Filosofia, Femminismo.

Società Filosofica Italiana - Sezione di Bari

di Anna Capriati

Il femminismo è la scoperta e l’attuazione della nascita a soggetto delle singole componenti di una specie soggiogata dal mito della realizzazione di sé nell’unione amorosa con la specie al potere.

Carla Lonzi

L’Università è un luogo culturale d’incontro e di studio, in cui è possibile costruire un futuro – per mezzo della ricerca scientifica – e allo stesso tempo formare menti e corpi in grado di mettersi in gioco nel mondo. Tuttavia, esistono diverse conoscenze che richiedono un’integrazione di più esperienze: questo è uno dei tanti obiettivi del Festival delle Donne e dei Saperi di Genere, un panorama culturale attivo da sei anni, in cui più discipline si confrontano sulle possibilità formative di cambiamento all’interno del sistema accademico. Nel segno delle rivoluzioni è il titolo scelto per questa sesta edizione che, dal 20 marzo al 12 aprile, è esplosa nell’Università degli studi…

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Sant Jordi 2015, Barcelona

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Altro che mondiali di calcio: niente come la coloratissima festa di Sant Jordi è capace di richiamare i Barcelonins attorno ai festeggiamenti del loro co-patrono e di inebriare i forestieri.
La festa religiosa – che porta in dote le rose e i draghi – si unisce a quella profana dei libri, istituita come atto d’omaggio a Shakespeare, Cervantes e De la Vega, tutti e tre scomparsi il 23 aprile del 1616 (se volete sapere qualcosa in più sulla tradizione, vi consiglio questo articolo: http://spaghettibcn.com/20090421_la-festa-di-sant-jordi-libro-rosa.html)
Per un giorno, tutti abbiamo almeno una ragione per essere pellegrini.
La tradizione vuole che ci si scambi rose e fiori; io, che li amo allo stesso modo entrambi, non potevo trovarmi nel luogo più consono.
Barcellona diventa un fiume di libri, rosso di rose. Ce n’è davvero per tutti i gusti.
Vi racconto com’è stata la mia passeggiata.
Prima di tutto, quest’anno ho voluto fare…

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Tempi in dissolvenza: Catullo e Fitzgerald

‘Il grande Gatsby’ veniva pubblicato il 10 aprile 1925. Ho voluto celebralo partendo dalla chiusa del libro (da cui è tratto anche l’epitaffio di F.S. Fitzgerald):

IT: ‘Gatsby credeva nella luce verde, al futuro orgiastico che anno dopo anno indietreggia di fronte a noi. Ci è sfuggito allora, ma non importa – domani correremo più forte, allungheremo ancora di più le braccia…e una bella mattina…Così remiamo, barche controcorrente, risospinti senza sosta nel passato’

EN: ‘Gatsby believed in the green light, the orgastic future that year by year recedes before us. It eluded us then, but that’s no matter–tomorrow we will run faster, stretch out our arms farther…. And one fine morning– So we beat on, boats against the current, borne back ceaselessly into the past’

In grammatica, per molte lingue, uno degli aspetti più (subdolamente) ostici è capire il meccanismo e l’uso appropriato dei tempi verbali in base ai tempi fattuali dell’azione; ma, per rimanere su un piano di mera nomenclatura, e citando di sfuggita il past continuous, pensiamo al futuro anteriore e al passato prossimo: ora, le due definizioni (ossimoriche), alla fine, costringono anche il maestro più rigido ad ammettere che la presunta inflessibilità della logica delle regole grammaticali battono in ritirata davanti alla percezione personale del tempo, e che i suoi valichi, a furia di scavalcarli con l’immaginazione, con il ricordo o con la follia, possono diventare effimeri. Ora, sulla questione del tempo F.S. Fitzgerald ci ha fatto un capolavoro, ma è su ‘recedes before us’ – ‘indietreggia di fronte a noi’ che si apre la meraviglia: sulla capacità creativa, cioè, di riassumere con una manciata di parole la condizione dell’uomo che vive proiettato nel futuro pensando di poter manipolare il proprio passato. Finora, solo in Catullo ho visto una collisione di movimenti (andare contemporaneamente avanti e indietro) risolta così perfettamente: ‘praetereunte postquam’, dal carme XI:

nec meum respectet, ut ante, amorem,

qui illius culpa cecidit velut prati

ultimi flos, praetereunte postquam tactus aratrost.

e non si volti a guardare indietro, come prima, il mio amore
che per colpa sua è caduto come
un fiore del margine del prato, dopo che
è stato toccato dall’aratro che passa oltre.

(Traduzione confrontata con quella disponibile sul sito Latinovivo.com)

Sappiamo che il primo termine dei due presi in esame si riferisce all’aratro che tira dritto, e che ‘postquam’ è avverbio temporale. Lesbia, insomma, ha smesso di guardare all’amore del poeta con considerazione (da ‘respicere’ deriva ‘rispettare’), di ‘vederlo’, e indifferente ha ripreso la sua strada (non prima di esserci passata pure sopra); ma la poesia sa andare oltre la spiegazione filologica e l’evocazione verbale: leggendo queste due parole, ho sempre pensato all’aratro che passa e ripassa sul fiore su sollecitazione di un’immaginazione sapientemente accesa dal poeta con umili mezzi: un aratro, un fiore di campo.  Catullo così ha descritto anche la situazione psicologica dell’uomo in un limbo temporale, dilaniato tra il passato che rimpiange e il futuro senza la donna che ha amato. L’aratro non è altri che il tempo che conosce una sola direzione.

Chiunque abbia letto questi due passi, diversissimi tra di loro nel racconto della fine irrevocabile di un’illusione, non può non averne tratto godimento, sgorgato da quella maestria di cui le grandi penne sono capaci. E lo sono perché riescono a commuovere sia un pubblico non necessariamente specializzato sia chi si occupa più da vicino di letteratura, provocando, in questo ultimo caso, una vera e propria piccola morte.

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The great Gastby‘, Luhrmann, 2013

#Bari: cacciata dalla città per un’occupazione utile a migranti e precari

Al di là del Buco

Lei scrive:

ciao, dopo aver passato dei giorni difficili, ho scritto questa lettera per raccontare la mia storia, perchè non ho più voglia di rimanere in silenzio.

Quella che sto per raccontarvi è un’ordinaria storia di repressione. Comincia sei anni fa, quando a Bari fu occupato uno spazio abbandonato dalla Provincia. L’occupazione si chiamava Villa Roth ed era un posto meraviglioso, uno spazio sia abitativo che sociale in cui vivevano famiglie migranti, senzatetto italiani, student* e precar*, fra quelle mura eravamo una grande famiglia e abbiamo costruito iniziative musicali, politiche, sociali. Siamo stati bene e abbiamo fatto del bene, e non mi pentirò mai di questa scelta.

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Laboratorio di scrittura d’esperienza

archiviodilea

Dalla pagina ufficiale del Festival delle donne e dei saperi di genere: 

Scritture d’esperienza, per interrogare modelli di pensiero e produrre liberazione. Laboratorio con Lea Melandri.
“Il laboratorio di scrittura d’esperienza” tenuto da Lea Melandri, si compone di tre segmenti: la prima lezione aperta sul tema: “Scrittura d’esperienza e linguaggio non sessista” di venerdì 31 marzo, ore 16:30, che si svolgerà presso l’Ex PalaPoste in compagnia della docente e nota linguista Cecilia Robustelli, a questo incontro parteciperanno inoltre: Mimmo D’Oria (Alliance française de Bari) e Lorena Saracino (giornalista). L’incontro è organizzato in collaborazione con l’Ordine dei Giornalisti di Puglia.
Seguiranno le due giornate di laboratorio pratico: “Laboratorio di scrittura d’esperienza” che si svolgeranno sabato 1 aprile, ore 9:30/16:30, e domenica 2 aprile, ore 9:30/13:00, presso la Casa delle Donne del Mediterraneo in Piazza Balenzano; queste due giornate di formazione si svolgono in collaborazione con gli Stati Generali delle Donne e…

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Il diritto di contare – Hidden figures

Da una storia vera

Pensiamo a ‘Il diritto di contare’ con il suo titolo originale, ‘Hidden figures’, per due motivi. Il primo riguarda la tematica: il film pone l’accento non (solo e non tanto) sulla scarsa presenza di donne in ambito scientifico e tecnologico, al contrario. Dimostra come le donne abbiano sempre cercato di esserci, e quando la loro volontà – sopravvivendo ad assalti esterni di varia natura – si è concretizzata in presenza, lo sforzo di sabotarle si è tradotto, appunto, in occultamento. Ecco che una delle protagoniste principali, la genia della matematica Katherine Johnson (Taraji P. Henson) deve lottare per vedere la propria firma di fianco a quella del collega (uomo e bianco) sui report (di calcoli complicatissimi) che di fatto lei ha redatto. Perché all’epoca non era contemplato che una donna e una nera firmassero, cioè esistessero (pur esistendo).

Il secondo motivo riguarda una sottigliezza – una delle tante, a dire il vero – della pellicola: le protagoniste vengono chiamate per nome continuamente, quasi a voler riscattare quel vuoto di riconoscimento che la ripetizione nominale vorrebbe emendare a mo’ di formula magica: ‘come ha detto che si chiama? Katherine Johnson’, ‘mi ripete il suo nome? Dorothy Vaughan’ (Octavia Spencer), ‘Buonasera, sono Mary Jackson e sono regolarmente iscritta’ (Janelle Monáe) e così via.

Il film è piacevolissimo perché parla di questioni serissime – l’oppressione contro le donne, la segregazione razziale (sommate, queste due componenti, nelle figure principali) – e di fatti storici quali la corsa allo spazio (tra isteria da spionaggio, sospetto comunista e minacce belliche) riuscendo a coinvolgere senza appesantire. Belli gli estratti da filmati storici e le emozionanti immagini del lancio dei razzi e della terra dallo spazio.

Il focus è sulla questione di genere e sul colore della pelle; le tre donne riusciranno a diventare figure chiave della storia della NASA perché meritevoli e tenaci. La loro vicenda straordinaria è riportata senza cedere all’eroismo, senza sbraitare rabbiosamente contro il maschio o contro il bianco, pur restituendo la visione di un mondo spietatamente pensato per la predominanza di un maschio e di un bianco.

Unite e solidali tra loro, da amiche e anche da colleghe, le protagoniste si realizzano e lo devono solo a se stesse. Tuttavia, non si può evitare di pensare quanto sia necessario poter contare non solo su un ambiente supportivo – gli altri contano, insomma – ma anche che chi rappresenta il potere (politico, economico, tecnologico e così via) ceda la sua parte di pregiudizi e dia spazio al potenziale umano che tutte le persone hanno. Personalmente, ho pensato a quanta fatica comporti la rivendicazione costante dei propri diritti e a quanto potenziale vada disperso. Ecco perché l’oppressione lede tutt*, a lungo termine.

Da vedere, per ridere, sorridere e riflettere (su una bellissima colonna sonora).

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‘Alla Nasa facciamo tutt* la pipí dello stesso colore’ (il potere interpretato da un bravo Kevin Costner)

Qui il trailer