro’

‘Vivendo il presente come ostaggi del futuro’
Bari, 41° 7′ 31″ N, 16° 52′ 0″ E
06:31
 
Sinesio: Eppure non facciamo ciò che fa il poeta noi stessi
vivendo il presente come ostaggi del futuro,
richiamando il passato, mettendolo
al fuoco di una prova non sua, nell’impresa d’oggigiorno?
Com’è delicato e vulnerabile il boccio di verità di un’epoca.
Come un nonnulla altera il sapore di una vita…

‘Feriscimi in quella parte, ma con più amore’

‘Feriscimi in quella parte, ma con più amore’

Bari, 41° 7′ 31″ N, 16° 52′ 0″ E

19:08

 

IPAZIA: Oh sì…

UNA VOCE: Piangi?

Ipazia: Sì, piango. Tuttavia sono pronta.

Una voce: Allora guarda piangendo fuori di te.

Ipazia: Che cosa?

Una voce: Il mondo che tieni per nemico,

irriducibile alla sapienza,

ammasso di scorie velenose da gettar via.

Ipazia: Non l’ho guardato abbastanza? Non ne ho sofferto?

Una voce: Lo hai combattuto soltanto.

Ipazia: Non era giusto combatterlo?

Una voce: Giusto come la necessità. Ed eri stata chiamata a questo.

Ipazia: Dov’è il mio peccato?

Una voce: L’avverso, il negativo,

i ciechi, gli ignoranti, i barbari,

non solo, ma anche la loro opera:

tutto ciò che devi combattere

devi anche portare su di te,

accoglierlo nel tuo cuore e lì dentro vincerlo.

Perché io sono anche là.

Ipazia: Là dove non dovresti? M’è difficile, difficile comprendere.

Una voce: Io devo essere. Essere dovunque, t’ho detto.

Ipazia: Anche in ciò che ti nega e ti offende?

Anche in ciò che ostacola il tuo pieno risplendere?

Una voce: anche là.

Ipazia: che fare allora senza ferirti?

Una voce: feriscimi in quella parte, ma con più amore.

Ipazia: sei imperfetto, dunque, questo vuoi dirmi?

Una voce: sono infermo. Infermo nella mia fermezza.

Ipazia: e non sei il medico di te stesso?

Una voce: non posso esserlo senza la vostra opera.

Non posso essere quieto senza la vostra agitazione.

Ipazia: orribile…

Una voce: Concentrati ancora un poco. Guarda meglio.

Lo trovi ancora orribile?

Ipazia: Comprendo.

Una voce: Bene, allora preparati. La tua ora s’avvicina.

Ipazia: lasciami piangere ancora un poco poi verrò dove mi chiami.

Il libro di Ipazia, Mario Luzi